
Se nel CdA dell'impresa c'è una donna, i risultati sono migliori
ultimo aggiornamento: 15 febbraio, ore 09:41
De Angelis (AISL_O): "In media le performance sono migliori del 53%". Le società 'rosa' hanno un ritorno delle vendite superiore, in media, del 42% e superiore del 66% per quanto riguarda il ritorno sui capitali investiti.
Roma, 15 feb. (Labitalia) - Il segreto per una società di successo? Un Consiglio di Amministrazione a maggioranza rosa. Secondo Maria Grazia De Angelis (presidente AISL_O, Associazione Italiana di Studio del lavoro per lo sviluppo organizzativo), "le aziende con un'alta rappresentanza di donne nei Consigli di Amministrazione ottengono risultati finanziari significativamente superiori, in media, rispetto alle aziende con una minore rappresentanza di donne". E' quanto evidenzia infatti uno studio di De Angelis, pubblicato sulla rivista 'Quaderni di ricerca sull'Artigianato' della Cgia di Mestre, dal titolo 'Donne al vertice e successo d'impresa'. Citando un'indagine effettuata da Catalyst, De Angelis spiega come sia presente una forte correlazione tra le diversità di genere in azienda e le perfomance finanziarie realizzate. Le aziende con molte donne nei Consigli di Amministrazione hanno performance migliori del 53% sui risultati economici globali e sulla capacità di attrarre capitali. Non solo le società 'rosa' hanno un ritorno delle vendite superiore, in media, del 42% e superiore del 66% per quanto riguarda il ritorno sui capitali investiti (cioè quanto bene l'azienda genera cash flow relativo al capitale investito nel business).
La buona capacità di gestione aziendale delle donne è confermata anche in Italia, dove, dice ancora De Angelis, i dati ci descrivono un tessuto imprenditoriale femminile "molto vivace e prolifico", che ha retto l'urto della crisi meglio di quello maschile e che ha indotto gli analisti economici a parlare un vero e proprio 'fattore D', ossia il valore aggiunto portato dalle donne nella gestione d'impresa. Tra il 2001 e il 2007, secondo i dati Cerved analizzati da De Angelis, le società femminili comprese nella fascia di fatturato più alta, oltre i 200 milioni di euro l'anno, hanno incrementato i ricavi a un ritmo medio dell'8,8% annuo, percentuale superiore a quella delle società maschili, che hanno registrato un +8,6% annuo. La migliore performance femminile si nota ancora di più se si analizzano imprese di fascia più bassa (quelle con fatturato medio annuo compreso tra i 50 e i 200 milioni). Qui il tasso di crescita delle aziende guidate da donne è stato del 7,7% annuo a fronte del 6,5% delle imprese maschili. Il 'fattore D' si fa sentire anche dal punto di vista dei profitti d'impresa: le imprese con un capo donna realizzano 6,9 euro di margini operativi lordi ogni 100 euro di fatturato, contro i 6,5 euro di quelle con un capo uomo.
Nonostante questi dati assolutamente positivi, in Italia pochissime società quotate in borsa hanno un numero consistente di donne nel CdA. Secondo statistiche della Commissione Europea, il nostro Paese è 29mo (su un totale di 33 Paesi esaminati) per numero di consigliere di amministrazione. Da noi le donne nei CdA sono il 4% del totale dei consiglieri, mentre la media dell'Ue a 27 è dell'11%. Peggio di noi stanno solo Malta, Cipro, Lussemburgo e Portogallo. Imbattibile, ancora una volta, la Norvegia: il 33% delle poltrone nei board è occupato da donne. E la legge impone di arrivare al 40%, pena lo scioglimento della società.
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