Salute: alcol protegge il cuore, ma solo quello di lui
ultimo aggiornamento: 19 novembre, ore 17:27
Il tipo di alcol consumato non sembra far alcuna differenza. L'unica nota è che variare nei consumi, passando da un drink all'altro, sembra migliorare la salute del muscolo cardiaco. Ma attenzione, ricordano gli studiosi, l'alcol può preservare il cuore ma minare altri organi del corpo umano, a partire dal fegato passando per il cervello
Roma, 19 nov. (Adnkronos Salute) - Giù le mani dall'alcol. Uno studio spagnolo riabilita drink e qualche bicchierino di troppo, perché un po' di alcol al dì finirebbe per preservare la salute del cuore. Ma attenzione: a trarne vantaggio è solo il cuore di lui. Nulla di fatto, dunque, per il gentil sesso, che non sembra trarre alcun beneficio da una pinta di birra o un bicchiere di vino, se non diletto per la gola. La ricerca spagnola, destinata senz'altro a far discutere, è stata condotta su 15 mila uomini e 26 mila donne tra i 29 e i 69 anni. Passando al setaccio abitudini di vita e tendenza a bere alcolici per ben 10 anni.
Ebbene, le buone notizie non mancano per lui, che vanta una 'sforbiciata' dei pericoli per il cuore di oltre un terzo buttando giù un po' di alcol ogni giorno. Vino, gin, birra, rum, tequila e chi ne ha più ne metta: il tipo di alcol consumato non sembra far alcuna differenza. L'unica nota, al riguardo, è che variare nei consumi, passando da un drink all'altro, sembra migliorare la salute del muscolo cardiaco. Ma attenzione, ricordano gli studiosi, l'alcol può preservare il cuore ma minare altri organi del corpo umano, a partire dal fegato passando per il cervello. Tant'è che si 'macchia' ogni anno di ben 1,8 mln di vittime nel mondo. Ciò non toglie, tuttavia, che la ricerca che sta rimbalzando su diverse testate online, a partire dalla Bbc, mostra vantaggi non da poco a livello cardiaco.
Il campione, arruolato da diversi centri di tutta la Spagna, è stato suddiviso in 6 categorie a seconda del quantitativo di alcol consumato. Per chi se ne concedeva solo qualche goccio, ad esempio l'equivalente di un bicchierino di vodka al dì, i rischi per il cuore scendevano del 35%. Ma più si alza il gomito, rivela a sorpresa lo studio, e più le cose per lui sembrano andar meglio. Se si passa, infatti, dai 3 agli 11 'sciortino' al giorno, i pericoli cardiaci scendono di circa il 50%. Nulla di fatto per le donne, sulle quali l'alcol sembra agire diversamente. Colpa degli ormoni, ipotizzano gli studiosi, o di meccanismi che i drink non riescono a far scattare nel cuore di lei. Non sono poi chiari i processi che fanno dell'alcol un alleato del cuore, ma è cosa nota che aiuta ad aumentare i livelli di lipoproteine ad alta densità nel sangue, ovvero il cosiddetto colesterolo buono. Quest'ultimo aiuta a prevenire quello cattivo, evitando che si accumuli nelle arterie minando la salute del cuore.
Gli esperti invitano tuttavia alla cautela, preoccupati dalla possibilità che i risultati dello studio possano accendere gli entusiasmi e indurre al consumo. "Il cuore è solo uno degli organi del nostro corpo - sottolinea Cathy Ross, della British Hearth Foundation - l'abuso di alcol può danneggiare tutti gli altri, soprattutto fegato, pancreas e reni. Inoltre, un consumo moderato può proteggere dal rischio di infarto, ma ci sono altre malattie cardiache da non sottovalutare. Ad esempio la cardiomiopatia è associata a un elevato uso di alcol, ed è una patologia che incide significativamente sulla qualità della vita, portando spesso a morte prematura".
Anche la Stroke Association interviene nel dibattito, cercando di frenare facili entusiasmi. "Sei unità di alcol ingurgitate in appena sei ore, il cosiddetto 'binge-drinking' - ricorda Joanne Murphy per l'associazione - aumentano enormemente il rischio di incorrere in un ictus". "Il rapporto tra alcol e patologie del cuore resta controverso - aggiunge Martin McKee, della London School of Hygiene and Tropical Medicine - questo studio aggiunge nuove evidenze, ma i suoi risultati non possono certo essere considerati definitivi". "L'unico messaggio valido che mi sento di dare è quello di optare sempre per la moderazione", sottolinea Alan Maryon-Davis, a capo della Facoltà di sanità pubblica del Regno Unito.
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