
Tiraboschi, il nostro sistema di ammortizzatori non è antiquato
Michele Tiraboschi nel corso della presentazione del Rapporto Adapt
ultimo aggiornamento: 18 marzo, ore 15:36
Dal rapporto Adapt emerge che il sistema ha funzionato durante la crisi".
Roma, 18 mar. (Labitalia) - "Il nostro sistema di ammortizzatori non è antiquato". A dirlo Michele Tiraboschi, direttore del Centro Studi Internazionale e comparati Marco Biagi-Università di Modena e Reggio Emilia in occasione della presentazione del rapporto Adapt sugli ammortizzatori sociali, resa nota oggi nel corso del convegno in ricordo di Marco Biagi 'Gli ammortizzatori oltre la crisi'. "L'indagine - ha spiegato - ha verificato come il sistema degli ammortizzatori abbia funzionato durante la crisi. In realtà, quello degli ammortizzatori è un tema che sta al centro dell'agenda politica da oltre 15 anni. Tra le criticità rilevate ci sono le disfunzioni, i costi, le inefficienze, il problema delle transizioni occupazionali (accentuate dai cambiamenti nei modelli organizzativi di impresa e della maggiore flessibilità del mercato del lavoro e della legge Treu) e l'iniquità".
"Qualcuno - ha ricordato Tiraboschi - propone di introdurre, come avviene in Nord Europa, il sussidio unico di disoccupazione usando le risorse di cassa in deroga. Per molti, inoltre, la crisi è stata un'occasione mancata non risparmiando critiche al pacchetto anti-crisi, ma abbiamo visto che non è così".
"Quello della riforma degli ammortizzatori sociali - ha osservato - è un problema che riguarda ciò che sta dietro a questo strumento, a ciò che in realtà manca. Mi riferisco a un robusto sistema di servizi per il lavoro, ad un'adeguata formazione dei lavoratori, all'assenza di un sistema di monitoraggio del mercato del lavoro, all'inattuazione della regola che impone a un percettore di un sussidio pubblico di accettare un'offerta formativa o un lavoro congruo, ai bassi tassi di occupazione regolare".
"Oggi - ha ribadito Michele Tiraboschi - tutto il settore privato è coperto dagli ammortizzatori sociali: la grande e la piccola impresa, gli apprendisti e gli interinali, i temporanei, i cosiddetti una tantum co.co.pro. (che di fatto non sono utilizzati)".
"Si pone dunque la necessità di completare il disegno riformatore - ha rimarcato - rafforzando l'idennità di disoccupazione, senza però smantellare il sistema delle sospensioni come cassa integrazione, modello artigiano, rispetto delle logiche di settore, ragionamento sulla bilateralità e rilancio anche in questa ottica dei fondi interprofessionali integrando sostegno e formazione".
"Osservando, inoltre, criteri di accessi congrui rispetto a periodi pregressi di lavoro - ha elencato - costruendo ora le necessarie premesse per un sistema che ha come pilastro l'indennità di disoccupazione; tenendo presente il nodo della flessibilità in uscita, i servizi per l'impiego, la banca dati percettori, formazione e fabbisogno e obbligo di accettare un lavoro congruo".
Per Tiraboschi "va poi affrontato con estrema cautela l'area del lavoro autonomo".
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Michele Tiraboschi-Marco Biagi-Centro Studi Internazionale e comparati Marco Biagi-Università di Modena e Reggio Emilia-Adapt
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