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Alfano: 'Lega determinante in Lombardia come il Pdl lo è in Veneto e Piemonte'

ultimo aggiornamento: 23 gennaio, ore 09:38
Roma - (Adnkronos) - Il segretario del Pdl replica al diktat di Bossi su 'Il Messaggero': "L'alleanza con Bossi è in difficoltà ma non archiviata"


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Roma, 23 gen. - (Adnkronos) - La Lega minaccia di far cadere Formigoni in Lombardia se il Pdl continua a sostenere il governo Monti? "Sarebbe fin troppo facile rispondere -dice il segretario del Pdl Angelino Alfano a 'Il Messaggero'- che tanto la Lega e' determinante per il governo della Lombardia quanto il Pdl lo e' per Veneto e Piemonte che sono guidati da governatori leghisti". "Ma io -afferma- non voglio usare questo argomento. Fin dalla nascita del governo Monti c'e' stata questa divergenza di opinioni e noi sul governo Monti restiamo della nostra. Ci rendiamo conto del momento di difficolta' che l'alleanza sta attraversando ma non la consideriamo definitivamente archiviata".

Lega, Lupi (Pdl): non ci facciamo ricattare da nessuno

"Far cadere il governo in Lombardia oltre a irresponsabile sarebbe punito dai cittadini perche' incomprensibile. Oggi la politica viene giudicata sempre piu' sui fatti e su quello che fa per i cittadini". Lo dice Maurizio Lupi (Pdl), intervistato da 'La Repubblica' sul diktat di Umberto Bossi ieri a Milano: il Pdl smetta di sostenere Monti o la Lega fa cadere la giunta lombarda di Formigoni. Il vice presidente della Camera parla di minaccia politica "incomprensibile" oltreche' "irresponsabile perche' governiamo nelle tre regioni piu' importanti del nord: Lombardia, Veneto e Piemonte". Lupi sottolinea che il Pdl non teme la prospettiva che la Lega possa correre da sola al nord: "Temiamo solo che il Pdl e il centrodestra non capiscano che oggi devono rivendicare quanto di buono fatto dal governo Berlusconi e la necessita' di rifondare un'alleanza e una proposta politica che parta dalla sussidiarieta' e dalla liberta'". L'esponente del Pdl vicino a Comunione e liberazione avverte comunque che "non ci facciamo ricattare da nessuno: davanti a noi ci sono ancora sfide affascinanti come il federalismo. Se Bossi facesse altre scelte risulterebbe incomprensibile agli elettori".

Ornaghi: operazione Colosseo deve partire e su Pompei ferreo controllo

"L'operazione Colosseo deve partire e avere un valore paradigmatico per il diverso modello di sviluppo del sistema Paese. Non c'e' semplicemente uno sponsor. C'e' anche l'impegno civile di un imprenditore italiano". Lo afferma il ministro dei Beni culturali, Lorenzo Ornaghi, in un'intervista al 'Corriere della Sera', aggiungendo che "l'accordo pone paletti molto precisi. Non ci sono equivoci" ed "urge un quadro definito di regole generali, chiare, rigorosamente e correttamente applicate". Quanto a Pompei, "gran parte degli scavi, lo ricordo, sono in buone condizioni e tutelati da personale appassionato. Ora sono in arrivo, come si sa, 105 milioni di euro dell'Unione Europea", sottolinea Ornaghi che sul rischio che tanti fondi scatenino gli appetiti del crimine organizzato aggiunge: "Come dicastero lavoreremo con gli interni, per un ferreo controllo legato alla sicurezza, e con la Coesione territoriale. Tutto sara' trasparente e messo on line". Altro capitolo quello della Grande Brera, sul quale, annuncia Ornaghi, "riuniremo tuti i soggetti coinvolti: ministero, Comune, Demanio, Difesa, Accademia di Belle Arti. E' un impegno precisio, dobbiamo muoverci al piu' presto". Sul Piano casa del Lazio il ministro afferma poi che "molte regioni hanno corretto i piani. Confido che cosi' avverra' anche con il lazio". Quanto agli Enti Lirici, per Ornaghi "e' chiaro che in contesto come l'attuale qualcosa dovra' cambiare". Infine, sul cinema italiano, il ministro anzitutto fa i suoi auguri a Nanni Moretti per il suo incarico a Cannes, poi riconosce che "il cinema e' uno dei marchi dell'Italia nel mondo" e si impegna a "grande attenzione nel favorire la nascita di nuovi talenti".

Afghanistan, Karzai: siamo pronti a gestire ritiro Nato prima del 2014

''Se il processo viene accelerato e il ritiro avviene prima, non c'e' problema. Noi siamo pronti''. E' cosi' che il presidente afghano Hamid Karzai spiega, in un'intervista al 'Corriere della Sera', come il suo Paese sia pronto al ritiro delle truppe della Nato fissato per il 2014. E in merito a un possibile ''ritorno dei Talebani con le armi'', Karzai, che lascera' la carica proprio nel 2014, si dice ''non preoccupato'', mentre afferma che sono ''i benvenuti'' nel caso in cui ''torneranno grazie al processo di pace''. Mercoledi' a Roma, dove incontrera' il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dove giovedi' firmera' con il premier Mario Monti l'accordo bilaterale Italia-Afghanistan, Karzai sottolinea che ''l'importante e' raggiungere la pace'' e per questo ''non serve un grande esercito. Dobbiamo rimanere con le forze di sicurezza che possiamo permetterci, non vogliamo che i contribuenti italiani paghino gli stipendi ai nostri agenti per sempre''. E i in merito al processo di pace in corso con i Talebani, Karzai insiste nel sottolineare che ''puo' essere solo un'iniziativa afghana'' e per questo, invece che in Qatar, ammette che avrebbe ''preferito che quell'ufficio venisse aperto in Afghanistan''. Sui diritti delle donne, e il rischio che vengano svenduti in cambio di un accordo con i fondamentalisti, Karzai e' categorico: ''non succedera' mai''. E se ritiene che ''la democrazia si sviluppa con facilita' in questo Paese perche' abbiamo una tradizione profondamente egualitaria'', il leader aghano ammette che ''edificare le istituzioni richiedera' tempo, almeno un decennio. Perche' non abbiamo la cultura del servizio pubblico''. E in merito alla corruzione dilagante, Karzai la ammette a livello ''locale e internazionale'', ma ricorda anche ''progressi nella trasparenza dei conti al ministero delle Finanze''.


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