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Maltempo: è corsa a 'doposci' e guanti da neve ma settore abbigliamento in sofferenza

ultimo aggiornamento: 09 febbraio, ore 19:20
Federazione Moda Italia registra un calo del 6,5% durante il periodo dei saldi .


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Roma, 9 feb. (Labitalia) - Dimenticati stiletti ed eleganti mocassini, hanno dovuto cedere a doposci e avvolgenti pile anche le fashion-victims più accanite. A calpestare le strade innevate delle città italiane in cerca di capi d'abbigliamento in linea con la situazione meteorologica, infatti, sono in molti. L'emergenza maltempo ha richiesto un repentino adeguamento del guardaroba; così, invece di ammirare le collezioni Primavera-Estate, gli italiani hanno preferito munirsi di pazienza e spulciare tra gli scaffali adibiti ai saldi invernali. La corsa a cappelli, sciarpe e guanti, però, non è servita a rilanciare l'economia del settore, che, come conferma Federazione Moda Italia, associazione aderente a Confcommercio, lamenta cali di fatturato importanti.

"Gli ultimi eventi atmosferici hanno contribuito a dare una sferzata e un ravvivamento alle vendite dopo un andamento, nel periodo dei saldi, molto al di sotto delle aspettative, in linea con il mercato generale", dice a LABITALIA Davide Rossetti, direttore marketing di Cisalfa, azienda plurimarca in franchising che commercializza tra i più famosi brand di abbigliamento sportivo e in particolare per sport invernali.

"Il nostro business -aggiunge Rossetti- è, infatti, esposto all'andamento meterologico, sia col caldo d'estate che con la neve d'inverno, ed è per questo che, nell'ultima settimana, c'è stata una forte ripresa dell'abbigliamento 'pesante' e delle calzature invernali, come i 'moon boot'. Non c'è stato, invece, un significativo incremento delle vendite -spiega- per quanto riguarda l'attrezzatura invernale, settore sofferente in un periodo sofferente, causa la mancanza di neve fino a qualche giorno fa".

Anche Decathlon, catena francese di negozi sportivi presenti a livello mondiale, con oltre 70 sedi sul territorio nazionale, fa sapere che si è registrato, nell'ultimo periodo, "un aumento della tendenza sull'acquisto invernale uniforme in tutte le regioni italiane". Qualche acquisto a prezzo ridotto, però, non può certo risollevare un settore che risente della crisi in modo poderoso e che, nel periodo dei saldi, ha fatto registrare un forte calo del fatturato.

E' il presidente di Federazione Moda Italia, Renato Borghi, a comunicare il dato allarmante: "Su un migliaio di imprese al dettaglio di abbigliamento, calzature, articoli sportivi e pelletterie, abbiamo rilevato un calo medio del 6,5% rispetto allo stesso periodo di saldi del 2011, e lo scontrino medio è di 120 euro".

Borghi assicura, poi, che si tratta di "una media attendibile, registrata direttamente sulle aziende plurimarca e monomarca, nei centri e nelle periferie di capoluoghi e degli altri Comuni; la serietà del dato trova, tra l'altro, conferme anche nelle recenti rilevazioni dell'Osservatorio acquisti di CartaSì". (segue)

"Non è qualche 'moon boot' venduto -afferma Borghi- ciò che può far risollevare l'economia. Al di là delle stime sui saldi, infatti, l'attuale situazione non lascia spazi a illusioni di crescita e sviluppo, ma neppure a un recupero a breve termine. Il 2011 -spiega- non è andato bene, per non dire che è andato male, in particolare per il settore dell'abbigliamento. L'Indice consumi di Confcommercio, infatti, ha rilevato una perdita annuale delle quantità acquistate, rispetto al 2010, pari al 3,2% in tutti i canali di vendita dell'abbigliamento e calzature. Ancor più pesante è, però, l'andamento del sell-out del canale al dettaglio tradizionale, che ha segnato un calo del 6,4%".

"Il nostro è un settore che continua a soffrire, tant'è che anche l'Agenzia delle entrate ha già riconosciuto lo stato di crisi del settore. Basti pensare che le chiusure, nel 2011, sono 2,5 volte superiori alle aperture. E penso che il trend del 2011 nel settore moda sia destinato a mantenersi costante, se non addirittura a peggiorare nel 2012".

A incidere sui consumi, poi, oltre al reddito delle famiglie, dice Borghi, "è il 'sentiment', cioè il clima di fiducia degli italiani, che di certo non brilla". Secondo quanto emerge da un'indagine commissionata da Federazione Moda Italia ad AstraRicerche, infatti, "il 63,5% degli intervistati -conclude Borghi- si è dichiarato pessimista riguardo al proprio futuro".


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