
Federmanager, per donne 'tetto cristallo' inizia a infrangersi
ultimo aggiornamento: 17 marzo, ore 14:16
Secondo un'indagine sulle manager delle industrie italiane, sono più giovani, più istruite e con un'anzianità aziendale inferiore a quella dei colleghi uomini.
Roma, 17 mar. (Labitalia) - Sono più giovani, più istruite e con un'anzianità aziendale inferiore a quella dei colleghi uomini: hanno meno di 45 anni. Sono le manager delle industrie italiane, che sembrano aver seriamente iniziato a sfondare il famigerato 'tetto di cristallo'. E' quanto emerge dall'indagine realizzata da Federmanager che, per dare un quadro completo dell'universo dell'alta dirigenza in Italia, ha messo a confronto per la prima volta il punto di vista delle due parti in gioco, cioè quasi 1.000 tra donne e uomini, tutti dirigenti in aziende industriali di diversa dimensione, dislocate sull'intero territorio nazionale.
Le dirigenti italiane qualche passo avanti lo hanno fatto, in primis, in termini di retribuzione: se le donne guadagnano ancora un 12% in meno dei colleghi, la parità è quasi raggiunta, e a volte superata, per quanto riguarda i benefit, in particolare polizze assicurative (70,2% contro il 65,3%), stock options (16,7% contro 13,2%) e borse di studio (3,6% contro 1,5%). E se è vero che continua a essere difficile conciliare lavoro e famiglia - tra le intervistate il 64,8% è sposato e il 65,9% madre, mentre è sposato l'86,1% degli uomini e ha figli l'85,2% - le manager sono sempre più selettive. A cominciare dalla scelta del partner: dichiarano di avere un compagno laureato e con un incarico di imprenditore, dirigente o consulente rispettivamente nel 67,9% e nel 63,2% dei casi. Gli uomini solo nel 51,6% e nel 13,7% dei casi confermano questi status per le loro compagne.
Come risulta ormai evidente negli Stati Uniti, anche le dirigenti italiane si confermano forti e sempre più autonome, anche dal punto di vista retributivo: quasi il 48% dichiara oggi di guadagnare più del proprio compagno. Donne indipendenti quindi, non solo dal punto di vista economico, ma soprattutto nelle scelte di vita: donne che gestiscono un equilibrio complesso, in ufficio e a casa, e che investono le proprie risorse personali con forte attenzione.
Ma all'interno dell'ambiente domestico l'evoluzione stenta ancora ad emergere: solo il 45,9% delle intervistate, a dispetto del 77,9% degli intervistati, ritiene che la gestione familiare sia equamente condivisa con il partner, mentre il 27,6% di loro dichiara di occuparsi in tutto e per tutto della famiglia (situazione che per gli uomini è vera solo nel 3% dei casi). Se si passa ad approfondire le dinamiche interne all'ambito aziendale, il rapporto tra dirigenti donna e dirigenti uomo è ancora di 1 a 6, ma fra i quadri la proporzione cresce in favore delle donne, che arrivano a ricoprire la metà delle posizioni. Le donne stentano ancora ad andare oltre la categoria di quadro, ma la loro presenza in veste di dirigente all'interno dell'azienda è ormai da tutti considerata una normalità.
Cosa frena allora la possibilità di carriera delle donne? Entrambi i sessi concordano sul fatto che i principali limiti siano la maternità, reale e potenziale, e le dimensioni dell'azienda: è tanto più difficile, infatti, essere nominata dirigente nelle piccole realtà. Ci sono poi altre difficoltà fortemente sentite dalle donne, a cui i colleghi danno invece minor peso: sono convinte di dover "risultare molto più preparate e dedite al lavoro" per poter diventare dirigenti (86,6% di assenso femminile contro il 40,8% maschile); che dopo la nomina, per una donna sia molto più difficile andare oltre un certo livello (80% contro 37,7%); che le probabilità di subire mobbing per loro aumentino notevolmente (41,9% contro 9,4%).
Convergenza e divergenza di opinioni anche quando si passa alle qualità e ai difetti. Tutti concordano che le donne si distinguono per buona preparazione, forte motivazione, determinazione e impegno costante. Mentre l'essere 'multitasking' è una qualità femminile per l'86,9% delle intervistate, ma solo per il 33,9% dei loro colleghi. Viceversa, gli uomini hanno un occhio più critico verso i limiti delle manager, ritenendole troppo suscettibili e competitive.
E la crisi? In comune c'è la preoccupazione per l'impatto che essa ha avuto, ma per quanto riguarda il rischio di riduzione dello stipendio, o di un eventuale licenziamento, i timori si fanno sentire maggiormente tra la componente femminile, che da questo punto di vista si sente un po' più debole rispetto ai colleghi. Quando però donne e uomini vengono messi di fronte alla domanda sulle priorità da sostenere per favorire la crescita professionale delle donne, in coro convergono sul bisogno di un vero e proprio mutamento culturale: a cominciare dalla liberalizzazione della maternità, ma anche la valorizzazione delle differenze tra uomo e donna, l'aumento del numero delle dirigenti e la promozione di telelavoro e formazione a distanza.
Quanto alle 'quote rosa', una legge per introdurle nei consigli di amministrazione raggiunge tra le donne appena la metà dei consensi (52,7%). Più forte si rivela invece il sostegno alla promozione di accordi volontari tra le parti per incrementare gradualmente la presenza di donne dirigenti (59,7%) e, soprattutto, all'introduzione di una forma di certificazione delle pari opportunità applicate in azienda (71,2%). Decisamente in minoranza, ma con le stesse preferenze, gli uomini che condividono queste proposte: rispettivamente, il 21,3%, il 37,7% e il 43,1%.
"Da questo quadro emerge una situazione non ancora soddisfacente e ben distante dalle situazioni in essere in altri Paesi europei - sottolinea il presidente Federmanager, Giorgio Ambrogioni - ma sta evolvendo positivamente, come emerge da un raffronto dei dati di questa indagine con analisi svolte in passato da Federmanager. Diminuisce, seppur troppo lentamente il gap retributivo tra uomini e donne ma, nel contempo, le donne cominciano a primeggiare in settori quali il marketing, la ricerca, la gestione delle risorse umane e nei servizi legali. Leggendo in controluce i dati di cui disponiamo - conclude - emerge chiaramente come le donne manager siano molto più attente ai valori della selezione meritocratica, della responsabilità sociale e dell'etica: sono valori fondamentali per aiutare il Paese a uscire da una crisi pesante che non è solo economico-sociale ma anche valoriale".
dentro Lavoro
articoli correlati
tutte le notizie di Dati




















