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Emilia Romagna: rapporto Unioncamere e Regione, nel 2015 atteso +1% di Pil

Per le prospettive della moderata ripresa, avrà un ruolo determinante l'investimento dei Fondi strutturali europei, circa 2,5 miliardi di euro

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Emilia Romagna: rapporto Unioncamere e Regione, nel 2015 atteso +1% di Pil

Nel 2014 il Pil regionale dell'Emilia Romagna è cresciuto dello 0,3% in controtendenza rispetto alla media italiana. Con un aumento del 4,2% nei primi 9 mesi dell’anno, è l'export a sostenere l'economia. Per il 2015 ci sono prospettive di una moderata ripresa, pari ad un +1% del Pil, su cui avrà un ruolo determinante l'investimento dei Fondi strutturali europei, circa 2,5 miliardi di euro. Questo, in sintesi, quanto emerge dal il Rapporto sull’economia regionale 2014 realizzato da Unioncamere e Regione Emilia Romagna, presentato oggi a Bologna. 

Numeri che, sebbene debolmente orientati al segno positivo, sono lontani dalla situazione ante crisi del 2007. Nel concludere i lavori di presentazione del Rapporto 2014, il neo presidente della Regione Stefano Bonaccini ha evidenziato che "ci sono segnali positivi, spiragli di luce dopo un lungo periodo di buio". 

"Da qui deve iniziare la ripresa" ha aggiunto Bonaccini, rimarcando che gli obiettivi prioritari sono "il lavoro e la crescita per restituire piena occupazione". "Anche se non si potranno toccare i livelli pre-crisi - ha specificato - sarà una nuova buona occupazione". Proprio per questo, ha proseguito il governatore, "il prossimo gennaio realizzeremo un nuovo 'Patto per il lavoro e la crescita' nel quale Regione, enti locali, Università e forze economiche e sociali potranno fissare insieme le priorità su cui, ciascuno per la propria parte, impegnarsi nei prossimi anni".

Tornando ai numeri, quanto all'export, i prodotti metalmeccanici, che hanno costituito il 55,6% delle vendite all’estero. Accanto al packaging, da evidenziare l’ottimo andamento del comparto 'Autoveicoli, rimorchi e semirimorchi', il cui export è aumentato del 9%. I prodotti della moda, che hanno costituito l’11,8 % dell’export, sono cresciuti del 5,3%, accelerando rispetto all’incremento del 2,8% dell’anno precedente. 

Al contrario, il sistema agroalimentare, che ha rappresentato il 10,2% del totale delle vendite all’estero, si è distinto negativamente, facendo registrare una diminuzione dello 0,4%, dovuta ai prodotti agricoli (-3,3%), a fronte della stabilità dell’industria alimentare e bevande. 

Negli altri settori i prodotti della lavorazione dei minerali non metalliferi, che includono la produzione di piastrelle, sono cresciuti del 5,8%. Altri aumenti per prodotti chimici (+3,8%), farmaceutici (+8,6%), articoli in gomma e materie plastiche (+4,4%) e i mobili (+14,2%).

Tuttavia il tessuto imprenditoriale si è sgranato. A fine settembre 2014, infatti, la consistenza delle imprese attive è diminuita dell’1,1% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente, per un totale, in termini assoluti, di poco più di 4.600 imprese. Un trend in calo che è iniziato a fine 2011. Sul fronte del mercato del lavoro c'è stato leggero incremento dell’occupazione e della nuova crescita delle persone in cerca di lavoro. Nei primi 9 mesi del 2014 l’occupazione dell’Emilia Romagna è mediamente ammontata a circa 1.941.000 persone, vale a dire lo 0,1% in più rispetto allo stesso periodo del 2013. 

Quanto al volume di affari, la maglia nera resta all’industria edile che ha visto il dato diminuire del 4,6% rispetto all’analogo periodo del 2013, consolidando la tendenza negativa in atto dall’estate del 2008.  Contrazione, infine, nel terzo trimestre 2014 anche per il commercio con vendite al dettaglio in forma fissa e ambulante in calo del 3,3% rispetto all’analogo periodo del 2013.

Le situazioni più critiche sono state registrate nella piccola e media distribuzione, i cui cali si sono attestati rispettivamente al 4,9 e 2,9%. La grande distribuzione ha evidenziato, ancora una volta, una relativa maggiore tenuta (-1,1%).  

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