Caso Cucchi, il padre di Stefano: ''Era irriconoscibile''
ultimo aggiornamento: 31 ottobre, ore 12:54
Roma - (Adnkronos) - In un'intervista a 'Repubblica' parla Giovanni Cucchi: "Giovedi', prima di andare finalmente all'ospedale Pertini, hanno suonato alla porta i carabineri e ci hanno consegnato il decreto di nomina del medico legale per l'autopsia. Ecco come abbiamo saputo che era morto"
Roma, 31 ott. (Adnkronos) - "L'ultima volta che l'ho visto vivo e' stato venerdi', il 16 ottobre, al processo per direttissima. L'hanno fatto entrare ammanettato, ma quando s'e' accorto che c'ero mi ha detto 'papa' vieni, fatti abbracciare'". Lo racconta in un'intervista a 'La Repubblica' Giovanni Cucchi, padre di Stefano, il giovane arrestato il 16 ottobre scorso e morto 6 giorni dopo in ospedale.
Il padre ha ribadito che al momento del processo Stefano "era magro e gonfio in faccia, quello si'. Ma non mi sono allarmato - ha aggiunto - e' entrato con le sue gambe, camminava e quando l'hanno rinviato a giudizio il 13 novembre, per stizza, ha dato un calcio al tavolo". All'obitorio, invece, Stefano "era nero in faccia, sembrava bruciato tanto era livido - dice Giovanni Cucchi - l'occhio sinistro pesto...magrissimo. Sono impazzito davanti a quel vetro".
Quanto all'ipotesi che Stefano sarebbe caduto dalle scale, "a me non lo ha detto nessuno - ha affermato il padre - mi hanno impedito di parlare con lui, non ho potuto neanche sentire i medici". La notizia della morte e' arrivata giovedi'. "Giovedi' mentre aspettiamo di andare finalmente all'ospedale Pertini - ha ricordato Cucchi - hanno suonato alla porta i carabineri e ci hanno consegnato il decreto di nomina del medico legale per l'autopsia. Ecco come lo abbiamo saputo".
CASO MARRAZZO: 'CORSERA', UN QUINTO CARABINIERE INDAGATO
Roma - Ci sarebbe un altro carabiniere indagato nell'inchiesta sul ricatto a Piero Marrazzo. Il militare avrebbe messo a disposizione il suo appartamento per consentire a possibili acquirenti di visionare il video e avrebbe perquisito le persone prima di farle entrare. E' quanto riportano oggi alcuni quotidiani, tra cui il 'Messaggero' e il 'Corriere della Sera'.
Al quinto carabiniere, nella vicenda Marrazzo, i magistrati contestano la ricettazione, ma stanno verificando se possa aver avuto un ruolo anche nelle rapine compiute nelle case dei transessuali di via Gradoli e delle altre zone di Roma Nord contestate ai tre militari del Trionfale Carlo Tagliante, Luciano Simeone e Nicola Testini, tutti difesi da Marina Lo Faro.
"La Procura di Roma - riporta 'Il Messaggero' - lo ha indagato per ricettazione, perche' sarebbero stati raccolti indizi concordanti sul suo ruolo di mediatore per vendere al miglior offerente i tredici minuti di filmato che hanno cambiato la vita di Piero Marrazzo".
"Il primo a parlare di lui - riporta il 'Corriere della Sera' - e' stato il fotografo Max Scarfone, spiegando che era 'l'uomo che mi controllo' militarmente quando andai la prima volta a vedere il filmato che volevano vendere'. La conferma e' arrivata da Giangavino Sulas, giornalista, pure lui portato nella sua casa per vedere le immagini. Scarfone sostiene che l'incontro avvenne a fine luglio e questo avvalora l'ipotesi che sin dai primi momenti fosse d'accordo con gli altri colleghi. Per quale motivo nei suoi confronti non e' scattato un provvedimento di fermo, come e' avvenuto per Antonio Tamburrino, anche lui accusato soltanto di ricettazione? E' una delle questioni che l'avvocato Mario Griffo porra' ai giudici del Riesame".
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