
Censis, terziario vale 71% ricchezza prodotta nel Paese
ultimo aggiornamento: 19 marzo, ore 19:35
Secondo un rapporto dell'istituto di ricerca in Italia sono 2,9 milioni le aziende del settore e 15,5 milioni gli occupati.
Roma, 19 mar. (Labitalia) - Un totale di 2,9 milioni di imprese (il 55,4% delle aziende complessive in Italia), 15,5 milioni di occupati (il 66,5% del totale), il 71% del valore aggiunto prodotto (mille miliardi di euro). Sono questi i numeri dell'economia terziaria italiana, da come emerge da un rapporto stilato dal Censis, presentato oggi a Roma dal presidente e dal direttore dell'istituto di ricerca, Giuseppe De Rita e Giuseppe Roma. Il 50% del valore aggiunto nazionale, secondo il Censis, è riferibile ai servizi privati di mercato (dal commercio al turismo, dai trasporti ai servizi finanziari, alle attività professionali), il 21% al sistema pubblico e ai servizi alla persona. Il maggiore contributo viene da due comparti: la distribuzione commerciale (14,9%) e i servizi immobiliari (13,7%).
Ma, secondo la ricerca del Censis, non esiste oggi un terziario, ma molti 'terziari'. A cominciare dalla netta distinzione tra quello privato e quello pubblico, con differenze sostanziali in termini di produttività: molto più alta nel privato (70.960 euro per addetto) che nel pubblico (41.187 euro). Anche dal punto di vista delle dinamiche di breve periodo, i terziari presentano più differenze che caratteristiche comuni. Tra il 2004 e il 2008, il valore aggiunto è cresciuto in termini reali poco nel commercio (+1,8%) e nei servizi professionali (+2,5%), mentre gli incrementi sono significativi nelle telecomunicazioni (+14,3%) e nei servizi bancari e finanziari (+27,3%).
Dal rapporto di ricerca emerge anche una svolta 'ristrutturatrice' nel settore. Gli ultimi due anni hanno portato, infatti, secondo i dati raccolti dal Censis, a uno sgonfiamento e a una razionalizzazione del sistema d'impresa terziario, tradizionalmente caratterizzato da una forte dispersione. Il commercio ha registrato 136mila cessazioni di imprese nel 2009 (più di 144mila nel 2008). Tutti i diversi segmenti della distribuzione commerciale sono segnati da un'elevata 'mortalità', ma il più colpito è il commercio al dettaglio (più di 67mila esercizi chiusi nel 2009 e più di 70mila nel 2008). Il comparto trasporti e logistica ha chiuso il 2009 con un saldo negativo, tra imprese iscritte e cessate, di quasi 7mila unità, i servizi immobiliari con un saldo di oltre 7mila imprese in meno.
E per il Censis il terziario italiano è a bassa intensità di internazionalizzazione. Più debiti che crediti, infatti, per i servizi italiani all'estero: il settore presenta un disavanzo ormai strutturale, con un saldo negativo che ha sfiorato i 10 miliardi di euro nell'ultimo anno. La consistenza dei servizi esportati è però rilevante (81,4 miliardi di euro, ovvero circa un quinto del valore dell'export di merci) e il nostro Paese occupa la quinta posizione in Europa per valore delle esportazioni di servizi.
E, secondo il rapporto dell'istituto di ricerca, con i suoi 15,5 milioni di lavoratori, il terziario costituisce il principale bacino di impiego del Paese: un aggregato articolato ed estremamente differenziato, all'interno del quale convivono le più diverse figure professionali. Negli ultimi quindici anni, a fronte di una riduzione dell'occupazione nell'agricoltura (-468 mila posti di lavoro) e nell'industria (-72 mila), il terziario ha aumentato la propria base occupazionale di oltre 3 milioni di lavoratori (+24,2%), facendo innalzare il tasso di 'terziarizzazione' del lavoro dal 60,3% al 66,5%. E, allo stesso tempo, si è progressivamente espansa la componente del lavoro dipendente a svantaggio degli autonomi: negli ultimi cinque anni (2004-2009) gli indipendenti sono calati del 4,6%, mentre gli occupati alle dipendenze crescono dell'11,8%.
I dati raccolti dall'istituto di ricerca dicono anche chi 'vince' e chi 'perde' nel nuovo terziario. Tutto il mondo dei servizi sociali alla persona e alla famiglia costituisce un'area in forte crescita occupazionale: è quella che ha contribuito di più all'immissione di nuovi lavoratori, registrando anche nell'ultimo quinquennio l'incremento più significativo (+29,5% tra il 2004 e il 2009). Ci sono poi aree in consolidamento, che hanno avviato da tempo processi di ristrutturazione interna, come la sanità e l'istruzione, segnate da crescita occupazionale (+4,8%) e rafforzamento della qualità professionale (il 46% di lavoratori laureati). La crescita del lavoro nei servizi alle imprese (+12,5%) si è accompagnata a un forte incremento della componente dipendente, in controtendenza con le caratteristiche del settore, che vede ancora una preponderanza dei lavoratori autonomi (quasi il 40%).
Ma è la bassa qualità dell'occupazione a rappresentare, seondo il Censis, il fattore di maggiore criticità del terziario: il 10,2% degli addetti è costituito da lavoratori non qualificati, e sono loro ad aver registrato il tasso di crescita maggiore (+16,4% contro la media del 6,5%). Nell’ultimo quinquennio, dei 944mila occupati in più nei servizi, 233mila sono personale non qualificato, mentre le figure altamente specializzate aumentano solo di 79mila unità.
Nella ricerca si è indagato anche l'aspetto dell'imprenditorialità nel sociale. L'enorme crescita della domanda di servizi in grado di garantire la qualità della vita, e accompagnare l'invecchiamento della popolazione, rende il terziario per la persona non più dipendente dalla sola spesa pubblica. E' oggi in atto, infatti, una riarticolazione imprenditoriale e organizzativa complessa, che comprende pubblico, privato 'for profit', 'no profit', con una gradazione che va dal micro-welfare familiare del milione e mezzo di badanti e del personale di cura domestico, al welfare territoriale (650 mila operatori), fino all'imprenditorialità sociale for profit (più di 1,4 milioni di addetti).
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