Libia, Tremonti: "La crisi del Maghreb è 'il terzo mostro del videogame'"
ultimo aggiornamento: 26 febbraio, ore 10:02
Roma - (Adnkronos) - Il ministro dell'Economia in un colloquio con il 'Corriere della Sera': "Dinanzi a questo caos persino il sistema democratico europeo potrebbe entrare in tensione. Per reazione potrebbe esserci sterzata a destra sistema europeo"
Roma, 26 feb. - (Adnkronos) - "Dinanzi a questo caos persino il sistema democratico europeo potrebbe entrare in tensione. Per reazione potrebbe esserci una sterzata verso destra". Lo dice, in un colloquio con il Corriere della Sera, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, commentando la crisi del Maghreb e sottolineando il ruolo a suo giudizio poco incisivo sia degli Usa che del Vecchio Continente: "gli Stati Uniti non ci sono, l'Europa men che meno". Una crisi, aggiunge Tremonti, che rappresenta "il terzo mostro del videogame". "Nel videogame -sottolinea il ministro- siamo saliti di livello" e sono molti gli aspetti della crisi del Maghreb da analizzare: un conto e' l'innesco, "la speculazione sui prodotti alimentari che ha provocato le rivolte", altra cosa e' capire, ad esempio, "il ruolo dei social network" nella crisi che ha spazzato via in poche settimane i regimi di Tunisia ed Egitto e che ora ha messo in ginocchio quello libico: "sarebbe importante sapere se dietro questi giovani 'in rete' c'e' o meno qualcuno, ed eventualmente chi. Perche' delle due l'una: o sono stati cosi' bravi da produrre il rovesciamento del sistema, oppure sono stati cosi' ingenui da farsi strumento". Nelle rivolte Tremonti non vede una "regia religiosa anti-occidentale", ma di certo la crisi nel Maghreb destabilizza il quadro internazionale e avra' pesanti ripercussioni economiche, di portata simile a quelle che si determinarono "ai tempi della guerra del Kippur". Il 'terzo livello' del videogame ruota attorno al conflitto per le materie prime e per abbattere il "mostro" occorre "recuperare stabilita'".
"Sono piacentino e il candidato lo sceglieranno i torinesi tra candidati tutti torinesi". Pierluigi Bersani, intervistato da La Stampa, non si schiera sulle primarie a Torino. "Facciamo vedere a Berlusconi con una grande giornata di impegno che c'e' un altro modo -aggiunge- di fare politica rispetto a quello padronale. Nelle primarie non esistono drammi, li' abbiamo schierato belle candidature e ho ringraziato Fassino per la disponibilita', poi decideranno i cittadini".
I nomi per il candidato premier del Pd "sono molti", non c'e' solo quello del segretario Bersani. Lo dice, in una intervista al Corriere della Sera, Rosy Bindi, presidente del partito e vice presidente della Camera. "Le leadership possibili -aggiunge- sono molte. Nel cammino di una soluzione comune anche noi potremmo rinunciare al nostro candidato naturale, il segretario del partito". "Noi -spiega- dobbiamo cercare la persona capace di realizzare tre cose: l'operazione politica di un'alleanza vasta, vincere le elezioni, governare il Paese. I nomi sono molti. Non solo quello del mio segretario. Monti e' un nome autorevolissimo. Certo, nel momento in cui Vendola si rende disponibile ad una prospettiva piu' ampia perche' capisce che c'e' un'emergenza economica e sociale, non si possono non ascoltare le esigenze che la sua parte esprime". "L'alleanza tra sinistra e moderati -sottolinea Bindi- e' una strategia di medio e lungo periodo. Per strappare i moderati alla destra populista dobbiamo individuare il leader che rappresenti un punto di sintesi". Un'alleanza che vada da Fini a Vendola? "E' evidente -risponde Bindi- che ragionare sulle sigle di adesso, appunto da Fini a Vendola, si giustifica solo con l'emergenza dettata dalla necessita' di mandare a casa Berlusconi e di fare le riforme di cui l'Italia ha bisogno. Ma se usciamo dalle sigle di oggi, l'alleanza tra riformisti e moderati puo' essere strategica e non solo tattica ed emergenziale. L'Italia del dopoguerra si e' costruita cosi'. La grande operazione democristiana e' stata questa".
