E' anche un piatto da cenone natalizio
Paolo Villaggio
Da Genova a Foggia lo stoccafisso impazza sulle tavole dei vip
Paolo Villaggio
ultimo aggiornamento: 15 dicembre, ore 14:43
Un tempo tipico della tradizione ‘povera’, è il piatto forte nelle cene più esclusive. Grande estimatore ne è Paolo Villaggio che lo mangia ‘accomodato’, mentre Vergassola lo associa “alla ricetta segreta della suocera”
Roma, 1 dic. (Ign) - Fritto, ‘accomodato’ o alla vicentina, sarà lo stoccafisso il re delle tavole vip di mezza Italia (tutte le ricette). Dal genovese Paolo Villaggio che da buon ligure ama cucinarlo in modo ‘elaborato’ ossia arricchito con vari ingredienti. Patate, pomodori, patate, funghi, pinoli e acciuga salata per rendere unico un piatto semplice della tradizione ligure. “Lo cucino – dice Villaggio - ‘accomodato’, ma soprattutto lo mangio, stando sempre attento a distinguere tra il baccalà e lo stoccafisso. Il primo è sotto sale, mentre il secondo è essiccato all’aria gelida della Norvegia. Non mi fanno fesso”. Una specialità da gustare tutti i giorni anche perché l’indimenticabile interprete del ragionier Ugo Fantozzi non ama le festività natalizie. “Odio la pantomima dei regali – dice Villaggio – il dover essere ‘tutti più buoni’ e i cenoni con l’unica eccezione di un piatto: lo stoccafisso all’‘accomodato’”.
Al comico Dario Vergassola lo stoccafisso fa venire in mente la suocera. “Quando lo vedo penso a lei – dice –, è lei che lo cucina sempre a Natale e a Capodanno. Mi fa morire d’invidia perché lo fa davvero bene e non mi vuole rivelare il segreto della ricetta”. D’altronde anche la moglie non è tenera con Vergassola. “Sì – dice -, sì, mi ricorda anche la mia ‘dolce consorte’ che continua a dirmi che ‘a letto faccio sempre la figura dello stoccafisso’”.
Più nobile il ricordo del foggiano di nascita, ma ‘napoletano d’adozione’ Renzo Arbore. “Una volta mi invitò – racconta il poliedrico artista – a cena a casa sua Ugo Tognazzi e mi presentò tutto orgoglioso lo stoccafisso alla Norvegese, ma era una rivisitazione all’italiana, alla ‘modo mio’. Fu comunque una serata indimenticabile”. “Da noi – continua Arbore – a Napoli non si chiama stoccafisso, ma ‘stocco’. Il più buono l’ho mangiato in Calabria a Mammola durante una tournée. E’ un paese, dove lo stoccafisso si può trovare ovunque e soprattutto ad agosto fanno la ‘Sagra dello Stocco’. Ne ho approfittato per comprarne in quantità industriale e ho fatto le scorte per un anno. Sono di buona forchetta e anche ben attrezzato con cinque congelatori di grosse dimensioni”. Scanzonato sul palco ed esperto in cucina, Arbore non si fa mancare nulla. “Lo ‘stocco’ mi piace bollito -dice -, sminuzzato con l’aglio, il latte, un filo d’olio e il prezzemolo, ma anche con i ceci”.
A sorpresa invece il cabarettista Franco Neri di Zelig, nato a Torino, ma di origini calabresi, ci svela la sua ricetta preferita. “La cucina calabrese - dice – è piccante, piccantissima. A Natale si mangiano le lenticchie e quelle che avanzano si usano come pedine per la tombola, ma a Capodanno il piatto principe a casa mia è lo stoccafisso. Me lo preparano impanato come la cotoletta quando torno al paese e quando me lo cucinano è sempre una grande festa”.
Per Gino del duo comico ‘Gino & Michele’ lo stoccafisso è il simbolo della “tavola imbandita delle feste”. Per Giancarlo Ratti, interprete del padovano ‘Antonio Barilon’ nella serie tv ‘I Cesaroni’, anche se “lo stoccafisso è un must della tradizione veneta”, paradossalmente “mi ricorda i ristoranti di Roma e le indimenticabili giornate nella capitale quando ‘indossavo i panni del padovano’”.
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