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''Non risolvono i problemi della gente e non aiutano il Paese a migliorare"

Giustizia, il monito di Ciampi: ''Basta leggi ad personam''. Saviano: ''Non possiamo tacere''

Carlo Azeglio Ciampi (Adnkronos)  Carlo Azeglio Ciampi (Adnkronos)
ultimo aggiornamento: 23 novembre, ore 10:38
Roma - (Adnkronos/Ign) - Il presidente emerito della Repubblica: ''Le riforme si fanno per i cittadini, non per i singoli. Io non do consigli a nessuno, meno che mai a chi mi ha succeduto al Quirinale. Ma il capo dello Stato, tra i suoi poteri, ha quello della promulgazione. Se una legge non va non si firma''. Bondi a Saviano. ''Eviti il demone della politicizzazione''
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Roma, 23 nov. (Adnkronos/Ign) - "Le riforme si fanno per i cittadini, non per i singoli. L'ho sempre pensato, ed oggi ne sono piu' che mai convinto: basta con le leggi ad personam, che non risolvono i problemi della gente e non aiutano il Paese a migliorare". Lo afferma il presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in un'intervista a 'La Repubblica'.

"Io - prosegue l'ex capo dello Stato - non do consigli a nessuno, meno che mai a chi mi ha succeduto al Quirinale. Ma il capo dello Stato, tra i suoi poteri, ha quello della promulgazione. Se una legge non va non si firma. E non si deve usare come argomento che giustifica sempre e comunque la promulgazione che tanto, se il Parlamento riapprova la legge respinta la prima volta, il presidente e' poi costretto a firmarla. Intanto non si promulghi la legge in prima lettura: la Costituzione prevede espressamente questa prerogativa presidenziale. La si usi: e' un modo per lanciare un segnale forte, a chi vuole alterare le regole, al Parlamento e all'opinione pubblica. Credo che per chi ha a cuore le istituzioni, oggi, l'unica regola da rispettare sia quella del 'quantum potes': fai cio' che puoi. Detto altrimenti: resisti".

"Qui ed ora, in Italia, non c'e' in gioco la vita delle persone. Ma ci sono i valori per i quali abbiamo combattuto e nei quali abbiamo creduto. In ballo c'e' la buona democrazia: credetemi, e' abbastanza per non mollare. La mia amarezza deriva dalla constatazione ormai quotidiana di quanto sta accadendo sulla giustizia, ma non solo sulla giustizia. E' in corso un vero e proprio degrado dei valori collettivi, si percepisce un senso di continua manipolazione delle regole, una perdita inesorabile di quelli che sono i punti cardinali del nostro vivere civile. Qui non e' piu' una questione di battaglia politica, che puo' essere anche aspra, come e' naturale in ogni democrazia. Qui si destabilizzano i riferimenti piu' solidi dell'edificio democratico, cioe' le istituzioni, e si umiliano i valori che le istituzioni rappresentano. Questa - conclude Ciampi - e' la mia amara riflessione...".

GIUSTIZIA, SAVIANO: ''NON POSSIAMO TACERE''. BONDI: ''EVITI IL DEMONE DELLA POLITICIZZAZIONE''

"Lei, caro Saviano, e' onesto ed entusiasta. E penso che sia stato proprio questo sincero entusiasmo a spingerla a proporre una sorta di petizione sul quotidiano 'La Repubblica' contro il decreto legge per il cosiddetto processo breve. Credo assolutamente nella sua buona fede e nella sua volonta' di fare qualcosa di buono per il Paese, e rispetto le sue idee anche se possono essere diverse dalle mie. Ma vorrei, proprio per questo, rivolgermi a lei chiedendole se non ritiene possibile trovare nuove vie di espressione rispetto alla propensione degli intellettuali italiani a farsi partito e farsi impadronire dal demone della politicizzazione e della partitizzazione della cultura". Lo scrive il ministro dei Beni culturali e coordinatore del Pdl, Sandro Bondi, in una lettera allo scrittore pubblicata sul quotidiano diretto da Ezio Mauro.

