Medicina: studio italiano, cocktail a tre scudo delle ossa
ultimo aggiornamento: 19 novembre, ore 17:18
Roma, 19 nov. (Adnkronos Salute) - Un cocktail a tre per rinforzare le ossa. Associato a dosi di calcio e di vitamina D, l'alendronato riduce sensibilmente la produzione di osteoclasti, le cellule deputate alla distruzione del tessuto osseo. A dimostrare l'efficacia di questa 'ricetta' anti-osteoporosi è uno studio condotto in questi mesi all'università di Torino, su un gruppo di donne in post-menopausa e con le ossa fragili.
Realizzato dall'internista Patrizia D'Amelio, specialista dell'equipe di ricercatori di Giancarlo Isaia, lo studio è stato presentato oggi al nono convegno della Società italiana dell'osteoporosi, del metabolismo minerale e delle malattie dello scheletro (Siommms), in corso nel capoluogo piemontese. La terapia con bisfosfonati è utilizzata da anni nella cura delle malattie metaboliche dell'osso. Questi farmaci agiscono principalmente inibendo l'attività degli osteoclasti, ma nonostante il loro pluriennale utilizzo il meccanismo d'azione resta poco chiaro.
Lo studio della D'Amelio è stato condotto su un campione di 35 pazienti: 15 sono state trattate per tre mesi con 70 milligrammi di alendronato per settimana e 20 con 1 grammo di calcio al giorno addizionato con vitamina D. Al termine di questo periodo, 30 pazienti sono state messe in terapia per un intero anno con alendronato, calcio e vitamina D, associati però a una dose più che tripla di vitamina D. Le altre 5 hanno continuato la terapia solo con calcio e vitamina D, senza aggiunta di alendronato. Ebbene, sul breve periodo (i primi tre mesi) i dati dello studio non mostrano alcun effetto del farmaco sui precursori degli osteoclasti, né sulle molecole che ne stimolano lo sviluppo, ma risulta significativamente ridotta l'attività degli osteoclasti a livello scheletrico. La reale efficacia della terapia diventa invece evidente nel lungo termine, ossia dopo 9-12 mesi. Dopo questo periodo, il numero dei precursori degli osteoclasti si riduce di oltre il 90%.
Questi dati suggeriscono "che l'alendronato agisce principalmente sugli osteoclasti presenti a livello delle superfici ossee nel breve periodo, mentre la terapia combinata è in grado di ridurre il numero di queste cellule, agendo anche a livello della loro formazione: riducendo il numero dei precursori e la produzione di molecole che favoriscono, appunto, la formazione di osteoclasti", riferisce una nota.
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