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De Masi, nel futuro meno mansioni esecutive e più attività creative

ultimo aggiornamento: 31 gennaio, ore 19:03
Presentato a Catania studio su come evolverà lo scenario professionale.


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Catania, 31 gen. (Labitalia) - "Le nuove generazioni dovranno investire nella cultura e negli studi umanistici: un telefono cellulare deve essere sì prima costruito, ma soprattutto riempito di i contenuti. La tecnologia è nulla senza il sapere". Così Domenico De Masi, docente di Sociologia delle professioni all'università 'La Sapienza' di Roma, è intervenuto al convegno, a Catania, 'HR 2020. Storie e prospettive', organizzato da Aidp (Associazione italiana per la direzione del personale) in collaborazione con le società Carter&Benson, S3.Studium e la scuola di formazione Bosch Tec, e con la partecipazione di Confindustria Giovani Catania.

Il seminario è stata l'occasione per la presentazione di uno studio sul futuro delle professioni, realizzato dallo stesso De Masi con il contributo di 15 direttori del personale, da cui emerge uno scenario ben preciso. "Fra meno di 10 anni -ha spiegato il sociologo- i lavori esecutivi saranno sempre più assorbiti dalle macchine, trasferiti nei Paesi emergenti o affidati a immigrati" .

A essere 'premiati' saranno però gli 'umanisti' e i 'creativi'. "Gli occupati in attività creative (il 33%) rappresenteranno la parte centrale del mercato più garantita e meglio retribuita", ha infatti detto De Masi aggiungendo che "nel futuro non si parlerà più di lavoro, ma di lavori, la popolazione italiana sarà più multinazionale, multilingue e multiculturale". Di conseguenza, secondo lo studio, sarà sempre di meno il lavoro dipendente.

Al convegno si è provato a immaginare il mondo nel 2020: la popolazione mondiale aumenterà di un miliardo; il Pil pro capite sarà di 15 mila dollari, contro gli attuali 8 mila, l'Occidente avrà ridotto del 15% il proprio potere di acquisto; accanto ai Bric (Brasile, Russia, India e Cina) saranno emersi i Civets (Colombia, Indonesia, Vietnam, Egitto, Turchia e sud Africa); informatica, ingegneria genetica e nanotecnologie saranno le tecnologie dominanti.

Di conseguenza ci saranno cambiamenti nello scenario professionale, che De Masi così ha riassunto: "Le risorse umane dovranno gestire nuove forme conflittuali, agire tramite blog e social network, strumenti centrali per il rafforzamento della cultura aziendale, per gestire il clima interno, per creare la leadership, per la ricerca di nuovi talenti; il sindacato -ha detto- abbandonerà le logiche del passato ponendosi in maniera costruttiva verso le aziende”.

Gli occupati in lavori esecutivi (il 66%) nel 2020 lavoreranno con minori garanzie, per un massimo di 80 mila ore nella vita, "la globalizzazione e le tecnologie eroderanno il lavoro, ridistribuiranno la ricchezza, il sapere, il potere, e le tutele provocheranno conflitti crescenti", ha concluso De Masi.


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