"Quando l'ho ascoltata parlare di cultura in televisione, ho avuto la speranza - prosegue l'esponente dell'esecutivo - che lei si distaccasse dall'approccio dell'intellettuale militante che nella storia del nostro Paese ha tradito la missione della cultura e spesso e' diventato intolleranza ideologica verso gli stessi intellettuali non irreggimentati. La prego non tradisca la speranza che ha suscitato. Non diventi anche Lei uno dei tanti scrittori che si identificano di fatto con una parte politica, anche se non e' la sua intenzione. Uno dei tanti intellettuali che finiscono per presumere di dare voce all'Italia civile contro l'Italia corrotta e incolta. Perche' lei per primo sa che non e' cosi', che la realta', anche quella del Mezzogiorno, e' molto piu' complessa e sfumata, non riducibile a semplificazioni politiche di comodo".

"L'Italia - conclude Bondi - sara' capace di diventare un Paese moderno e civile, innanzitutto se cessera' una guerra civile strisciante, se verranno meno le divisioni politiche artificiose, per lasciare posto al dialogo, all'ascolto, alla concordia e alla collaborazione fra tutte le persone di buona volonta', che si trovano in egual misura in tutte le forze politiche. Per questo vorrei invitarla a non abbandonare il suo impegno civile e culturale tanto piu' limpido e ascoltato quanto piu' alieno da pregiudizi ideologici, e di costruire insieme un linguaggio nuovo, una nuova disposizione d'animo, il superamento di vecchie barriere che sono il primo ostacolo ad affrontare quei mali che lei combatte con tanta forza e dignita'".

"Caro ministro Sandro Bondi, ho apprezzato - replica Saviano - il suo tono rispettoso e dialogante non scontato di questi tempi e quindi con lo stesso tono e attitudine al dialogo le voglio rispondere. Come credo sappia, ho spesso ribadito che certe questioni non possono ne' devono essere considerate appannaggio di una parte politica. Ho anche sempre inteso la mia battaglia come qualcosa di diverso da una certa idea di militanza che si riconosce integralmente in uno schieramento".

"Sono altrettanto convinto che a volte, proprio per semplice senso civile, non si possa stare zitti. Che bisogna prendere posizione al costo di schierarsi. E schierarsi non significa ideologicamente. La paura che questa legge possa colpire il Paese sia per i suoi effetti pratici, sia per l'ingiustizia che ratifica, in me e' assolutamente reale e per niente pretestuosa. In questi anni, ossia da quando vivo sotto scorta, ho avuto modo di poter approfondire cosa significhi, tradotto nel funzionamento di uno Stato democratico, il concetto di giustizia. Ho potuto capire che non tocca solo la difesa della legalita', ma che cio' che piu' lo sostiene e lo rende funzionante e' la salvaguardia del diritto e dello Stato di diritto".

"Ho deciso di pubblicare quell'appello perche' la legge sul processo breve mi pare un attacco pesante - non il primo, ma quello che ritengo essere finora il piu' incisivo - ai danni di un bene fondamentale per tutti i cittadini italiani, di destra o di sinistra, come ho scritto e come credo veramente. E le assicuro che lo rifarei domani, senza timore di essere ascritto a una parte e di poterne pagare le conseguenze. Non vi e' nulla in quel gesto che non corrisponda a ogni altra cosa che ho fatto o detto. Cio' che mi spinge a raccontare dei crimini del comunismo in Russia e dei soprusi delle multinazionali in Africa non e' un 'farsi impadronire dal demone della politicizzazione e della partitizzazione della cultura' bensi' un altro demone. Quello che ha lo scopo di raccontare le verita' o almeno provarci. In Italia la deriva che lo Stato di diritto sta prendendo e' pericolosa perche' ha tutte le caratteristiche dell'irreversibilita'. E' per questo - conclude Saviano - che agisco in questo modo, perche' e' l'unico modo che conosco per essere scrittore, e' questo l'unico modo che conosco di essere uomo".

IMMIGRATI, RUTELLI: ''CITTADINANZA A CHI SEPARA RELIGIONE E STATO''

"Una nuova legge deve contenere l'obbligo per chi voglia diventare italiano, o voglia ottenere il diritto di voto, di una dichiarazione-giuramento che coinvolga anche la separazione tra religione e Stato. Non basta un riferimento generale ai principi costituzionali". Lo dice in un'intervista al 'Corriere della Sera' Francesco Rutelli.

