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Maltempo: è caccia alle catene da neve tra ordinanze e allarme prezzi

ultimo aggiornamento: 06 febbraio, ore 18:18
L'industria del settore fa difficoltà a rifornire i distributori.


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Roma, 6 feb. (Labitalia) - Emergenza maltempo, neve, disagi e in qualche caso obbligo di circolare con catene da neve a bordo sancito dalle ordinanze. Tutto previsto, eppure molti italiani si sono ridotti all'acquisto dell'ultimo minuto. Ma i distributori sono a secco di catene, le aziende produttrici fanno fatica a far fronte alla domanda, e dall'Adiconsum giunge l'allerta: è già speculazione sui prezzi.

"Il mercato delle catene da neve è un mercato particolare; posso dire per esperienza che, nonostante sia uno strumento molto utile per chi viaggia, soprattutto d'inverno, gli italiani si riducono ad acquistare le catene quando obbligati o in casi di urgenza", dichiara a LABITALIA Martino Landi, presidente della Federazione autonoma italiana benzinai (Faib), aderente a Confesercenti.

Landi lamenta la mancanza di una fornitura sufficiente nei distributori, dovuta all'inaspettata impennata della domanda. "L'industria della catena da neve -dice- non era pronta a soddisfare una domanda aumentata in modo esponenziale, così ci siamo trovati di fronte alla difficoltà di reperire la materia prima. Noi siamo sprovvisti -spiega- di alcune misure di catene, perché purtroppo, per coprire tutta la gamma delle sole autovetture, senza contare il trasporto pesante, occorrono come minimo 15 tipologie differenti; è chiaro che averle a disposizione tutte è quasi impossibile, anche perché non si sa mai dove va a cadere la richiesta".

Ma anche le aziende produttrici sono state colte alla sprovvista dall'ondata di maltempo. Alberto Guidotti, amministratore delegato della Konig, azienda leader in Italia nella produzione di catene da neve, ha registrato, rispetto al 2010, "un aumento della produzione, durante la stagione, pari al 10-15%, e la percentuale sale tra il 20 e il 30% se si considera il solo mese di gennaio con i primi giorni di febbraio".

"Abbiamo fatto fronte all'emergenza grazie a una rete distributiva ben fornita, anche perché -spiega Guidotti- il mercato italiano sta cominciando a recepire la norma che impone l'uso di catene nei tratti in cui le leggi lo prevedono. Proprio in vista della normativa, dunque, sono stati distribuiti, già da ottobre, molti prodotti in modo capillare e -sottolinea- siamo riusciti, in questo periodo d'emergenza, a far fronte in buona misura alle richieste che ci pervenivano dalle regioni. Ma, nonostante le scorte fossero adeguatamente preparate, ora stiamo intervenendo per cercare di colmare esigenze specifiche e dare una risposta alla clientela, poiché questa nevicata era sì aspettata, ma imprevista nell'ampiezza".

Maria Luisa Frigerio, titolare di un'altra azienda del settore, la Mafri, afferma che "le catene da neve vanno via come le brioche al mattino". "Da novembre fino ad ora c'è stata una domanda crescente che -continua Frigerio- nessuno aveva preventivato. Non riusciamo a soddisfare tutti, cerchiamo di accontentare i nostri clienti, nel limite del possibile, ma c'è tanta richiesta rispetto all'anno scorso; si lavora e si produce. Credo -aggiunge- che sia dalla famosa nevicata del 1985, per quel che mi ricordo, che non c'era un'emergenza del genere: il telefono squilla continuamente, soprattutto dal Lazio e dall'Abruzzo, le zone più colpite". (segue)

Dunque, emergenza non attesa, anche se più di qualcuno aveva acquistato le catene in tempi 'non sospetti'. "Quest'anno -afferma Landi, presidente Faib- c'è stata una prevendita di catene, nel senso che gli italiani hanno cominciato ad acquistarle già da ottobre, poiché tante amministrazioni comunali e provinciali hanno imposto l'obbligo di circolare, in alcuni periodo dell'anno, con catene da neve a bordo. In virtù di questa normativa, dunque, onde evitare multe salate o perdita dei punti della patente, molti italiani si sono premuniti di catene o gomme termiche. Molti, ma -sottolinea- non tutti; con l'ultima nevicata, infatti, c'è stata un'ulteriore vendita".

"Le ordinanze -continua Landi- sono state emesse per evitare disagi, ingorghi e file chilometriche, proprio come è successo in questi giorni a Roma; la conseguenza più visibile è stata una richiesta, nelle zone interessate, quintuplicata rispetto all'anno precedente. Gli italiani -aggiunge- hanno preferito spendere 60 euro per le catene piuttosto che incorrere nelle multe".

"E' evidente la mancanza di una mentalità, presente in altri Paesi del Nord Europa, per cui le catene, o gli pneumatici termici, dovrebbero essere considerati obbligatori, alla stregua del giubbotto riflettente o -conclude- del triangolo, da usare in caso di necessità". (segue)

Ma i consumatori sono sul piede di guerra. Pietro Giordano, segretario generale Adiconsum, avverte infatti che i prezzi stanno lievitando ingiustificatamente: "C'è una speculazione in atto: abbiamo calcolato aumenti dal 20 al 40% sui prezzi, soprattutto nelle zone colpite".

"Abbiamo già avuto lamentele da parte dei consumatori, soprattutto nelle zone più colpite, e per alcune marche di autovetture -denuncia- per le quali non è facile trovare le catene da neve in commercio. E' normale, infatti, che il distributore di benzina, o il rivenditore, possa non avere una gamma completa delle misure e delle tipologie. Il problema, però, non nasce solo dai costi che devono affrontare le aziende produttrici, per far fronte a una concentrazione della domanda, più alta dell'offerta, ma deriva dal fatto che alza i prezzi anche chi ha i rifornimenti 'in casa'".


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