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Regionali, 'Il Secolo': ''Ottimisti malgrado Feltri''
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Abusi, 'Avvenire': ''Feroce onda mediatica e frenesia di sporcare e colpire''
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ultimo aggiornamento: 26 marzo, ore 11:19
Roma - (Adnkronos/Ign) - Il quoridiano dei vescovi in un editoriale, all'indomani dell'articolo del 'New York Times': "Non è vero che la Congregazione per la dottrina della fede, negli anni in cui era guidata da Joseph Ratzinger, insabbiò il procedimento canonico a carico di Lawrence Murphy''
Roma, 26 mar. (Adnkronos/Ign) - "Un'onda mediatica" e in alcuni casi "una frenesia strana di lanciare il sasso, di sporcare, di insinuare che, in realta', coloro che agiscono nel nome di Cristo sono poi uguali a noi, e anzi molto peggiori". E' quanto scrive in un editoriale l''Avvenire', all'indomani dell'articolo del 'New York Times' secondo cui alti esponenti del Vaticano, tra i quali il futuro Papa Benedetto XVI, mancarono di prendere provvedimenti nei confronti di un prete accusato di aver molestato 200 bambini sordi.
"Non e' vero - sottolinea il quotidiano dei vescovi - che la Congregazione per la dottrina della fede, negli anni in cui era guidata da Joseph Ratzinger, insabbio' il procedimento canonico a carico di Lawrence Murphy, il sacerdote americano colpevole di abusi su dei bambini sordi. Chi legga i documenti pubblicati dal New York Times a sostegno di questa accusa scopre che in realta' solo i vertici della Chiesa americana insistettero a indagare su fatti, che erano stati archiviati dalla giustizia civile".
IL TEOLOGO FOGARTY: DI FRONTE AI SOSPETTI APRIRE GLI ARCHIVI
La Chiesa davanti a rivelazioni di questo genere deve reagire "nella stessa maniera con cui deve reagire ad ogni sospetto di abuso nei confronti di qualsiasi suo membro: aprendo gli archivi, rendendo pubblici i documenti, ammettendo le responsabilita' dove e se ci sono, senza alcun tipo di esitazione". Lo ha affermato Gerald Fogarty religioso e docente di Storia dell'America cattolica nell'Universita' della Virginia in un'intervista a 'La Stampa'.
"Cio' che piu' nuoce alla Chiesa - ha continuato Fogarty - e' il fatto di essere circondata dal sospetto che le gerarchie hanno sempre saputo e taciuto, al fine di proteggere chi ne faceva parte a dispetto dei diritti delle vittime. Per rompere questo assedio bisogna trasformare la questione morale in una questione legale, proprio come Benedetto XVI ha recentemente affermato dicendosi a favore di processi civili nei confronti dei sacerdoti che si sono macchiati del crimine di gravi abusi sessuali".
ISELY (ASSOCIAZIONE USA VITTIME): PAPA OBBLIGHI VESCOVI A DENUNCIARE PEDOFILI
Le vittime chiedono "che il Papa finalmente parli di questo caso. Che obblighi i vescovi a denunciare i pedofili alla polizia rimuovendoli dal sacerdozio. E che dia disposizione di rendere pubbliche le carte su questi crimini tenute segrete nell'ex Sant'Uffizio". Ad affermarlo in un'intervista a 'la Repubblica' e' Peter Isely, fondatore della Survivors network of those abused by priests (Snap), associazione americana di vittime di abusi da parte di preti pedofili, che ieri ha protestato in piazza San Pietro.
"Volevamo ricordare a tutti - sottolinea - il ruolo che Benedetto XVI ebbe in qualita' di Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede nella copertura degli abusi compiuti da Murphy". "Ratzinger fu il primo a ricevere lettere di denuncia - aggiunge - Ma non rispose mai". Riguardo alle lettere dell'allora vice di Ratzinger, Tarcisio Bertone, il fondatore della Snap sottolinea: "Pero' Ratzinger non poteva non sapere di questo fatto scottante. Era lui il numero uno della Congregazione, e non e' pensabile che l'archiviazione del caso richiesta da Bertone non avesse ricevuto la sua approvazione diretta".