"Sarebbe - aggiunge - un momento simbolico alto", perche' "noi dobbiamo sposare l'Islam moderato e valutare a fondo la larga parte di Islam che esclude laicita' e pluralismo, un nucleo sostanzialmente estraneo alla democrazia. Ma so che la cittadinanza deve accompagnare l'integrazione sulla strada aperta dai ministri Pisanu e Amato. E cittadinanza in Italia deve significare anche uguaglianza tra uomo e donna. La dignita' della donna e' un punto di diversita' fondamentale rispetto all'Islam. Gli anni di attesa si possono ridurre, ma il criterio dell'anzianita' non soddisfa. Vanno introdotti anche criteri 'qualitativi'".

CASO MARRAZZO, EX CARABINIERE AUTISTA TRANS: '' MORTI CAFASSO E BRENDA NON SONO CASUALI''

"Ho una grande voglia di parlare, di dire tutto quello che so. Sulle trans e la gente che gira intorno a questo mondo". Lo annuncia a 'La Repubblica' un ex carabiniere che ha fatto da autista ai viados. "Tutto e' iniziato - prosegue - perche' abitavo qui. Ho fatto amicizia con alcune trans e ho iniziato ad accompagnarle in macchina. Ero senza lavoro, loro mi pagavano i passaggi. Era un modo per mettersi in tasca qualche soldo. E pian piano mi sono guadagnato la loro fiducia, mi raccontavano segreti".

"Ci ho messo poco a capire - continua l'ex carabiniere - che era un mondo marcio con storie terribili di sfruttamento e di droga. Non so cosa mi sia preso ma volevo aiutarle. Tanto che, dopo un po' sono andato dai carabinieri per offrire la mia collaborazione. Ho parlato proprio con uno di quelli che poi sono stati arrestati, lo conoscevo, era di zona, e lui mi ha detto che andava bene, di tenerlo aggiornato. Alcune trans mi hanno voltato le spalle, mi dicevano che ero una spia, che avevo contatti con i carabinieri".

"Mi sono sentito venduto, come se quelle rivelazioni fatte in caserma mi si fossero rivoltate contro, come se qualcuno avesse detto ai viados della mia volonta' di riferite i soprusi che subivano. Rimango convinto - conclude - che le morti di Rino e di Brenda non siano casuali. Non possono esserlo".

FISCO, SCAJOLA: ''AVVIARE RIDUZIONE IRAP IN AGGIUNTA AD ACCONTI IRPEF''

I primi sintomi della ripresa ci sono ''ma questo non basta. Dobbiamo consolidare e accelerare la ripresa con stimoli selettivi all'attivita' economica, pur nel rispetto del rigore dei conti dello Stato: per questo ho proposto di avviare una prima riduzione dell'Irap, in aggiunta dell'acconto Irpef di novembre''. Lo afferma il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, in un'intervista al 'Tempo', in cui propone inoltre di ''varare incentivi all'innovazione e ai settori produttive che piu' hanno subito l'impatto negativo della crisi''.

Sulla possibilita' di prorogare gli incentivi auto, il ministro sottolinea che ''l'esperienza di quest'anno e' stata positiva e ha dimostrato che gli incentivi all'acquisto di auto ecologiche si ripagano in gran parte, grazie all'aumento dell'Iva sulle maggiori vendite''. Gli incentivi dell'auto ''saranno gradualmente a scendere per non distorcere il mercato. Vareremo incentivi anche ad altri settori produttivi che sono stati piu' colpiti dalla crisi per far ripartire i consumi'', spiega Scajola.

Ora che la ripresa economica e' avviata ''e' giusto utilizzare selettivamente le risorse disponibili per accelerarla''. Scajola assicura quindi che ''non c'e' un caso Tremonti. C'e' la necessita' di decidere collegialmente sotto la guida del presidente Berlusconi la migliore politica economica per questa nuova fase''.

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ugc
ekain ha scritto (23/11/2009 - ore 12:56) segnala un abuso
ugc
GRAZIE CIAMPI!!!
ugc
ugc
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