I banchieri si difendono: "Inostri interventi per non strozzare il credito"
ultimo aggiornamento: 30 gennaio, ore 09:05
Milano - (Adnkronos) - Il presidente dell'Abi Giuseppe Mussari assieme agli altri responsabili delle associazioni di settore in una lettera al 'Corriere': "Ma serve una modifica di Basilea 3 su ponderazione interventi a Pmi
Milano, 30 gen. - (Adnkronos) - Le banche italiane sono "imprese che si confrontano e hanno per clienti altre imprese e famiglie, non essere in grado di servirle sarebbe un venir meno del nostro ruolo" ma "anche in tempi difficili come quelli che stiamo vivendo questo ruolo non è mai venuto meno". Lo scrive, in una lettera al 'Corriere' il presidente dell'Abi Giuseppe Mussari, assieme agli altri responsabili delle associazioni di settore, Alessandro Azzi, Carlo Fratta Pasini, Antonio Patuelli e Camillo Venesio. Nel 2011, ricordano, gli "impieghi hanno fatto registrare un tasso di crescita su base annua del 4,1% e oltre il 50% degli investimenti è stato erogato" a Pmi.
I banchieri elogiano come "grazie al primo intervento della Bce" che ha iniettato liquidità per circa 500 miliardi di euro "noi italiani, ma dovremmo dire noi europei, siamo stati messi in grado di evitare la riduzione del credito": senza questa iniezione, infatti, "non sarebbe rimasto che richiamare i crediti in essere e ridurre quindi i nostri attivi".
Ma per il futuro, i rappresentanti del settore bancario chiedono una modifica dell'attuale versione delle normative di Basilea 3 che "prevede un aumento della ponderazione per i crediti alle Pmi" che, spiegano, "determinerebbe che un credito che oggi assorbe una certa quantita' di capiale, domani ne assorbirebbe molto di piu', con l'ovvia conseguenza di ridurre la capacita' della banca di erogare la stessa quantita' di credito".
Governo: La Russa, nessuna lite, il Pdl e' tutto con Monti
Non c'e' un Pdl che sostiene Monti ed uno che invece lo contrasta e punta al voto anticipato. Lo afferma, in una intervista a Il Giornale, il coordinatore del Pdl Ignazio La Russa. "Non esiste -spiega- nessuna parte 'anti-Monti' nel partito. Io sono piu' pessimista di Alfano sul governo, ma di fondo la penso come lui. Siamo ad un bivio, tocca a Mario Monti sanare gli squilibri della sua azione di governo, forte coi deboli e debole coi forti, per convincerci a sostenerlo nei prossimi mesi". "Ma noi, a differenza del Terzo Polo che per sua convenienza vuole che arrivi al 2013 -aggiunge l'ex ministro- non abbiamo messo alcuna data di scadenza su Monti. Ne' anticipata ne' posticipata".
Scalfaro: Amato, presidente della transizione fu leale anche con Craxi
''E' stato il primo Presidente dela transizione. Nell'interpretare il ruolo istituzionale Scalfaro, che era un uomo molto leale e che si esponeva in prima persona, mise tutta la propria forte tempra: la dimensione morale era per lui al primo posto, sempre, anche in politica''. In un'intervista alla 'Stampa', l'ex presidente del Consiglio, Giuliano Amato, ricorda cosi' il presidente emerito Oscar Luigi Scalfaro, scomparso ieri a Roma. ''Scalfaro era un estimatore di Craxi -spiega Amato- gli era leale, e Craxi lo sapeva''. A chi gli fa notare che l'ex Presidente della Repubblica fu accusato dalla destra post-Tangentopoli di coprire Mani Pulite, Amato sottolinea: ''Fu accusato perche' era un ex magistrato. Ma lui privatamente diceva le stesse cose che disse nel suo discorso di fine anno del '92: non si cura un malato uccidendolo. Avverti' che non bisognava estendere le colpe ai singoli partiti: se crollano, ammoni', restera' un Parlamento senza legittimita'''. Dopo Luigi Einaudi e prima di Napolitano, Scalfaro e' anche il primo Presidente che ha formato un governo tecnico: ''Il governo Ciampi -fa notare Amato- che fu un governo tecnico con una maggioranza politica''. Come l'esecutivo Monti? ''Mi pare -replica l'ex premier- piu' una nuova versione delle convergenze parallele di Moro. Lasciamo al futuro quanto rimarra' del sostantivo, e quanto dell'aggettivo...'', conclude Amato.
