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Da 'Stati generali' Cnel allarme per donne 'sovraistruite' ma discriminate

Lo studio presentato al Cnel (Foto Labitalia)   Lo studio presentato al Cnel (Foto Labitalia)
ultimo aggiornamento: 02 febbraio, ore 19:55
Durante il dibattito sono stati presentati dati di Istat (video), Bankitalia e Isfol. I commenti dei sindacati.


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Roma, 2 feb. (Labitalia) - Una forte carenza dei sistemi sociali, delle politiche di welfare, della divisione delle mansioni nella cura della famiglia, della formazione, dei servizi e della conciliazione tra impegni lavorativi e domestici. Il tutto, a discapito non solo dell'occupazione femminile, ma dell'intera economia. E' quanto emerso oggi dal convegno 'Stati generali sul lavoro delle donne in Italia' che si è svolto al Cnel, a Roma.

"La componente femminile presenta due tassi di discriminazione, riguardanti, rispettivamente, disoccupazione e remunerazione", ha dichiarato Antonio Marzano, presidente del Cnel, in apertura del tavolo.

Anna Piatti, responsabile della segreteria tecnica del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, è poi intervenuta all'incontro in nome del ministro Elsa Fornero. "Le azioni che intendiamo portare avanti nei prossimi mesi -ha annunciato Piatti- sono relative alla conciliazione tra lavoro e cura della famiglia. Bisogna ribilanciare la partecipazione degli uomini -ha continuato- attraverso più congedi paritari; crediamo, infatti, che la distribuzione di oneri e onori, in famiglia, faccia bene a tutti, anche ai figli". Da una parte, dunque, "intervenire per il tempo dedicato alla famiglia, dall'altra intervenire per quello relativo al lavoro, per esempio migliorando l'accesso al credito delle donne", ha sottolineato Piatti. "Bisogna intervenire -ha aggiunto- con politiche di conciliazione; abbiamo già riaperto il dossier delle 'dimissioni in bianco', al quale dobbiamo porre un forte ostacolo". A conclusione del suo intervento, Piatti ha rimarcato che, in ogni caso, "il tema donne non può essere legato solo alle donne".

A proseguire il dibattito Giuseppe Casadio, presidente della Commissione II del Cnel, che ha focalizzato l'attenzione sull'inattività delle donne: "Se la disoccupazione femminile crescesse sarebbe bello, perché vorrebbe dire che le donne entrano nel mercato del lavoro, mentre così non è: ad oggi, infatti, ci sono barriere all'ingresso e altre pratiche che non lo permettono".

Per Marco Centra, ricercatore Isfol, tra i motivi dell'inattività delle donne ci sono: "Cura dei figli, incompatibilità con la gestione domestica e scoraggiamento a inserirsi in liste di mobilità".

Si è inoltre verificato un cambiamento nella distribuzione dei carichi femminili, passando "da madri a 'nonne sandwich', che devono sostenere il carico di genitori anziani, figli a casa e impegni sempre crescenti", come ha spiegato Linda Laura Sabbadini, direttore del dipartimento Statistiche sociali e ambientali dell'Istat. Sabbadini ha inoltre evidenziato i cambiamenti in atto: "Le donne entrano in ritardo nel mondo del lavoro e hanno un'istruzione maggiore, superiore ai ruoli che ricoprono".

L'intervento di Antonietta Mundo, coordinatore generale Statistiche attuariali dell'Inps, ha riguardato quindi gli ammortizzatori sociali per le donne. E' emersa una tendenza generale per cui "il datore di lavoro preferisce mettere in cig gli uomini, forse perché le donne costano meno, o forse perché sono in numero minore". Dati che confermano le differenze di genere quantitative e qualitative relativamente all'occupazione.


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