Lo rivela il 'Corriere della Sera'
Veronica Lario (Adnkronos)
Berlusconi, la causa separazione di Veronica Lario arriva in tribunale
Veronica Lario (Adnkronos)
ultimo aggiornamento: 12 novembre, ore 10:08
Roma - (Adnkronos) - La moglie del premier avrebbe depositato in tribunale un ricorso individuale di separazione con addebito dal marito. "Il nodo è la divisione dell'impero Fininvest''
Roma, 12 nov. - (Adnkronos) - Veronica Lario avrebbe depositato in tribunale un ricorso individuale di separazione con addebito dal marito, Silvio Berlusconi. Lo rivela il 'Corriere della Sera' spiegando che nei giorni scorsi nei collegi di difesa accanto agli ''avvocati matrimonialisti erano scesi in campo gli esperti di diritto patrimoniale e societario e di assetti ereditari. Il nodo e' la divisione dell'impero Fininvest''. ''Chiedere l'addebito della separazione significa voler sensibilizzare io giudice sulla gravita' dei comportamenti tenuti dal coniuge nei rapporti familiari'', spiega Anna Galizia Danovi, avvocato matrimonialista.
CASO COSENTINO: IL SOTTOSEGRETARIO, LASCIARE? DECIDERA' BERLUSCONI
''Non lascio ne' il posto di sottosegretario ne' la candidatura alla Regione Campania. Devo tutto al presidente Berlusconi, come gli devono tutto coloro che ricoprono incarichi piu' o meno importanti''. Lo ha detto il sottosegretario all'Economia, Nicola Cosentino, in un'intervista a 'il Giornale'. ''L'unico che puo' decidere sul mio futuro al governo e sulla Campania e' il premier - ha aggiunto - Decide lui per la corsa alla presidenza della regione perche' e' stato lui a togliere quella vergogna dei rifiuti. Decide lui anche per il governo perche' sono sua espressione diretta. A me Silvio ha dato tutto, credo profondamente nell'amicizia e nella gratitudine che non e' un sentimento della vigilia...''.
'Ho sentito piu' volte Silvio Berlusconi - ha aggiunto - mi ha detto di tenere duro: 'Stai su col morale, guarda che mi stanno facendo a Palermo e Milano, andiamo avanti. E io vado avanti''. ''Tutti sanno che le accuse che mi stanno rivolgendo arrivano da un sistema di potere che ha bloccato la Campania per decenni - ha continuato Cosentino - Io non credo assolutamente che Bocchino si sarebbe dovuto dimettere nel caso Romeo, credo che per farsi una ragione su chiunque quantomeno occorra una sentenza di primo grado. Fra le cose che mi hanno molto amareggiato una riguarda il suo giornale il 'Roma' che ha seguito l'inchiesta molto da vicino rivelando dettagli coperti dal segreto istruttorio che i miei avvocati nemmeno conoscevano. Il 'Roma' sembrava il 'Fatto' di Travaglio''.
Quanto all'inchiesta il sottosegretario all'Economia ha sottolineato che ''quelle carte riportano propalazioni di pentiti facilissime da smentire''. Se mi avessero sentito, ha detto, ''avrei potuto ricostruire la mia storia politica e far capire ai magistrati che nessun boss mi poteva dare voti per essere eletto perche' essendo fra i capolista ce la facevo in automatico''. ''Avrei potuto dimostrare -conclude- che se a Casal di Principe nel 1990, con il Psdi, prendevo 1800 voti, non potevo aver fatto il pieno di voti mafiosi nel 1996 (con Forza Italia) prendendo solo 16 voti in piu' rispetto alla precedente tornata elettorale. Quando stavo a sinistra non mi ha toccato nessuno, quando sono passato a destra e' iniziata la mia fine''.
CASO CUCCHI: IL MEDICO DEL TRIBUNALE, MENTI' QUANDO DISSE DI ESSERE CADUTO
Stefano Cucchi ''voleva i suoi farmaci. Gli ho chiesto come si fosse procurato quei segni in viso, notando anche che camminava piegato. Ho capito che non voleva dire cosa gli fosse accaduto. Non ha voluto farsi visitare, mi ha solo detto che aveva male alla schiena e all'osso sacro. Alle mie insistenze ha detto che era caduto dalle scale il giorno prima, ma era chiaro che non diceva la verita', che non voleva parlare ma solo chiudere quell'argomento''. Lo dice in un'intervista a 'la Repubblica' Giovanni Battista Ferri, il primo medico a incontrare Stefano Cucchi nelle celle del tribunale. ''Sono stati gli agenti penitenziari a chiamarmi - spiega il medico - visto il volto di Stefano Cucchi con i lividi, volevano assicurarsi che non gli fosse accaduto qualcosa prima che lo prendessero in consegna dai carabinieri. E il ragazzo aveva bisogno di farmaci contro l'epilessia''.
Ferri sostiene di essere stato chiamato dagli agenti ''verso le 14. Una volta in cella - spiega - ho visto quei segni sulla faccia. Se fosse accaduto qualcosa prima, gli agenti mi avrebbero chiamato subito, non alle 14. Li' per li' non ho avuto sentore di un pestaggio. Ma quel giovane era reticente, non voleva parlare dell'origine di quelle lesioni''.
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