Fiat, Marchionne: "Senza competitività in Italia a rischio 2 stabilimenti"
ultimo aggiornamento: 24 febbraio, ore 09:22
Milano - (Adnkronos) - L'ad del Lingotto in una lunga intervista al 'Corriere della Sera': "Abbiamo tutto per riuscire a cogliere l'opportunita' di lavorare in modo competitivo anche per gli Stati Uniti, ma se non accadesse dovremmo ritirarci da 2 siti dei 5 in attività in Italia'"
Milano, 24 feb. - (Adnkronos) - "Tutti gli stabilimenti staranno al loro posto. Abbiamo tutto per riuscire a cogliere l'opportunita' di lavorare in modo competitivo anche per gli Stati Uniti, ma se non accadesse dovremmo ritirarci da 2 siti dei 5 in attivita'" in Italia. Lo afferma l'ad di Fiat Sergio Marchionne in una lunga intervista al 'Corriere della Sera". Alla domanda su quali potrebbero essere gli stabilimenti da chiudere nel nostro paese, Marchionne non risponde, ricorrendo a un paragone cinematografico. "Ricorda 'Sophie's choice'? Nel film, alla fermata del treno il nazista chiede a Sophie uno dei suoi due figli. In caso contrario li avrebbe ammazzati tutti e due. Sophie resiste - afferma l'ad di Fiat - ma alla fine deve scegliere e passa il resto della sua esistenza con l'incubo di quella decisione. Dunque, per favore, non me lo chieda".
Alla Fiat un nuovo aumento di capitale "non serve. Nel 2012 investiremo oltre 7 miliardi, ma senza aumentare il debito. Useremo semmai un po' della nostra liquidita'", annuncia poi Marchionne. Spiegando la scelta di non distribuire dividendo alle azioni ordinarie l'ad osserva che "e' il momento di rafforzare il patrimonio. Piu' in generale, si deve capire che l'auto e' un business che, quando tira, genera molta cassa. Gia' nel 2007 il gruppo Fiat aveva azzerato il debito industriale netto". "Fiat spende in ricerca e sviluppo il 5,3% dei ricavi - aggiunge l'ad del gruppo - La media dei produttori generalisti europei e' del 5,7%. Ce la stiamo giocando. La multipiattaforma Volkswagen rientra nei processi di standardizzazione e razionalizzazione comuni a tutti i produttori, anche se c'e' chi ha cominciato prima e chi, come noi, un po' dopo. Ferdinand Piech e' un grandissimo". "Ma con le sue 10 architetture, Fiat-Chrysler riuscira' a non sacrificare le prestazioni delle vetture di segmento superiore e a non caricare costi insostenibili su quelle di segmento inferiore. Gia' nel 2014 - conclude Marchionne - meta' dei nuovi modelli Chrysler e Fiat verranno da una piattaforma comune".
A proposito dei rapporti con i sindacati Marchionne afferma che "con Epifani si riusciva a ragionare di piu'. Camusso forse parla troppo della Fiat e di Marchionne sui media e troppo poco con noi". "Io sono un metalmeccanico che fa automobili. E fatica a capire chi considera Parlamenti i sindacati" aggiunge. "In America, il capo della Uaw comanda e sa prendere impegni. Lo stesso accade in Germania con l'Ig Metal. E, mi creda, non sono sindacati comodi" sottolinea Marchionne. A proposito di Fiom, inoltre, l'ad di Fiat sottolinea di considerare "Landini piu' rigido, molto di piu' del suo predecessore, Gianni Rinaldini, con cui si poteva dialogare"."Ci sono stati incontri riservati con esponenti della Fiom. La sinistra piu' intelligente ha provato a ricucire. Ma e' andata male. Non possono pretendere che, nei fatti, sconfessi Cisl, Uil, Ugl e Fismic" conclude.
