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Primavera Araba: 'Rivoluzioni Spa', l'inchiesta di Macchi sui retroscena
ultimo aggiornamento: 27 marzo, ore 17:42
(Aki) - I retroscena della Primavera Araba. Le prove dello zampino degli Usa nelle rivolte, iniziate a fine 2010 in Tunisia con la Rivoluzione dei Gelsomini. Ma anche un viaggio raccontato dall'Egitto alla Libia. 'Rivoluzioni S.p.A. - Chi ha suggerito la Primavera Araba', del giornalista Alfredo Macchi, e' il primo libro inchiesta sulla Primavera Araba e un'indagine su chi si nasconde dietro le pagine dei social network. ''Sicuramente queste rivoluzioni sono un passo in avanti sulla strada dei diritti e della democrazia. Ma e' ormai abbastanza evidente che dietro ci siano stati gli interessi delle grandi potenze - osserva Macchi in un colloquio con AKI - ADNKRONOS INTERNATIONAL - Gli americani hanno la loro idea su come portare la democrazia. Forse Bush premeva piu' sul Pentagono. Obama preferisce 2.0. Ma il loro scopo e' questo''.
L'inchiesta nasce quando Macchi, inviato in Egitto nei 18 giorni di rivolta contro l'ormai ex rais Hosni Mubarak, rimane colpito da ''una strana coincidenza: il simbolo del movimento protagonista della rivolta era lo stesso di un movimento che aveva fatto la rivolta in Serbia nel 2000''.
Spunta cosi' il ruolo di una scuola di Belgrado, dove ''almeno uno, se non piu' attivisti del Movimento del 6 Aprile (della rivolta di piazza Tahrir, ndr), sono andati a studiare tecniche di rivolta non violenta''.Una scuola, spiega Macchi, ''collegata al movimento Otpor serbo'' e con ''dietro una serie di finanziamenti da parte di Ong e fondazioni americane'', una ''rete impressionante'' di enti ''in realta' finanziati dal Congresso di Washington attraverso istituti in mano a repubblicani o democratici'', spiega alla vigilia dell'uscita in libreria di 'Rivoluzioni S.p.A.' (Alpine Studio Editore, 14 euro, pp.304).
Non solo Belgrado. Attivisti egiziani, tunisini, yemeniti, siriani - secondo Macchi - sono stati negli Usa per l''addestramento'. E documenti ufficiali, pubblicati per la prima volta, svelano l'appartenenza all'Alliance of Youth Movements - organizzazione creata nel 2008 dal Dipartimento di Stato americano e sponsorizzata dalle maggiori aziende americane - del Movimento del 6 Aprile. La parola d'ordine sarebbe ''aiutare a superare le censure dei regimi, rimanendo anonimi, a fare attivita' politica tramite i social network''.
Il libro di Macchi, in cui spiccano le interviste a Burhan Ghalioun del Consiglio nazionale siriano e a Waled Rasheed del Movimento del 6 Aprile, e' anche un'inchiesta sul ruolo dei Fratelli Musulmani, su chi si nasconde dietro le pagine Internet e Facebook che hanno accompagnato le rivolte in Medio Oriente e Nord Africa. E' al contempo un viaggio alla scoperta delle carte giocate da personaggi come Abdelhakim Belhaj - l'uomo sospettato di legami con al-Qaeda e tra i fondatori del Gruppo islamico di combattimento libico che dalla Libia sarebbe passato alla Siria - o dallo sceicco Yusuf Qaradawi, imam e telepredicatore punto dei riferimento dei Fratelli Musulmani, fino a quelle calate dal leader islamico Ali al-Sallabi.
''Se gli Usa hanno puntato molto sui giovani dei movimenti di piazza piu' laici e legati ai social network - dice Macchi - le monarchie arabe hanno finanziato invece i movimenti religiosi''. Dai documenti raccolti emerge in ultima analisi, conclude, l'interesse degli Usa a rovesciare, ''sostenendo la parte piu' moderata della societa' civile'', i regimi ostili al libero mercato. E, in definitiva, tutto si colloca nel disegno geostrategico per l'area mediorientale degli interessi per le risorse petrolifere, dello scontro con Russia e Cina.
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