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Brunetta: Fini non è più garante, ormai è incompatibile

Fiat, Ichino: l'ordinanza va rispettata, difficile capire la scelta del Lingotto a Melfi

ultimo aggiornamento: 23 agosto, ore 10:57
Roma - (Adnkronos) - Lo scrive il giuslavorista e senatore del Pd, in una lettera inviata al 'Corriere della Sera'. Sugli scontri nella maggioranza gli interventi sono di Zaia: a questo punto il voto è inevitabile. Mentre il segretario Udc Cesa mette in guardia il premier: più che da Fini premier si guardi da Bossi e Tremonti
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Milano, 23 ago. - (Adnkronos) - "E' davvero difficile capire il comportamento della Fiat a Melfi" dal momento che "l'ordinanza cautelare del giudice deve essere rispettata integralmente, anche se la si ritiene sbagliata". Lo scrive Pietro Ichino, giuslavorista e senatore del Pd, in una lettera inviata al 'Corriere della Sera' in cui si sottolinea che "lo scontro di Melfi distoglie invece l'attenzione dell'opinione pubblica dalle questioni assai più importanti sollevate - con piena ragione, queste - dall'amministratore delegato della Fiat, quando ha proposto al nostro Paese il suo colossale piano industriale". Per Ichino "l'azienda puo' forse avere ragione sul merito della questione", ma "gia' la scelta del licenziamento, in un caso in cui avrebbe potuto adottarsi anche una sospensione disciplinare, ha l'effetto di radicalizzare lo scontro; ora non si comprende davvero la necessita' dell'ulteriore inasprimento". Lo studioso ricorda invece "il nodo cruciale della questione che Marchionne ha il merito di aver posto apertamente all'Italia" ovvero che "non e' pensabile che una multinazionale investa miliardi su di un piano industriale se questo e' esposto al rischio di essere paralizzato dal veto di un sindacato minoritario". Ma con la scelta di radicalizzare lo scontro impedendo ai tre operai di riprendere il lavoro, evidenzia, "le stesse Cisl e Uil, che in questa vicenda appoggiano il piano industriale di Marchionne, sono messe in difficolta'".

Epifani: così Marchionne danneggia l'azienda

"All'inizio Marchionne appariva come un manager moderno che intendeva valorizzare i lavoratori e gli stessi sindacati. E per questo aveva suscitato interesse e una diffusa simpatia. Oggi si ripresenta invece l'immagine della vecchia Fiat che chiede di scambiare il lavoro con la negazione di alcuni diritti. Penso che cosi' facendo si finisca per danneggiare la stessa immagine dell'azienda". E' il commento del segretario della Cgil Guglielmo Epifani che in un'intervista a Repubblica sulla vicenda degli operai di Melfi che la Fiat non vuole far rientrare in fabbrica osserva che "non si puo' giocare con la vita delle persone".

Zaia: a questo punto il voto è inevitabile

"Il voto anticipato, a novembre o dicembre, a questo punto mi sembra inevitabile". Lo dice, in una intervista a La Repubblica, il Governatore del Veneto Luca Zaia, secondo il quale "questa e' la cronaca di una morte annunciata". "Bisogna essere pragmatici e capire bene quello che succedera'. Ormai -aggiunge l'esponente leghista- i programmi non servono piu' a niente a Roma come nelle amministrazioni locali. Sono solo un elenco di titoli sui quali si trova sempre l'accordo, ultragenerico, di tutti. I problemi cominciano dopo, quando i programmi devono essere trasformati in provvedimenti di legge". "Se adesso andiamo in Parlamento con questi benedetti cinque punti, sara' inevitabile che il giorno dopo averli votati qualcuno riapra il solito circo. Noi -sottolinea Zaia- saremo premiati per la nostra coerenza, mentre loro sconteranno gli effetti delle ultime vicende. Detto questo, la cosa fondamentale da considerare e' il rapporto tra Bossi e Berlusconi. Rapporto solido, strettissimo, che va anche al di la' della politica. E comunque Umberto non e' mai andato alle elezioni con il pallottoliere in mano". "L'unica cosa che potrebbe rovinare questa proficua stagione di intesa e' che nella coalizione cresca la volonta' di correre non per ottenere dei risultati, ma per impedire che li consegua il partner. Per colpirlo, insomma. Vorrei tanto -conclude Zaia- che nella maggioranza uscita dalle ultime elezioni ci si baciasse tutti sulla bocca. Ma questo non e' possibile, inutile farsi illusioni. Prima si vota, meglio e'".

