
E' forte la spinta di creatività per il 75% degli italiani
ultimo aggiornamento: 07 giugno, ore 15:00
Il 32% degli intervistati ha un forte spirito creativo. Indagine promossa dalla Camera di commercio di Roma.
Roma, 7 giu. (Labitalia) - La spinta alla creatività, in Italia, è forte e marcata e contraddistingue, nel complesso, oltre il 75% degli italiani. E' quanto emerge dall'indagine socio-economica 'Italia e creatività: padri analogici e figli digitali, condotta dalla SWG per conto della Camera di Commercio di Roma, focalizzata sulla propensione degli italiani al cambiamento e allo sviluppo dello spirito creativo e presentata oggi a Roma. Il 32% degli intervistati ha un forte spirito creativo, che si esprime in un approccio dinamico e attivo, aperto e costruttivo.
A questo dato si aggiunge un altro 42,5% che dimostra di avere una buona spinta creativa, pur non riuscendo a esprimerla compiutamente per paura del rischio, per routinarietà, ma anche per mancanza di spinta e di competenze. Solo il 25,5% appare nettamente chiuso a qualunque forma di spinta innovativa.
L'82% degli intervistati si dichiara curioso e pieno di interessi e il 50% è propenso allo scambio di idee e competenze. Il 58% degli intervistati dimostra di avere voglia di cimentarsi con temi e aspetti sempre nuovi e il 64% appare dotato di una spinta al cambiamento. Il 43% degli intervistati si definisce reattivo, pronto a far fronte alle trasformazioni con elasticità e spirito di cambiamento, mentre un altro 47% rimane oscillante. Solo il 10% è tendenzialmente rinunciatario e disfattista.
Quali sono i fattori che limitano e frenano la creatività nel nostro Paese? Secondo l'indagine della Camera di Commercio di Roma, la gerarchia è il principale killer (39%), seguito dallo stress e dalla pressione temporale (35%) e dalla routine (30%). Anche altri due fattori giocano un ruolo frenante: la scarsa motivazione (30%) e la paura di sbagliare (29%).
I freni della creatività, in Italia, appaiono, pertanto generati dal comportamento delle persone, specie dai superiori, da chi detiene, a vario titolo, il potere (economico, aziendale, sociale e politico). A esso si lega, specie nell'universo produttivo e formativo, la scarsa attenzione al clima interno, all''ambient' di lavoro o di studio. Non solo. La ricerca riconduce in luce anche quanto pesino, tra i freni alla creatività, il clientelismo e il baronismo, specie per l'attitudine a non riconoscere e premiare i meriti.
Oltre a questi fattori, ci sono altri elementi individuali che agiscono da freno alla creatività e che possiamo rubricare sotto il titolo del 'trittico delle paure': il timore di sbagliare, il timore di essere mal giudicati, il timore di non essere capaci. Elementi che richiamano con forza l'importanza di un 'ambient' aperto e tollerante e dell’assoluta e strategica valenza dei percorsi formativi.
Le donne appaiono complessivamente più frenate degli uomini nell'espressione della propria creatività. Il 46% teme le conseguenze di eventuali errori, il 41% ha paura di esporsi e di essere malgiudicata, il 41% dichiara di sentirsi costantemente osservata e controllata, il 39% dubita delle proprie capacità di riuscita; tutti aspetti su cui le percentuali di riconoscimento maschile sono più basse, oscillando tra il 34% e il 28%.
I 18-24enni appaiono come la generazione più frenata in termini di creatività e innovazione e subiscono forti blocchi, legati alle paure e all'insicurezza individuale, in misura maggiore anche rispetto alla generazione immediatamente successiva (25-34enni).
Inoltre, la metà dei 18-24enni si sente demotivata ancor prima di iniziare; il 49% si descrive già appiattito e narcotizzato dalla routine e dalla tendenza a seguire gli schemi diffusi; il 43% si confessa affetto da pigrizia. La fascia dei 25-34enni si pone esattamente a cavallo delle generazioni che la seguono e la precedono, poiché contiene in sé quell'amalgama di insicurezza, demotivazione e pigrizia che esplode dirompente tra i giovanissimi.
L'indagine della Camera di Commercio di Roma ha fatto il punto anche su cosa possa stimolare la crescita. Gli italiani costruiscono una specie di pentagono della propulsione alla creatività: la scoperta, ovvero l'accesso a nuove informazioni, dati e conoscenze (48%) e l'ambiente in cui le persone vivono e operano (48%); la formazione (47%); la possibilità di avere dei 'maestri' (43%); il riconoscimento del merito e la ricompensa per l’atto creativo (42%); l'ambizione individuale (41%).
Per gli italiani del 2010, innovazione e afflato creativo sono determinati soprattutto dalla preparazione e dalla competenza (51%), definite come fondamentali. Determinanti appaiono, inoltre, la creatività e la capacità di innovazione (36%), le conoscenze (34%) e le capacità relazionali (33%), oltre a fattori quali determinazione e spirito di sacrificio (32%). Corollari sono poi la capacità di adattamento (29%) e la fortuna (28%). Tra gli elementi ritenuti utili vi sono aspetti quali la mancanza di scrupoli (13%), lo spirito di competizione (11%) e la velocità (9%).
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