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Alla Sala Santa Rita fino all' 11 gennaio

A Roma parte 'Nudo per Stalin'

ultimo aggiornamento: 09 novembre, ore 13:21
Settantuno foto artistiche storiche realizzate dai piu' grandi fotografi russi del secolo scorso. Scatti che spiegano la trasformazione iconografica del corpo, dalla seconda meta' degli anni Venti, al culmine del regime stalinista degli anni Trenta Magazine» Cultura
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Roma - Settantuno foto artistiche storiche realizzate dai piu' grandi fotografi russi del secolo scorso. Scatti che spiegano la trasformazione iconografica del corpo, dalla seconda meta' degli anni Venti, al culmine del regime stalinista degli anni Trenta. E' ''Nudo per Stalin'', la mostra fotografica organizzata a Roma, nella Santa Rita. La mostra, che restera' aperta da domani all'11 gennaio, presentera' le opere dei fotografi pittorialisti russi, Ida Napel'baum, Jurij Eremin, Nikolaj Sviscov-Paola, Aleksandr Grinberg, NikolajVlas'evskij, Andrei Telesov, Vasilij Divago, Grigorij Zimin. Artisti che scelsero il corpo femminile, spesso nudo come soggetto idoneo a rappresentare le diverse possibilita' di movimento del corpo attraverso una serie di esperimenti. L'esposizione traccia, cosi', un percorso di continuita'\rottura con le rappresentazioni del corpo nella decade successiva. I risultati di tali studi furono esposti alle quattro mostre dell' ''Arte del Movimento'' che si tennero a Mosca tra il 1925 e il 1927.

Oltre alle foto, in esposizione sono presenti 3 documenti originali: si tratta di lettere autografe, sia manoscritte che dattiloscritte, del fotografo Aleksandr Grinberg internato in un lager per aver trasgredito alle disposizioni di Stalin in materia di nudo. La mostra intende riassumere l'evoluzione dell'atteggiamento della cultura e dell'ufficialita' sovietica verso il soggetto del corpo. Cio' che colpisce e' lo stridente contrasto tra le fotografie della meta' degli anni Venti, che prendono in esame il corpo attraverso lo sguardo voyeuristico dell'ammiratore, e quelle della fine degli anni Trenta, nelle quali il corpo e' visto con lo sguardo distaccato e opportunistico della propaganda.

Negli anni Trenta le raffigurazioni dei nudi suscitarono scandali e censure, ma il tema del corpo, del nudo, sopravvisse anche all'epoca di Stalin, durante la quale dalle stesse foto dell'Arte del Movimento vennero mutuate le pose acrobatiche, le piramidi umane, le posizioni ginniche a scopo coreografico per le grandi parate volute dal regime. In queste, il singolo diventava membro di un collettivo, annullando la propria individualita' e lo sport acquistava finalita' educative, contribuendo all'organizzazione del tempo libero e alla costruzione dell'immagine del cittadino sovietico: bello, forte, giovane, sano. L'uomo e la donna sovietici diventavano modello di una nuova iconografia volta ad esaltare le conquiste del socialismo reale. Esempi di questa tendenza sono le fotografie di Aleksandr

di Elizaveta Ignatovi; dove il corpo diveniva ''ornamento'' delle gigantografie del dittatore. Nondimeno, non mancarono gli artisti-fotografi che continuarono a coltivare il genere del nudo anche ai tempi di Stalin. Le condanne inflitte a questi artisti e le critiche mosse alle loro fotografie, dimostrano come la politica dominasse sull'arte. Esemplari i casi dei tre principali fotografi presenti in mostra: Jurij Eremin (1881-1948), Aleksandr Grinberg (1885-1979), Grigorij Zimin (1901-1985).

L'allestimento, studiato per valorizzare le fotografie ed evidenziare la netta separazione tra le foto ''ufficiali'' e il genere ''proibito'', e' stato realizzato, su ideazione dell'architetto Maria Alessandra Giuri, da Art In Work e Progetto Artiser. Nella sala espositiva saranno anche collocati degli schermi che proietteranno un filmato-documentario, realizzato con materiale proveniente dagli archivi russi.

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