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Di Paola: "Furore ideologico contro le Forze armate ma gli F-35 non si toccano"
ultimo aggiornamento: 18 luglio, ore 09:08
Roma - (Adnkronos) - Il ministro della Difesa in un'intervista al 'Corriere della Sera': "Tuteliamo significativi investimenti e 10mila posti di lavoro"
Roma, 18 lug. (Adnkronos) - I caccia F35 (Joint strike fighter)? ''Li ho gia' ridotti da 131 a 90. Le Forze armate si chiamano cosi' perche' dispongono di armamento per svolgere il proprio compito. E il nostro, come Paese della Nato, e' quello di essere corresponsabile delle risposte che la comunita' internazionale da' alle crisi. Una missione che il Parlamento ha approvato''. Lo dice il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, in un'intervista al 'Corriere della Sera', nella quale nota che ''c'e' nell'aria un furore ideologico contro le Forze armate che non mi spiego''.
''I nostri aerei vanno rinnovati -torna a sottolineare il ministro- e nel programma degli Jsf, in cui siamo entrati nel 1997, abbiamo investito risorse significative. A Cameri c'e' un polo di assemblaggio e manutenzione che non ha eguali se non negli Usa, dove i Jsf vengono prodotti. Se oggi dovessimo chiudere tutto, butteremmo via enormi investimenti, metteremmo a rischio 10mila posti di lavoro e ammazzeremmo il futuro tecnologico di Finmeccanica''.
''La sicurezza -aggiunge- e' un bene condiviso la cui responsabilita' e' di tutti. Un Paese come l'Italia non puo' sottrarsi a questo dovere. Le Forze armate possono essere piu' piccole ma non meno efficienti. Altrimenti si fa prima a chiuderle''. Di Paola va quindi al contrattacco contro chi vorrebbe un ridimensionamento del ministero e parla di ''alti papaveri'' ma anche contro chi invoca la cancellazione degli impegni sugli armamenti e sulle missioni, ''dopo averle approvate in Parlamento''.
La spending review impone tagli del 10% del personale e del 20% della dirigenza. Per la Difesa significa ''che nel triennio 2013-2015 dovremo fare a meno di 18mila unita' militari -sottolinea il ministro- in un lasso di tempo che puo' aumentare di due anni per tenere conto dei tempi dei pensionamenti. A questo va ad aggiungersi il taglio di 3mila civili su un organico di 30mila''.
E a chi sostiene che si poteva fare di piu', Di Paola replica: ''Veniamo da un taglio da 1,5 miliardi che era previsto nella precedente legge di Stabilita' per il 2012. Siamo l'unica amministrazione che ha avuto un'attenzione cosi' marcata. E' su questa riduzione gia' pesante che s'innesta la spending review''. Dunque non si possono fare maggiori tagli ''perche' non avremmo piu' la capacita' operativa per svolgere il nostro compito. Vedo sempre fare confronti con l'Europa a ogni pie' sospinto. E allora -fa notare il ministro della Difesa- diciamo che la nostra spesa per le Forze armate e' pari allo 0,84% del Pil mentre la media Ue e' dell'1,6%''.
La spending review chiede tagli alla dirigenza del 20%. A quanto equivalgono nel suo ministero? ''Tra i militari, a parecchie centinaia di unita' -spiega- tra i civili, ad alcune decine. Nel mio disegno di legge il taglio e' anche maggiore. Ma anche qui si e' chiesta la testa dei re, degli 'alti papaveri', c'e' questo spirito ghigliottinesco... io pero' non sono Robespierre, infatti la mia proposta l'ho fatta per tempo e non perche' la gente sia corsa in place Vendome''.
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