Scalfaro: Mancino, non fu di parte e difese le istitituzioni
''Fu scelto per i suoi principi. Venendo dalla magistratura, Scalfaro ha sempre difeso l'autonomia e l'indipendenza dei pm. E in quegli anni di Tangentopoli, con i partiti che polemizzavano con i magistrati, rappresento' una sorta di garanzia di pulizia. Il Parlamaneto lo scelse perche' lo condiderava il traghettatore capace di fare uscire la politica dalla pesante crisi di indentita' e legittimita'''. L'ex presidente del Senato, Nicola Mancino, in un'intervista al 'Messaggero' ricorda cosi' Oscar Luigi Scalfaro, l'ex Presidente della Repubblica scomparso ieri a roma. A chi gli ricorda che la destra accuso' Scalfaro di essere il regista del ribaltone, Mancino replica sostenendo che l'accusa non e' fondata: ''Cosa si aspettavano coloro che l'accusarono di ribaltone da un uomo fedele alla Costituzione? Non poteva, Scalfaro, sciogliere le Camere senza aver prima verificato se in Parlamento vi fosse una maggioranza capace di sostenere un governo. E ricordo che fu Berlusconi a fare il nome di Dini''. Rispetto poi alle accuse di faziosita' indirizzate all'ex Capo dello Statio, Mancino taglia corto: ''Scalfaro ha aiutato la transizione in un periodo drammatico per il Paese. Tant'e' che prima indico' Amato e poi Ciampi a guidare il governo, due indicazioni ineccepibili. E forse questa polemica sarebbe dovuta finire da tempo''.
Scalfaro: Il Giornale, 'santo'? Noi non ci stiamo
E' una voce fuori dal coro quella del Giornale, che ricorda con accenti critici l'ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro morto ieri. 'Scalfaro santo, noi non ci stiamo', titola in prima pagina il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti. "E' morto Scalfaro, il presidente del ribaltone", scrive Vittorio Feltri. "Fu lui -aggiunge- con la collaborazione malandrina di Massimo D'Alema e Rocco Buttiglione, a convincere Umberto Bossi ad abbandonare la maggioranza di centrodestra, provocando cosi' la caduta del primo governo Berlusconi". E' quell'episodio che Il Giornale non perdona all'ex capo dello Stato: "ci si aspettava -prosegue Feltri- che Scalfaro, uscito momentaneamente di scena il Cavaliere, sciogliesse le Camere e indicesse elezioni anticipate. Neanche per sogno. Il Quirinale, non contento di aver sottratto la Lega alla coalizione che appoggiava l'esecutivo, si adopero', con i citati complici (D'Alema e Buttiglione), a far traslocare i padani nel centrosinistra allo scopo di dar vita ad un nuovo governo presieduto da Lamberto Dini, anche questi proveniente dalle file berlusconiane. "Un capolavoro di scorrettezza, un tipico imbroglio italiano perche' formalmente legittimo anche se, nella sostanza, irrispettoso della sovranita' popolare. Paradossalmente -conclude Feltri-chi aveva vinto le elezioni fu cacciato all'opposizione e chi le aveva perse fu promosso alla guida del Paese".
Rai: Rizzo Nervo, nomina Maccari illegittima
"L'eventuale nomina di Alberto Maccari a direttore del Tg1, domani, appare anche illegittima". Lo sostiene, in un'intervista al 'Corriere della Sera', il consigliere di amministrazione della Rai Nino Rizzo Nervo, sottolineando che "due anni fa proprio questo Consiglio di amministrazione ha votato una delibera in cui si impegnava a non affidare incarichi di responsabilita' editoriale a dirigenti Rai andati in pensione. Non erano previste deroghe. Invece Maccari, da neopensionato, dovrebbe addirittura dirigere il Tg1 fino al 31 dicembre". "Direi che Lorenza Lei e' stata piu' 'brava' di Masi, lo dico ironicamente, nell'opera di devastazione dell'azienda. Ha rigorosamente proseguito nel solco di un accordo di ferro Pdl-Lega esterno all'azienda", prosegue Rizzo Nervo che poi, nel merito del voto in cda su Maccari al Tg1 e Alessandro Casarin alla Tgr ribadisce "votero' contro". Quanto alle ipotesi di un voto contrario del presidente Garimberti, Rizzo Nervo aggiunge: Sara' lui a decidere. Ma ho parlato molto spesso con il presidente, concordando con lui, della necessita' di affidare il Tg1 a una guida sicura e autorevole per rilanciare una testata che ha perso ascolti, credibilita' e prestigio". "In nessuna azienda editoriale al mondo un direttore generale, che e' un dipendente, proporrebbe la nomina di un direttore sapendo che non incontra il favore del presidente. Non so come Lorenza lei possa, usero' una parola pesante ma molto chiara, fregarsene cosi' altamente dell'opinione di Paolo Garimberti", afferma ancora Rizzo Nervo che, infine, quanto alle eventuali dimissioni dei consiglieri di centrosinistra del cda nel caso passasse la nomina di Maccari, conclude: "Aspettiamo domani, vediamo la fine di questa storia anche in relazione alle scelte individuali".
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