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'Avvenire': ''Con sentenza su Crocefisso offesa ogni coscienza religiosa''

Caso Abu Omar, giudice Magi: ''Mi tremano ancora le mani''

(Foto Adnkronos)  (Foto Adnkronos)
ultimo aggiornamento: 05 novembre, ore 12:17
Roma - (Adnkronos/Ign) - Parla al 'Corriere' il giudice del processo sul sequestro dell'ex imam: ''E' tremenda la solitudine del giudice monocratico. Alcuni processi non dovrebbero andare davanti a un giudice solo''
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Roma, 5 nov. (Adnkronos/Ign) - "Ho ancora le mani che mi tremano. E' 31 anni che faccio il giudice penale. Eppure, una fatica morale cosi', non l'ho mai provata in vita mia". Lo afferma in un'intervista al 'Corriere della Sera' Oscar Magi, il giudice monocratico del processo sul sequestro di Abu Omar celebrato a Milano.

"E' tremenda la solitudine del giudice monocratico - aggiunge Magi - Ti manca la possibilita' di condividere anche un errore. Di girarti, guardare negli occhi gli altri due e chiedere: ma secondo voi sto facendo o dicendo o capendo una fesseria? Alcuni processi non dovrebbero andare davanti a un giudice solo. Questa fatica morale e' per un giudice difficilmente sostenibile, qualche volta".

SCUOLA: 'AVVENIRE', CON SENTENZA SU CROCIFISSO OFFESA OGNI COSCIENZA RELIGIOSA

La Corte di Strasburgo ''ha dato un'interpretazione gelida, esclusivistica, antiumanistica della liberta' religiosa. Perche' la liberta' religiosa e' una liberta' aperta a tutti''. 'Avvenire' critica la sentenza sul crocifisso nella scuole, puntando l'indice contro un'Europa che rischia di diventare ''terra di nessuno'' se rinuncia alla propria identita' cristiana. ''L'aspetto piu' doloroso della pronuncia - si legge sul quotidiano della Cei - e' quando essa parla del crocifisso come un simbolo di parte, che divide e limita la liberta' di educazione, ignorando che il crocifisso e', dovunque, simbolo di pace e amore tra gli uomini, e' all'origine di una spiritualizzazione che ha animato e permeato la cultura occidentale per espandersi con un linguaggio universale in tutto il pianeta''.

Un simbolo "conosciuto e venerato in tutti gli angoli della terra. Aprire le ostilita' contro il crocifisso - rimarca l'editoriale di Carlo Cardia - vuol dire opporsi a quanto di piu' alto e spirituale sia entrato nella storia dell'umanita', vuol dire fare la guerra a se stessi e alla propria coscienza". Per sette giudici di Strasburgo, il crocifisso non sarebbe "un simbolo neutrale", ma "dietro questa asserita neutralita' si nasconderebbe un provincialismo arido, un vuoto antropologico, perfino un filo di ignavia".

"Un Europa che giunga al punto di negare, nascondere o abbattere la propria tradizione e identita' cristiana diventerebbe - avverte 'Avvenire' - una terra di nessuno, derisa dagli altri, incapace di trasmettere i suoi valori piu' profondi, di confrontarsi con altri popoli e paesi in un epoca globalizzazione che chiede incontro e dialogo". "Con questa sentenza, una certa Europa perde di nuovo l'innocenza, come altre volte e' avvenuto in passato, perche' tradisce se' e le proprie origini, apre una ferita nella propria anima e offende con il crocifisso tutti i simboli e ogni coscienza religiosa".

PDL: 'GIORNALE' ANCORA CONTRO FINI, PARLI CHIARO ED ESCA DA AMBIGUITA'

'Caro Fini, adesso parla chiaro'. E' il titolo di apertura de 'Il Giornale' che segna una nuova tappa della polemica a distanza tra il direttore Vittorio Feltri e Gianfranco Fini. 'Il presidente della Camera - si legge in prima pagina sul quotidiano di via Negri - non perde l'occasione per distinguersi da Berlusconi e mettergli i bastoni tra le ruote. E' giunta l'ora che esca dall'ambiguita'. L'alternativa? Un predellino 2 per liberare il partito dalla zavorra e poi elezioni anticipate'.

Nel suo editoriale, Feltri (che ''mette in conto'' il rischio di una querela) torna a rivolgersi a Fini: ''Vorremmo chiedere al presidente della Camera, vista la sua ambiguita' politica, se non gli sembra giunta l'ora di parlar chiaro e dire ai lettori (e agli elettori) cosa pensa della maggioranza che lo ha mandato a Montecitorio e del premier che gli ha dato la spinta decisiva''.

Il direttore de 'Il Giornale' definisce il comportamento di Fini ''incomprensibile''. Feltri prende spunto dalle posizioni espresse dalla fondazione Farefuturo ''spesso cosi' critiche da assomigliare piu' a quelle dell'opposizione che a quelle della coalizione di governo''. E non basta che Fini, ogni tanto, prenda le distanze. ''Questa - rimarca Feltri - non e' una linea politica, ma un casino politico''.

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