La legge sul fine vita, al centro di interminabili polemiche politiche, "mette in sicurezza, rispetto ai concreti pericoli di incursione di un magistrato ideologizzato, i comportamenti che nella realta' fattuale i cittadini realizzano nel nome di quella percezione del valore della vita che e' e deve rimanere cosi' radicata nella nostra coscienza collettiva". Lo afferma il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi in una lettera al Corriere della Sera. "Sarebbe invero colpevole e condannata ad un progressivo rattrappimento -aggiunge Sacconi- quella societa' che di fronte alla demenza senile dell'anziano o ad uno stato di incoscienza prolungato da trauma consentisse una soluzione eutanasica. E' proprio di fronte alle condizioni piu' gravi di fragilita' che una societa' vitale si deve dimostrare capace di amore e di solidarieta'". Il medico, osserva tra l'altro Sacconi, "non e' mai 'vincolato' alla decisione di un paziente. Non si puo' esigere un trattamento sanitario che il medico, in scienza e coscienza, non ritenga di effettuare. Insomma -conclude il ministro- se il paziente e' libero di rifiutare la terapia, un analogo principio liberale vale per il medico".
Chiunque governera' a Tripoli vorra' i prodotti Finmeccanica. Ad affermarlo e' il presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini, parlando, in un'intervista a 'Il Sole 24 Ore' delle ripercussioni della crisi libica sulle attivita' del gruppo. ''La Libia- spiega- prima di questa rivolta era per noi un mercato significativo. Siamo impegnati con un ordine per il controllo elettronico delle frontiere, abbiamo un importante appalto nel segnalamento ferroviario, abbiamo quasi completato le forniture di un contratto di 20 elicotteri da trasporto ottenuto a suo tempo, 17 gia' consegnati. AnsaldoBreda stava partecipando con buone possibilita' di successo ad una gara per treni passeggeri e merci da assegnare entro l'anno. Tutto ora si e' bloccato...Non sappiamo cosa succedera' ma pensiamo che qualunque governo futuro avra' bisogno di nostri prodotti''. ''Le nostre imprese- riferisce Guarguaglini- hanno messo solo 700 milioni di euro di acquisizioni nel budget dei prossimi 5 anni, un cifra prudenziale rispetto alla possibilita' di avere fino a 3,5 miliardi di contratti dalla Libia in tale periodo. Il blocco temporaneo di questo mercato rappresenta sicuramente una perdita, ma non e' una tragedia''.
''Mi censurano le lettere d'amore con Guttuso''. Dichiara Marta Marzotto in una intervista sul quotidiano La Stampa parlando della sua autobiografia, scritta in occasione del suo ottantesimo anno. ''Doveva uscire in questi giorni - spiega - ma l'opposizione di Fabio Carapezza alla pubblicazione delle lettere d'amore scritte da Renato Guttuso, ha bloccato la pubblicazione''. Ma cosa contengono queste lettere che il figlio adottivo di Guttuso non vuole che vengano pubblicate? ''Sono lettere d'amore, di passione, di gelosia, che raccontano la nostra storia - rivela - Sono state scritte a me, le ho io, ma sembra che comunque appartengano ai suoi eredi. Ma vorrei proprio capire perche' il signor Carapezza non vuole che vengano pubblicate. Di cosa ha paura?''. ''Mi raccontava i suoi sogni - racconta Marta Marzotto - ma anche i pensieri su di me che faceva da insonne. Mi diceva che ero il suo miele, il suo sangue, il suo respiro, il suo amore. E io mi sono dissetata di questo. Lui mi raffigurava nei quadri e a volte lo faceva senza che ci fosse la mia figura, come nella ''Notte di Gibellina'', dipinto ispirato dal terremoto del Belice, dove tra le fiamme del fuoco ci sono le lettere del mio nome''.
Torino, Bersani: chi vince primarie va bene, non mi schiero
"Sono piacentino e il candidato lo sceglieranno i torinesi tra candidati tutti torinesi". Pierluigi Bersani, intervistato da La Stampa, non si schiera sulle primarie a Torino. "Facciamo vedere a Berlusconi con una grande giornata di impegno che c'e' un altro modo -aggiunge- di fare politica rispetto a quello padronale. Nelle primarie non esistono drammi, li' abbiamo schierato belle candidature e ho ringraziato Fassino per la disponibilita', poi decideranno i cittadini".
Pd, Bindi:il candidato premier? non c'è solo Bersani
I nomi per il candidato premier del Pd "sono molti", non c'e' solo quello del segretario Bersani. Lo dice, in una intervista al Corriere della Sera, Rosy Bindi, presidente del partito e vice presidente della Camera. "Le leadership possibili -aggiunge- sono molte. Nel cammino di una soluzione comune anche noi potremmo rinunciare al nostro candidato naturale, il segretario del partito". "Noi -spiega- dobbiamo cercare la persona capace di realizzare tre cose: l'operazione politica di un'alleanza vasta, vincere le elezioni, governare il Paese. I nomi sono molti. Non solo quello del mio segretario. Monti e' un nome autorevolissimo. Certo, nel momento in cui Vendola si rende disponibile ad una prospettiva piu' ampia perche' capisce che c'e' un'emergenza economica e sociale, non si possono non ascoltare le esigenze che la sua parte esprime". "L'alleanza tra sinistra e moderati -sottolinea Bindi- e' una strategia di medio e lungo periodo. Per strappare i moderati alla destra populista dobbiamo individuare il leader che rappresenti un punto di sintesi". Un'alleanza che vada da Fini a Vendola? "E' evidente -risponde Bindi- che ragionare sulle sigle di adesso, appunto da Fini a Vendola, si giustifica solo con l'emergenza dettata dalla necessita' di mandare a casa Berlusconi e di fare le riforme di cui l'Italia ha bisogno. Ma se usciamo dalle sigle di oggi, l'alleanza tra riformisti e moderati puo' essere strategica e non solo tattica ed emergenziale. L'Italia del dopoguerra si e' costruita cosi'. La grande operazione democristiana e' stata questa".
