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Rassegna stampa: il lavoro nei quotidiani di oggi

ultimo aggiornamento: 09 febbraio, ore 10:23
Fassina e Gabaglio parlano dell'art. 18, mentre il presidente Usa Obama parla dell'Italia.


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Roma, 9 feb. (Labitalia) - Stefano Fassina (Pd) ed Emilio Gabaglio scrivono sull''Unità' che l'art.18, "anche a seguito di alcune improvvide dichiarazioni governative, ha assunto una centralità che non merita, fino a far dipendere dal suo destino il giudizio sull'efficacia o meno di queste riforme. Nulla di più erroneo se si considera che contrariamente alla vulgata imperante anche la sua eventuale abolizione non contribuerebbe affatto a ridurre la precarietà, dato che questa è diffusa nelle imprese in cui l'art. 18 non si applica".

"Sotto la leadership del primo ministro Monti, l'Italia sta ora adottando passi impressionanti per modernizzare la sua economia, ridurre il proprio deficit attraverso una combinazione di misure su entrate e spese, riposizionando la nazione sul cammino verso la crescita". A dichiararlo è il presidente americano Barack Obama, in un'intervista a "La Stampa" a poche ore dall'incontro con il capo del governo italiano nello Studio Ovale. "La situazione finanziaria in Europa sarà al centro dell'agenda con il primo ministro Monti nell'Ufficio Ovale", spiega ancora. "Come ho detto durante la crisi, credo che l'Europa abbia la capacita' economica e finanziaria per superare questa sfida. Durante gli ultimi due anni l'Europa ha compiuto un certo numero di passi difficili e cruciali per affrontare la crisi che cresceva".

Il profilo giusto del futuro presidente di Confindustria èquello di Giorgio Squinzi. A sostenerlo, in un'intervista al 'Corriere della Sera', e' Diana
Bracco, l'ex numero uno di Assolombarda e Federchimica e ora delegata
in Confindustria per la ricerca e l'innovazione. Squinzi, sottolinea, ''e' ascoltatissimo a Bruxelles e Confindustria deve svolgere un ruolo sempre piu' forte in Europa. Nessuno si può piu' chiudere negli stretti confini nazionali''. Gli imprenditori, sottolinea ancora Bracco, ''lo hanno capito sulla loro pelle e chiedono a Confindustria di essere sempre piu' un interlocutore propositivo e ascoltato dove si decide il futuro. Squinzi, tra l'altro, non e' soltanto vicepresidente di Confindustria per l'Europa e una icona della chimica italiana, ma da un anno e' anche presidente del Cefic, l'Associazione dell'industria chimica europea, cui aderiscono 29 mila aziende che rappresentano un quarto
della produzione chimica mondiale''.

Fred Bergsen, economista, direttore del Peterson Institute, dice al 'Corriere della sera': "L'Europa ce la farà, lo scetticismo dell'America sull'euro è infondato o quanto meno ecessivo.La storia dell'Unione Europea che seguo con attenzione da quasi 50 anni, è una storia di crisi. Anzi l'Unione stessa è stata forgiata dalla sua capacità di risolvere queste crisi continue che spesso sembravano senza vie d'uscita. Ci sarà uno sbocco positivo anche stavolta. La Germania si assumerà i suoi oneri e anche la Bce farà la sua parte di creditore di ultima istanza".

Federico Etro, docente di Economia politica alla Ca' Foscari , scrive sul 'Giornale': "Quali sono le conseguenze dell'articolo 18 per il sistema produttivo? Il dibattito su questo punto cruciale non sembra mai decollare. Da un lato ci sono i conservatori, che difendono l'articolo 18 come segno di civiltà a tutela del diritto al lavoro. La Zuppa di Porro del febbraio ha sfatato un po' di falsi miti. Non si sa bene da dove derivi questo diritto all'illicenziabilità, o come sia possibile che contemporaneamente una lauta minoranza ne sia privata. Ma soprattutto non si capisce come questo diritto possa essere indiscutibile anche quando limita unaltro diritto, quellodeidisoccupati a trovare un lavoro. La difesa dell'attuale normativa è terreno fertile perla categoria dei «benaltristi». Il problema è ben altro, ci dicono: creare nuovo lavoro, possibilmente non precario, ai giovani, non toglierlo a chi ce l'ha".

"Fornero nel solco di Biagi, non cederà". Lo dice al 'Giorno Carlino Nazione' l'ex ministro del Welfare Maurizio Sacconi che aggiunge: "La grande intuizione di Marco fu quella dello 'Statuto dei lavori', cioè di un sostanziale equilibrio tra una maggiore flessibilità di ogni singolo rapporto di lavoro e la maggiore protezione della persona nel mercato del lavoro, e sono certo che questi siano anche gli obiettivi del presidente Monti e del ministro Fornero". E al giornalista che chiede se è sicuro che nella famosa lettera della Bce, era chiesto di riformare l'articolo 18, risponde: "Non c'è ombra di dubbio, ce lo chiedono da tempo tutti gli organismi internazionali. Naturalmente nessuno si sogna di toccare i licenziamenti discriminatori, ma occorre incoraggiare la propensione ad assumere attraverso la non indissolubilità del rapporto di lavoro".



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