Rovati a Bossi: non impaludatevi in questioni di potere e clientelismo

La Lega "non commetta lo stesso errore della Dc, cioe' di abbandonare la forza propulsiva delle idee e dei progetti, come il federalismo, per impaludarsi in mere questioni di potere e clientelismo". Lo dice l'ex consigliere di Romano Prodi, Angelo Rovati, in una lettera aperta al leader leghista Umberto Bossi, pubblicata sul Corriere della Sera. Rovati aggiunge di non condividere le recenti affermazioni di Bossi sulla Dc e sulla sua storia: "ha tutelato in questo Paese -spiega- la liberta' di tutti. Dai fascisti usciti sconfitti dalla guerra, ai comunisti usciti invece vincitori. Ha tutelato anche la Lega Nord dalla sua fondazione assicurandole la possibilita' di esprimere le proprie idee, di portare avanti i propri progetti che venivano accolti, allora, nella derisione e nello snobismo piu' becero". "Grazie a questo, possiamo ora contare su una forza democratica, popolare e liberale come la Lega, e grazie alla sua forza propulsiva sperare che si riescano a modernizzare le istituzioni di questo nostro bellissimo ma travagliato Paese", sottolinea Rovati che cita molti ex ministri Dc e protagonisti della storia politica italiana, da Vanoni a Fanfani, da Marcora a Rognon, a Beniamino Andreatta, che "sono la testimonianza storica che non tutti sono da strozzare e non tutti sono ricoperti dalla materia prima 'cambroniana'...".

Cesa: più che da Fini premier si guardi da Bossi e Tremonti

"Il premier deve chiedersi da chi dipendono le sue difficolta'. Il vero problema per lui non e' Gianfranco Fini, ma la Lega. Anzi, l'asse fra Bossi e Tremonti, che e' sempre piu' forte". Lo dice, intervistato dal Corriere della Sera, il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa, secondo il quale il ministro dell'Economia "sta giocando un ruolo importantissimo: e' da lui, oltre che dal Carroccio che deve guardarsi piuttosto che dal nuovo gruppo dei finiani". Il Pdl, aggiunge Cesa, "sta implodendo insieme al resto della maggioranza. Del resto, non si poteva pensare di costruire un nuovo partito su un predellino". Secondo il leader centrista, Berlusconi difficilmente avallerebbe l'ipotesi avanzata dal Pd: "non credo proprio -spiega- che il presidente del Consiglio possa cedere cosi' facilmente a Tremonti. Il governo di responsabilita' nazionale proposto da noi e' tutta un'altra cosa. Dovrebbe passare per una presa d'atto di Berlusconi. Dovrebbe ammettere che la situazione e' difficile e che con questa maggioranza non si va da nessuna parte. Poi fare un appello a tuttii partiti per un governo che guardi al bene del Paese". E il Pd? "Ci dovrebbe essere -risponde Cesa- un supplemento di responsabilita' da parte di tutti: non si puo' costituire una maggioranza escludendo chi ha vinto le elezioni". Quanto all'ipotesi di un ingresso dell'Udc nell'attuale governo per allargare la maggioranza e blindarla di fronte ai rischi legati alla presenza dei finiani Cesa e' categorico: "Noi -dice- non ci staremo mai. Non abbiamo l'intenzione di fare da stampella a Berlusconi come a nessun altro. Puntiamo solo ad un fatto: che la politica torni ad occuparsi dei problemi veri dei cittadini, del bene comune, di quello delle famiglie italiane".

Brunetta: Fini non è più garante, ormai è incompatibile

"Il fatto che Fini si sia identificato ora come il capo di una nuova area, forse di un partito, non lo rende piu' garante tra maggioranza e opposizione ma soprattutto non ne fa piu' il garante del governo". Lo dice, intervistato da Il Giornale, il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, secondo il quale Fini dovrebbe lasciare lo scranno piu' alto di Montecitorio: "da libero pensatore o da segretario politico puo' fare quello che vuole, ma un presidente della Camera -aggiunge il ministro- non puo' essere uomo di parte, no?". "Quando lui presiede -spiega Brunetta- sento disagio e dolore. Quello che vorrei e' che sentisse l'esigenza morale oltre che politica e istituzionale dell'incompatibilita'. Non e' pensabile che chi siede sul piu' alto scranno della Camera possa generare il dubbio di utilizzare quel suo ruolo a fini di lotta politica interna o addirittura a fini di logoramento della maggioranza che l'ha eletto. A quel punto, meglio andare al voto senza trucchi e senza inganni, assumendosi ognuno le proprie responsabilita'".

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