Casini: ''Basta federalismo spot, non possiamo disgregare l'Italia''
Pier Ferdinando Casini (Adnkronos)
ultimo aggiornamento: 26 marzo, ore 19:01
Roma - (Adnkronos) - Il leader dell'Udc: ''Spero che dopo il voto si apra una stagione in cui si parli dei problemi degli italiani e non di quelli di Berlusconi'' (VIDEO)
Roma, 26 mar. (Adnkronos) - No al federalismo spot, sì a un federalismo che si faccia anche carico del Paese nella sua unità. Pier Ferdinando Casini, in un'intervista visibile sul sito Ign (www.adnkronos.com) e in onda sulle oltre 100 emittenti televisive regionali collegate via satellite alla piattaforma multimediale Adnkronos, per lo speciale 'Cosa sperare per l'economia dalle elezioni regionali', affronta il tema di 'Cosa possono fare le regioni per aiutare il governo centrale ad affrontare la crisi dell'economia nazionale'.
''Le Regioni - sostiene il leader dell'Udc - devono per prima cosa controllare meglio i conti della sanità in modo che tuteli i malati e non i partiti, che non tuteli gli affari di qualcuno, ma tuteli soprattutto la gente, che non vuole aspettare mesi in lista d'attesa, e vuole avere risposte certe da persone che sono professionisti e non militanti di partito''.
Casini mette quindi in guardia dai rischi di un ''federalismo spot che ci ha propinato la Lega'', che potrebbe allargare il divario tra Regioni ricche e Regioni povere. ''Noi riteniamo che sia bene essere più seri - puntualizza - Le regioni devono certamente pensare ai propri conti, anche a un loro prelievo fiscale, ma devono farsi carico complessivamente di un Paese che ha un requisito: la sua unità, non possiamo disgregare l'Italia''.
La conseguenza ''inevitabile'' di ''un federalismo spot'' sarebbe che crescerebbero gli squilibri tra Nord, Centro e Sud. Invece, la ricetta dell'Udc prevede: ''Una politica per la famiglia, col quoziente familiare già applicato a livello regionale, con una politica per coloro che perdono lavoro, e sono tanti, ci sono tanti italiani che lo stanno perdendo. Con una politica che sospenda gli studi di settore, artigiani e commercianti non ce la fanno più e le piccole imprese che devono essere tutelate anche nell'erogazione del credito''.
E conclude con l'auspicio che dopo il voto si apra ''una stagione in cui si parli dei problemi degli italiani e non di quelli di Berlusconi''.
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