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La 'tregua' di Fini non piace a 'Libero' e 'il Giornale': troppo tardi
Pdl, Bocchino: "Da Fini atto di responsabilità, vedremo cosa farà Berlusconi"
ultimo aggiornamento: 29 luglio, ore 11:38
Roma - (Adnkronos) - Il deputato in una intervista a 'la Stampa': "Di sicuro stiamo nel partito. Non ce ne andiamo e non ci facciamo cacciare"
Roma, 29 lug. (Adnkronos) - "Di sicuro stiamo nel partito. Non ce ne andiamo e non ci facciamo cacciare". Lo dice Italo Bocchino, in una intervista a 'la Stampa' sulla situazione interna al Pdl. "Fini indica la soluzione per evitare che si sfasci tutto", dice il deputato 'finiano' a proposito della tregua proposta dal presidente della Camera al premier, "noi abbiamo fatto di tutto per evitare la rottura, se poi lui vuole prendersi la responsabilita' di cacciare Fini per difendere Verdini, lo spieghera' al mondo". Per Bocchino, "a un atto di responsabilita' se ne attende un altro. Se ci fosse invece un atto di irresponsabilita', allora ne prenderemo atto".
Pdl, la 'tregua' di Fini non piace a 'Libero' e 'il Giornale': troppo tardi
La 'tregua', la via d'uscita, proposta da Gianfranco Fini a Silvio Berlusconi per uscire dalle polemiche che stanno paralizzando il Pdl non piace a 'Libero' e 'il Giornale' che, in prima pagina, invitano senza mezzi termini il premier a rispedire al mittente gli inviti del presidente della Camera. Il piu' esplicito e' 'Libero', che dedica al tema diversi pezzi. "Il re delle giravolte stavolta non riesce a fare la frittata', scrive il direttore Maurizio Belpietro che ripropone ancora la questione della casa monegasca del patrimonio di An finita nella disponibilita' della famiglia Tulliani. "Gianfranco fa retromarcia. Troppo tardi', titola un altro articolo in prima dedicato all'ex leader di An: "Un divorzio che s'ha da fare", e' l'esplicita opinione di Mario Giordano nel pezzo. 'Il Giornale', che prosegue anche lui con la campagna sulla casa di Montecarlo, si affida al vice direttore Alessandro Sallustri: "Gianfranco si arende e depone le ami, ma non c'e' de fidarsi". Per Sallusti, quelli di Fini "sembra un appello trappola". E mentre 'Il foglio' pubblica in prima pagina il colloquio con Fini, anticipato ieri, con la strategia del presidente della Camera, e' cauto 'Il secolo': "Tutti danno per certa la resa dei conti nel Pdl, ma nessuno sa come", si legge in prima pagina dove c'e' spazio per un editoriale: "Le legnate non risolvono i conflitti".
Fiat: Marchionne, ora aspetto solo o un si' o un no
Sergio Marchionne, ad della Fiat interviene su 'La Stampa' con un lungo pezzo in cui fa il punto sulla situazione e le prospettive del gruppo. "Abbiamo passato gli ultimi tre mesi -scrive l'ad- da quando Fiat ha presentato Fabbrica Italia tra scioperi, cortei, commenti e dichiarazioni. Temo che non potremmo andare avanti all'infinito in questo modo". "C'e' solo una cosa su cui e' necessario pronunciarsi -avverte Marchionne- se avere una forte industria dell'auto in Italia oppure se lasciare questa prerogativa ad altri Paesi. Ci sono solo due parole che richiedono di essere pronunciate una e' si' l'altra e' no".
Nucleare: Umberto Veronesi, ecco perche' ho deciso di dire si'
"Alla fine ha prevalso in me il desiderio di partecipare con decisione al ritorno del nucleare in Italia, se pure a condizione di un programma ineccepibile dal punto di vista della qualita' scientifica, della sicurezza per l'uomo e per l'ambiente e della sostenibilita' economica". Cosi' l'oncologo Umberto Veronesi spiega, in un intervento su "La Stampa", perche' ha deciso di stare dalla parte del nucleare, sottolineando che "le polemiche sorte intorno alla proposta di una mia nomina a presidente dell'Agenzia per la Sicurezza Nucleare non mi stupiscono, anzi sono comprensibili e in gran parte giustificate". "In particolare capisco il pensiero del Pd difronte all'offerta che mi ha rivolto il Governo: riflette un dilemma che io stesso ho vissuto e sto ancora vivendo. Mi sono chiesto infatti se fosse giusto compiere una scelta che va contro la posizione del partito con il quale ho accettato di candidarmi al Senato. Oppure se non fosse piu' corretto operare una sorta di autocensura e dire no al coordinamento di un piano che pure considero importante per lo sviluppo del Paese" scrive Veronesi che pero' sottolinea che "alla fine a prevalso il desiderio di partecipare" anche se, afferma l'oncologo, "con questa scelta e' difficile continuare l'attivita' senatoriale". "Gia' avevo elaborato dentro di me questa consapevolezza, che poi mi e' stata espressa da molti membri del partito" scrive ancora Veronesi che da' "ragione" al senatore del Pd Roberto della Seta e spiega che non potrebbe continuare l'attivita' a Palazzo Madama "perche' la mia coscienza non me lo permetterebbe". "La legittima discussione sulla mia scelta ha tuttavia oscurato agli occhi della gente le sue motivazioni" sottolinea l'oncologo che spiega cosi' la sua scelta di dire si': "Mi spinge la mia convinzione che che l'energia nucleare e' un progresso scientifico straordinario per l'uomo e, proprio poiche' ci credo, ritengo in coscienza di dover offrire tutto il mio impegno di scienziato e di cittadino perche' il mio Paese, che amo, sia all'avanguardia in questo settore e non rimanga arenato per motivi ideologici".
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