Governo: La Russa, dal 2013 per Pdl basta con i tecnici
Con Monti nessun "idillio" dice il coordinatore del Pdl Ignazio La Russa a 'Il Riformista' anche se "il governo si e' guadagnato la nostra fiducia su alcuni provvedimenti e dovra' continuare a guadagnarsela giorno per giorno". "Nessun preconcetto: guai -avverte- a dire che nel 2013 ci sara' ancora, guai a togliergli la fiducia con una trappola". Per l'ex ministro della Difesa, "l'operato di un governo si verifica quotidianamente. Vale per quelli eletti dal popolo, vale ancor di piu' per un governo tecnico", e questo in particolare se "fa le riforme che chiede l'Europa e quelle che abbiamo chiesto noi, puo' contare sulla nostra lealta'". In ogni caso, quella in atto non e' una Grande coalizione: "E' sbagliato -afferma La Russa- chiamarla cosi'. Il governo Monti e' un esecutivo tecnico sostenuto dai singoli partiti. Ma la coalizione non c'e': non c'e' un vincolo di maggioranza, non c'e' un programma condiviso, non ci sono provvedimenti che le forze politiche discutono congiuntamente prima che il governo le presenti". Altro che proroga dei tecnici, insomma: "Nel progetto del Pdl non c'e' un governo tecnico dopo il voto. Punto".
Rai: Sassoli de Bianchi (Upa), una Fondazione per nuova governance
Una Rai pubblica, di proprieta' di una Fondazione, con una rete generalista senza pubblicita'. Questa la ricetta per viale Mazzini proposta, in una lettera al 'Corriere della Sera', dal presidente dell'Upa (Utenti di Pubblicita' associati), Lorenzo Sassoli de Bianchi, che nel testo ricorda come "l'insieme degli investimenti dei nostri associati sui canali Rai costituisce all'incirca la meta' del fatturato della stessa Rai", e asserisce che "e' opinione diffusa che la Rai debba recuperare il suo ruolo di servizio pubblico per aiutare il paese nella sua opera di modernizzazione". "Quando la rai diventa indifendibile anche agli occhi di chi investe centinaia di milioni di euro in pubblicta', quello e' il momento in cui e' inutile continuare ad attaccarla. E cominciare a lavorare a una sua nuova architettura", esordisce Sassoli de Bianchi, spiegando poi che l'Upa "ha commissionato una ricerca fra gli esperti del mondo della comunicazione, per capire le ragioni della lunga crisi dell'emittente pubblica e quali siano le sue prospettive". L'indicazione prevalente nella ricerca sul futuro assetto societario e' che "la Rai deve restare pubblica", perche' anche se "dovrebbe essere gestita con criteri di maggiore efficienza", il servizio pubblico "resta una garanzia democratica e un veicolo attivo di pluralismo", quindi serve "una governance piu' leggera, svincolata dalla patologica ingerenza politica". Per ottenere questo risultato "il filtro ipotizzato potrebbe essere il conferimento della proprieta' a una Fondazione in cui sia rappresentata l'articolata realta' sociale, culturale, economica e istituzionale del Paese". Quanto all'assetto editoriale "la proposta e' una rete generalista senza pubblicita', che giustifichi il pagamento del canone", il "recupero dell'evasione" dello stesso e favorisca "la sperimentazione di format e contenuti liberi dagli obiettivi commerciali". "I tempi -conclude Sassoli de Bianchi- sono maturi perche' una scelta vada compiuta , noi investitori pubblicitari daremo il nostro apporto perche' cio' avvenga con determinazione".
Immigrati: Mantovano, governo impugni una sentenza ingiusta
''Mi auguro che il governo impugni la decisione della Corte di Strasburgo . I presupposti della nostra condanna sono sbagliati in se'''. Lo dice, intervistato da 'La Stampa' l'ex sottosegretario agli Interni, Alfredo Mantovano, convinto che l'Italia non meriti la sentenza della Corte europea dei diritti umani. ''E' offensivo far passare l'Italia per un paese che calpesta i diritti umani - spiega - Grazie al nostro intervento migliaia e migliaia di vite umane sono state salvate in mare''. Della decisione di Strasburgo Mantovano contesta il fatto di ''sostenere che l'Italia ha proceduto ad espulsioni collettive'' e precisa che ''non di espulsioni si e' trattato quanto di riaccompagnamento. L'espulsione e' un termine che si puo' utilizzare quando l'allontanamento, l'espatrio coatto avviene sul territorio italiano. Nel nostro caso sarebbe avvenuto in mare''. Una decisione, dunque, sostiene l'ex sottosegretario, ''che va nella direzione opposta a quanto fu stabilito alla Conferenza Onu di Palermo del 2000 contro la tratta di esseri umani, e la decisione del Consiglio Ue del 2010 sul contrasto all'immigrazione clandestina''.
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