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Nel Palazzo Reale fino al 31 gennaio 2010

A Milano l'arte e l'eros dell'antico giappone

ultimo aggiornamento: 23 ottobre, ore 14:15
La mostra, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, segue il successo della precedente esposizione “Samurai” ed è allestita dalla Fondazione Antonio Mazzotta. Magazine » Cultura
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Milano - Presentare la più grande esposizione mai realizzata dedicata alle stampe giapponesi di soggetto erotico. Questo l’obiettivo della mostra “Shunga. Arte ed Eros nel Giappone del periodo Edo” allestita a Milano, nel Palazzo Reale, fino al 31 gennaio 2010. La mostra, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, segue il successo della precedente esposizione “Samurai” ed è allestita dalla Fondazione Antonio Mazzotta. E’ il risultato di un lungo lavoro condotto dal Museo delle Culture di Lugano, che ha ideato l’esposizione e coordinato la ricerca scientifica. La mostra è il frutto di una collaborazione tra il capoluogo lombardo e la città svizzera, dove si sposterà nell’autunno del 2010 e rientra nel programma “Milano-Mondo”. L'obiettivo del progetto è quello di elaborare e proporre linee concrete di azione per la crescita della metropoli lombarda nel panorama artistico globale in previsione di Expo 2015.


Gli Shunga, termine giapponese che letteralmente significa "immagini della primavera", sono opere a soggetto erotico considerate tra le più significative espressioni della corrente artistica dell’ukiyo-e. Create con la tecnica della stampa xilografica (dal 1791 anche policroma), esse raggiunsero la loro massima fioritura nel periodo dello shogunato dei Tokugawa, tra il 1603 e il 1867. Gli Shunga esprimono i valori del nuovo ceto borghese delle grandi città - composto da mercanti, artigiani e artisti, escluso dal potere politico, ma economicamente fiorente - con il quale si affermò in quegli anni una concezione edonistica dell’esistenza, in contrasto con la rigida morale neoconfuciana, sostenuta dalla classe guerriera dei Samurai che reggeva il governo centrale del Giappone.

Questi cittadini offrivano un esempio di vita raffinata, ostentando il lusso, organizzando feste, frequentando i teatri e le case di piacere: così il termine ukiyo-e, che designava l’arte ispirata a tale genere di vita, diventa sinonimo di “moderno”, alla moda, esprimendo una sorta di filosofia incentrata sul gusto di un’esistenza piacevole e, per quanto possibile, appagante dei desideri personali. Collezionate segretamente in Europa, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, dopo che il Giappone fu costretto ad aprire le sue isole alle navi straniere e agli scambi commerciali col mondo occidentale, esse furono motivo di ispirazione diretta di letterati e artisti della levatura di Zola, di Van Gogh, di Toulouse-Lautrec e di Klimt, e influirono in modo significativo sulla riflessione artistica nell'ambito dell'Orientalismo della fine del XIX e dell'inizio del XX secolo.

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