MONS. GIROTTI: SU MURPHY NON INSABBIAMMO MA SENSIBILITA' CRESCIUTA NEL TEMPO
"Parlare di insabbiamento e' davvero assurdo. Un polverone. Non e' mai, dico mai stata la politica della Congregazione, tanto meno col cardinale Ratzinger". Lo afferma in un'intervista al 'Corriere della sera' monsignor Gianfranco Girotti, vescovo reggente della Penitenziaria Apostolica, in merito al dossier pubblicato ieri sul sito del New York Times in cui l'allora cardinale Joseph Ratzinger viene accusato di aver coperto col silenzio il caso del reverendo pedofilo Lawrence Murphy.
L'atteggiamento dell'attuale Pontefice, spiega Girotti, allora fu "inflessibile dinanzi al peccato, pur avendo un'attenzione particolare per le persone, che tuttavia nei provvedimenti non gli impediva di essere intransigente nel perseguire ogni reato. E' la sua indole, lo stesso Santo Padre diceva pochi giorni fa: impariamo ad essere intransigenti col peccato, a partire dal nostro, e indulgenti con le persone".
REGIONALI, 'IL SECOLO': OTTIMISTI MALGRADO FELTRI
Prosegue il botta e risposta tra 'Il Secolo d'Italia' e 'Il Giornale', che ieri aveva sottolineato che "la campagna elettorale alla rovescia del presidente della Camera sconcerta gli elettori e danneggia il Pdl". Oggi il quotidiano di via della Scrofa replica titolando, a proposito delle elezioni di domenica e lunedi' prossimi, "Ottimisti malgrado Feltri'. Quindi la direttrice Flavia Perina, nel fondo "Compagno addio, adesso Fini torna 'fascista'", sottolinea che "la sgradevole operazione di killeragio portata a termine ieri dal 'Giornale' contro Gianfranco Fini dovrebbe, soprattutto stavolta, indignare l'intero partito".
"E' dalla scorsa estate - lamenta il 'Secolo' - che ogni possibilita' di confronto sereno, analisi, pacata riflessione sul percorso del nostro partito (si', anche nostro, e ci teniamo a sottolinearlo) viene sistematicamente sabotata dalla campagna mediatica guidata dal quotidiano milanese. E' li' che e' nata la favoletta del 'compagno Fini', che con le sue idee si metteva deliberatamente ai margini dell'invincibile armata del centrodestra per farsi applaudire dalla sinistra. Oggi e' diventato 'Fini fascista' che - citazione di Feltri - si comporta come 'se avesse ancora la camicia nera' e 'se ne frega' della campagna elettorale. Il salto logico e' notevole, ma non chiedeteci di spiegarlo".
PDL, ALEMANNO: IO DELFINO DI BERLUSCONI? MI VOLETE MALE
"Apparentemente dovrei ringraziarvi di aver delineato per me un futuro cosi' roseo da numero due del Pdl e braccio destro di Silvio Berlusconi, ma vi posso garantire che se c'e' una nomination mortale nel nostro partito e' quella per diventare il presunto delfino del Capo". E' quanto scrive il sindaco di Roma Gianni Alemanno, in una lettera a 'Il Riformista'. "Se poi tutto questo non e' neanche lontanamente vero, come nel caso di specie - aggiunge - la situazione e' di quelle che si potrebbero definire dei 'cornuti e mazziati': ci si attira tutte le gelosie e invidie del caso, e magari anche qualche siluro, senza neppure avere una qualche prospettiva in tasca".
"Nulla sarebbe piu' sbagliato - osserva Alemanno - che costruire le prospettive del Pdl dopo le regionali in una chiave personalistica. Non e' di personalita' che il nostro partito e' carente (c'e' Berlusconi, c'e' Fini e molti altri) quanto di struttura e di partecipazione organizzata".
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