
De Viti (Confindustria Ancma), in nessun altro Paese Ue obbligo casco bici
ultimo aggiornamento: 29 aprile, ore 16:51
Le critiche dell'Associazione nazionale ciclo motociclo accessori al Ddl sulla sicurezza stradale.
Roma, 29 apr. (Labitalia) - Caschi obbligatori anche per la bici: è quanto prevede il Ddl sulla sicurezza stradale in discussione al Senato. Il provvedimento, così com'è, però non piace a Confindustria Ancma, Associazione nazionale ciclo motociclo accessori. "Abbiamo sentito dire cose sbagliate come 'ce lo ha chiesto l'Europa' -commenta con LABITALIA Claudio De Viti, responsabile Moto di Confindustria Ancma- e questo non è affatto vero. In nessun altro Paese d'Europa, c'è l'obbligatorietà del casco per andare in bici. L'Europa, invece, ha normato la vendita dei caschi e stabilito gli standard di qualità, ma non ha certo imposto l'obbligo dell'uso". Inoltre aggiunge De Viti, "chi pratica un'attività sportiva con la bici il casco ce lo ha già ma è chiaro che la massaia ferrarese che va a fare la spesa o al cimitero in bicicletta fa molta resistenza a indossare un casco".
Diverso invece, il caso dell'obbligatorietà del casco per i minori. "Sembra che l'obbligo potrebbe essere previsto solo per i minori fino a 14 anni. Questa tutela sarebbe corente -spiega De Viti- con quanto è stato fatto, ad esempio sui campi da sci per giovani sciatori e snowboarder, prevendo l'obbligo del casco protettivo fino ai 16 anni". Tra le novità del Ddl anche l'introduzione in via sperimentale del 'casco elettronico', dotato di una 'scatola nera', un dispositivo che rileva ("allo scopo di garantire la sicurezza stradale", dice il ddl), la tipologia del percorso, la velocità media e puntuale del veicolo, le sue condizioni tecnico-meccaniche del medesimo e in caso di incidente, aiuta ricostruirne la dinamica.
Ma, per ora, dice ancora De Viti "si tratta di una sperimentazione e resta da vedere quanto utile". "Come Ancma -precisa- rappresentiamo il 95% dei produttori di caschi, e posso dire che nessuno produce questo casco. Inoltre collegare il funzionamento della moto al casco può essere soggetto a problemi, in caso di arresto, di guasto della moto oppure ci possono essere interferenze che alterano i dati. Non solo, ma se si presta la moto ad un familiare non potrà usarla, non avendo lo stesso casco. Fortunatamente -aggiunge De Viti- anche gli esperti interpellati dalle commissioni parlamentari hanno approvato il casco elettronico solo per sperimentazione".
E proprio ieri, la Commissione Lavori Pubblici del Senato ha pprovato su proposta del relatore del Ddl sulla sicurezza stradale, Angelo Maria Cicolani (Pdl), un emendamento che prevede l'obbligatorietà del seggiolino ("con appoggi per gli arti inferiori e superiori") sulla moto per trasportare i minori fino a 12 anni. Una norma che non trova d'accordo Confindustria Ancma. "Già oggi -spiega De Viti- ci sono dei vincoli per il trasporto dei minori: la legge 160 del 2007 vieta ai conducenti di motociclo e ciclomotore di trasportare bambini di età inferiore ai cinque anni".
Ma il dato più preoccupante è che "mentre nel caso delle autovetture, la funzione del sedile di sicurezza -spiega De Viti- è evidentemente quella di prevenire, in caso di incidente o di brusco rallentamento, l'impatto del bambino contro le parti rigide del veicolo (schienale del sedile passeggero, parabrezza o portiera e montanti della carrozzeria), è evidente che a bordo di un ciclomotore o di un motociclo, è la mancanza stessa di un abitacolo chiuso a prevenire il rischio che il minore, in caso di incidente, vada ad impattare contro le parti rigide del veicolo". "Al contrario -conclude De Viti- l'incolumità del conducente e del passeggero, indipendentemente dall’età e dalla statura, è garantita proprio dalla possibilità di svincolarsi dalla moto in caso di caduta, come peraltro ampiamente esemplificato dagli incidenti motociclistici nelle competizioni sportive".
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