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L'ufficiale-eroe in trappola per 36 ore: "Essere solo al buio il terrore più grande"
ultimo aggiornamento: 16 gennaio, ore 12:12
Roma - (Adnkronos) - Manrico Giampedroni racconta in un'intervista a 'Il Secolo XIX' i momenti passati all'interno della Costa Concordia: "Ho sempre sperato di farcela, sempre. Non potevo mollare, ho continuato a pensare che ne sarei venuto fuori"
Roma, 16 gen. (Adnkronos) - "Al buio. E' stato il mio terrore essere solo al buio. Anche se la speranza non l'ho mai abbandonata". Manrico Giampedroni, l'ufficiale-eroe della Costa Concordia rimasto intrappolato nel relitto della nave per 36 ore, nonostante la paura non si pente di una vita trascorsa in mare. "Pentito? Nemmeno un secondo - risponde sicuro in un'intervista a 'la Repubblica' - Il mare e' la mia vita. Lavoro alla Costa da 18 anni, prima di diventare commissario facevo il macchinista". E di smettere e optare per la pensione, dopo questa brutta vicenda, "non se ne parla proprio - puntualizza in un'intervista a 'Il Secolo XIX' - perche' sono un marinaio". Nel relitto e' rimasto intrappolato mentre correva tra le cabine e il ponte per cercare passeggeri. "E' cosi' che sono caduto - conferma - stavo raggiungendo la plancia quando si e' aperta una buca e ci sono finito dentro. E' stata come una botola che mi si e' aperta sotto i piedi". E cosi' "sono precipitato per 4 o 5 metri - racconta - ho sentito un gran dolore alla gamba. Poi mi sono reso conto che ero finito dentro il salone ristorante e quando l'acqua ha cominciato ad entrare sono salito su un tavolo".
Ma "ho sempre sperato di farcela, sempre. Non potevo mollare, ho continuato a pensare che ne sarei venuto fuori". Giampedroni ha capito di averla spuntata quando ha "sentito che arrivavano da me, che ascoltavano i miei pianti. Quando ho sentito arrivare i soccorsi e' stata un'esperienza indescrivibile". Un pensiero va ai vigili che lo hanno salvato: "sono loro gli eroi", puntualizza. Mentre "io non lo sono, non scrivete queste cose. Per piacere".
Legge elettorale, Casini: "Ok a sistema tedesco e all'indicazione del premier"
"Non sono pessimista sulla legge elettorale. Credo che un accordo sia possibile se tutti mettiamo sul tavolo le nostre proposte e ci prepariamo a discuterne in modo costruttivo. Noi per esempio siamo favorevoli a un sistema proporzionale con sbarramento alla tedesca e siamo pronti a mantenere l'indicazione del candidato premier prima del voto, in modo che i cittadini possano scegliersi il governo, e non solo il partito. L'importante e' uscire dai sistemi rigidi, dalle coalizioni forzose, che in tutti questi anni ci hanno dato governi che non riuscivano a governare. In Germania, quando si va a votare, gli elettori sanno che l'alternativa e' tra democristiani e socialisti. Ma sanno anche che in caso di necessita' puo' accadere che si faccia la grande coalizione". Lo dice Pier Ferdinando Casini, in un'intervista a 'La Stampa'.
"Abbiamo molto da fare: non si tratta solo -aggiunge il leader centrista- di agire sui costi della politica, ma di riformare il bicameralismo, i regolamenti, la legge elettorale. Io penso che un'intesa su questi punti sia possibile e a portata di mano. Sulla distinzione di ruoli tra Senato e Camera c'e' larga condivisione. La riduzione del numero dei parlamentari di almeno cento dalla prossima legislatura e di un terzo a partire dalla successiva e' assolutamente necessaria. E sui regolamenti Luciano Violante ha messo a punto un progetto assai puntuale. Certo, si tratta di lavorare seriamente".
Liberalizzazioni: Alemanno, vanno fatte contro i poteri forti
"Le vere liberalizazzioni vanno fatte contro i poteri forti economici e dismettendo i grandi patrimoni statali". Lo dice il sindaco di Roma Gianni Alemanno, in un'intervista a 'Il Tempo'. "Un altro grande problema -aggiunge- e' quello di abbattere tutte le burocrazie, sia quelle dello Stato che quelle dei poteri locali, delle varie Sovrintendenze o dei procedimenti giudiziari troppo lunghi delle diverse magistrature. Tutto questo paralizza ogni iniziativa economica, blocca tutti i progetti di investimento". "Vanno evitate quelle riforme improvvisate che finiscono per minare profondamente la coesione sociale. Interventi come quelli sull'articolo 18 e forme di deregolamentazione selvaggia contro le categorie del ceto medio rischiano di rimettere in moto il conflitto sociale senza nessun effetto concreto sullo sviluppo".
Tv: Emilio Fede, faro' una trasmissione tutta mia ricordando Tv7
"Ci sono tante voci, faro' quello che l'azienda mi propone". Emilio Fede, direttore del Tg4, parla cosi' del suo futuro professionale, in un'intervista a 'il Giornale', aggiungendo che "a Mediaset c'e' chi tiene conto di quello che ho rappresentato. Prima del mio arrivo non c'erano ne' redazioni, ne' tg, ne' giornalisti. Prima o poi faro' una trasmissione tutta mia, di cui non posso dire nulla, ricordando le inchieste che facevo a 'Tv7' in Africa o quelle sui falsi diari di Mussolini".
Tv digitale: Pier Silvio Berlusconi, ingiusto pensare ad asta frequenze
"Pensare a un'asta non solo sarebbe ingiusto e iniquo, perche' in tutta Europa si e' proceduto con assegnazione gratuita. Ma sarebbe anche non realistico: per il business televisivo il vero problema non sono le frequenze, ma i pesanti investimenti per creare contenuti competitivi di livello". Cosi' Pier Silvio Berlusconi, vicepresidente di Mediaset, interviene sul tema delle frequenze. In un'intervista al quotidiano 'La Stampa', sottolinea come "fino a oggi tutte le frequenze, vecchie e nuove, Mediaset le ha pagate. E ogni anno versiamo decine di milioni di canone di concessione. E poi perche' crede che Sky si sia ritirata da una gara gratuita? Di certo ha pesato il fatto che oggi investire sulla tv free, vista la quantita' di canali e di concorrenza, e' estremamente rischioso. Il punto e' che come imprenditori tutti noi abbiamo bisogno di regole certe". E aggiunge: "Il ministro Passera ha tanti problemi sul tavolo. Spero possa studiare il caso a fondo e poi prendere la decisione giusta". Per il vicepresidente di Mediaset "il settore tv e' gia' liberalizzato. Ben venga la concorrenza, ma non deve essere creata in maniera dirigista snaturando le leggi di mercato". Quanto all'ipotesi di mettere un tetto agli spot?, Pier Silvio Berlusconi replica: "Tetti restrittivi? In un momento in cui per lo sviluppo ovunque si invocano liberalizzazioni? In Italia regole che vincolano la pubblicita' ci sono gia' e rispecchiano norme europee. Spezzettare il mercato artificialmente e solo per motivi politici indebolirebbe tantissimo la tv italiana, sia come industria sia per ricchezza di offerta. Ecco, non danneggiamo un settore cruciale per l'economia e l'identita' del Paese, un settore che produce informazione, cultura e posti di lavoro".
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