Bioetica, Sacconi: legge mette al riparo da magistrati ideologizzati
La legge sul fine vita, al centro di interminabili polemiche politiche, "mette in sicurezza, rispetto ai concreti pericoli di incursione di un magistrato ideologizzato, i comportamenti che nella realta' fattuale i cittadini realizzano nel nome di quella percezione del valore della vita che e' e deve rimanere cosi' radicata nella nostra coscienza collettiva". Lo afferma il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi in una lettera al Corriere della Sera. "Sarebbe invero colpevole e condannata ad un progressivo rattrappimento -aggiunge Sacconi- quella societa' che di fronte alla demenza senile dell'anziano o ad uno stato di incoscienza prolungato da trauma consentisse una soluzione eutanasica. E' proprio di fronte alle condizioni piu' gravi di fragilita' che una societa' vitale si deve dimostrare capace di amore e di solidarieta'". Il medico, osserva tra l'altro Sacconi, "non e' mai 'vincolato' alla decisione di un paziente. Non si puo' esigere un trattamento sanitario che il medico, in scienza e coscienza, non ritenga di effettuare. Insomma -conclude il ministro- se il paziente e' libero di rifiutare la terapia, un analogo principio liberale vale per il medico".
Finmeccanica, Guarguaglini: Tripoli avrà ancora bisogno di noi
Chiunque governera' a Tripoli vorra' i prodotti Finmeccanica. Ad affermarlo e' il presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini, parlando, in un'intervista a 'Il Sole 24 Ore' delle ripercussioni della crisi libica sulle attivita' del gruppo. ''La Libia- spiega- prima di questa rivolta era per noi un mercato significativo. Siamo impegnati con un ordine per il controllo elettronico delle frontiere, abbiamo un importante appalto nel segnalamento ferroviario, abbiamo quasi completato le forniture di un contratto di 20 elicotteri da trasporto ottenuto a suo tempo, 17 gia' consegnati. AnsaldoBreda stava partecipando con buone possibilita' di successo ad una gara per treni passeggeri e merci da assegnare entro l'anno. Tutto ora si e' bloccato...Non sappiamo cosa succedera' ma pensiamo che qualunque governo futuro avra' bisogno di nostri prodotti''. ''Le nostre imprese- riferisce Guarguaglini- hanno messo solo 700 milioni di euro di acquisizioni nel budget dei prossimi 5 anni, un cifra prudenziale rispetto alla possibilita' di avere fino a 3,5 miliardi di contratti dalla Libia in tale periodo. Il blocco temporaneo di questo mercato rappresenta sicuramente una perdita, ma non e' una tragedia''.
Marta Marzotto: mi censurano lettere d'amore con Guttuso
''Mi censurano le lettere d'amore con Guttuso''. Dichiara Marta Marzotto in una intervista sul quotidiano La Stampa parlando della sua autobiografia, scritta in occasione del suo ottantesimo anno. ''Doveva uscire in questi giorni - spiega - ma l'opposizione di Fabio Carapezza alla pubblicazione delle lettere d'amore scritte da Renato Guttuso, ha bloccato la pubblicazione''. Ma cosa contengono queste lettere che il figlio adottivo di Guttuso non vuole che vengano pubblicate? ''Sono lettere d'amore, di passione, di gelosia, che raccontano la nostra storia - rivela - Sono state scritte a me, le ho io, ma sembra che comunque appartengano ai suoi eredi. Ma vorrei proprio capire perche' il signor Carapezza non vuole che vengano pubblicate. Di cosa ha paura?''. ''Mi raccontava i suoi sogni - racconta Marta Marzotto - ma anche i pensieri su di me che faceva da insonne. Mi diceva che ero il suo miele, il suo sangue, il suo respiro, il suo amore. E io mi sono dissetata di questo. Lui mi raffigurava nei quadri e a volte lo faceva senza che ci fosse la mia figura, come nella ''Notte di Gibellina'', dipinto ispirato dal terremoto del Belice, dove tra le fiamme del fuoco ci sono le lettere del mio nome''.
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