Pediatria: in Italia 13 bebe' prematuri al giorno, appello genitori
ultimo aggiornamento: 17 novembre, ore 12:56
Milano, 16 nov. (Adnkronos Salute) - Arrivano a pesare meno di 500 grammi, fino a stare racchiusi nel palmo di una mano. In Italia circa 5 mila bimbi all'anno nascono prematuri: in media 13 bebè al giorno, attaccati a una macchina invece che al seno della mamma. A loro è dedicata la prima Giornata internazionale del neonato pretermine. Si celebra domani ed è promossa dalla Fondazione europea per l'assistenza neonatale (Efcni) insieme a Vivere onlus, fondata da genitori dei piccoli prematuri per migliorare l'assistenza ai nati pretermine in Italia. Nel nostro Paese, avverte infatti Marina Bruscagnin, presidente dell'associazione, "i centri ospedalieri specializzati nell'assistenza di queste gravidanze e dei neonati a rischio sono molto inferiori rispetto alle reali esigenze e molto diversificati, nella qualità dei servizi, nelle varie aree geografiche".
Normalmente, ricorda Vivere onlus in una nota, ogni bambino cresce nella pancia della mamma per 40 settimane. Circa il 7-9% nasce prima della 37esima settimana, mentre l'1% prima della 32esima, cioè dopo meno di 7 mesi di gestazione. Ma le percentuali dei parti prematuri sono in aumento - avvertono gli esperti - per diverse ragioni tra cui il crescente ricorso alle tecniche di fecondazione assistita e le gravidanze plurigemellari. Grazie al progresso che le tecnologie biomediche per le cure intensive neonatali hanno avuto negli ultimi 5 anni, oggi sopravvive il 90% dei neonati con peso inferiore ai 1.500 grammi, contro meno del 25% negli anni '60.
La scienza riesce ormai a salvare anche bebè nati alla 23esima settimana (quinto mese), ma resta il fatto che - dicono i medici - la differenza tra un neonato di 23 settimane e un nato a termine è superiore a quella tra un bimbo di pochi mesi e un adolescente. La specializzazione dei reparti di terapia intensiva neonatale risulta quindi determinante per il futuro di questi piccoli. Invece, spesso i genitori dei nati prematuri denunciano "delle gravi carenze o addirittura nessuna conoscenza delle problematiche insite nella prematurità, da parte di istituzioni territoriali ed assistenziali".
"Questi piccoli bimbi che possono pesare anche meno di 400 grammi - spiega Bruscagnin - vengono accolti in unità di terapia intensiva neonatale, reparti altamente tecnologici e sofisticati che provvedono al mantenimento delle funzioni vitali per portarli fino alla completa maturità. Tuttavia la degenza in terapia intensiva è un percorso estremamente tortuoso e difficile per il neonato che lotta per la propria sopravvivenza", precisa.
"L'alleanza terapeutica tra medici, genitori e infermieri è un elemento importante nel percorso di un bambino prematuro - afferma Claudio Fabris, professore di neonatologia all'università degli Studi di Torino - I genitori sono parte integrante nella cura del neonato pretermine ed è quindi importante che possano avere libero accesso 24 ore su 24 nei reparti di terapia intensiva neonatale. Il problema fondamentale è che la mamma di un neonato pretermine sente di non aver portato a termine il suo compito e quindi pensa di essere inadatta; il fatto di poter partecipare alle cure del bambino, magari dando il suo latte, le consente di riappropriarsi del suo ruolo di madre, senza contare tutti gli effetti positivi che la vicinanza fisica della mamma ha sul bambino".
Proprio per favorire una sinergia fra genitori e camici bianchi, Vivere onlus e le associazioni locali per le famiglie dei neonati prematuri partecipano alla presentazione nelle librerie italiane del volume '420 grammi. Storia di una nascita difficile: diario di un padre, pensieri di una madre' (Peter Durante ed Elide Esposito, edizioni Urra). E' la testimonianza dei genitori di Federico, nato dopo 27 settimane di gravidanza, che desiderano "poter sostenere altri genitori chiamati a sopportare la fatica di questa lotta". Perché "la scienza ha fatto grandi passi e tanti ancora ne farà - riflette la coppia di autori - ma i cuccioli non si nutrono solo di scienza e accompagnarli lungo il cammino, come solo un genitore può fare, può aiutare a farli sentire già vivi, rinnovando in ognuno di loro la voglia di lottare".
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