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Arbitrato, la polemica sfiora il Quirinale

ultimo aggiornamento: 15 marzo, ore 18:17
Un articolo apparso su 'La Repubblica' e la successiva smentita del Quirinale, riaccendono i toni, tra chi è favorevole all'arbitrato come la Cisl e Confcommercio e chi è contrario come la Cgil.
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Roma, 15 mar. (Adnkronos) - Un articolo apparso oggi su 'La Repubblica' in cui si annuncia la 'forte contrarietà' del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a firmare il ddl collegato Lavoro e l'immediata, secca, smentita dal Quirinale ("indiscrezione priva di fondamento"), riaccendono i toni della polemica sulle norme che introducono l'arbitrato nelle controversie di lavoro in alternatica al giudice. Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, dice che ha ''sinceramente apprezzato'' la nota con cui il Quirinale chiarisce che ancora non è stata presa alcuna decisione sulla promulgazione del ddl Lavoro. E commentando un articolo del quotidiano Repubblica il ministro, sottolinea che ''nel merito delle critiche riportate dall'articolo ricordo che l'arbitrato è un istituto disegnato da Marco Biagi e originariamente contenuto nel suo disegno di legge''. Il testo approvato, prosegue il ministro, ''è frutto di quattro letture in Parlamento e giovedì scorso tutte le organizzazioni dei lavoratori e degli imprenditori, tranne la Cgil, hanno condiviso questo istituto avviando il negoziato per definirne l'applicazione quale opportunità libera tanto per i lavoratori quanto per le imprese".

Contraria alla legge e all'avviso comune sull'arbitrato, la Cgil. "Giudichiamo questa legge sbagliata -afferma il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni- così come sbagliato è l'avviso comune separato: ribadiamo il nostro giudizio di incostituzionalita' per altro confermato da giuristi, costituzionalisti, avvocati". Questa norma, spiega il dirigente sindacale, ''è sbagliata perchè prevede una certificazione del rapporto di lavoro che può contemplare norme diverse dal contratto nazionale e un istituto di arbitrato 'secondo equità', e cioè che può non tener conto di leggi e contratti, da istituire all'atto dell'assuzione, quando il lavoratore è oggettivamente più debole. Pensiamo ai giovani in cerca di occupazione, ai migranti che vedono legata a quella firma il loro permesso di soggiorno, a un disoccupato durante questa gravissima crisi''.

"Niente ombre di incostituzionalità" sul disegno di legge 1167-B approvato dal Parlamento, invece per Francesco Rivolta, presidente della Commissione sindacale e tematiche del lavoro di Confcommercio, che giovedì scorso alla sede del ministero del Lavoro di via Flavia a Roma, ha siglato per l'organizzazione dei commercianti, la dichiarazione d'intenti fra le parti sociali per arrivare in tempi rapidi a un avviso comune che regolamenti l'arbitrato. "Al tavolo convocato dal governo -ricorda Rivolta- abbiamo stabilito che dalle clausole compromissorie stupulate al momento dell'assunzione, fosse escluso il ricorso all'arbitrato in caso di licenziamento. E lo abbiamo fatto proprio per sminare questa polemica artificiosa su un presunto attacco all'art. 18". "In questo modo -aggiunge Rivolta- le parti decidono di ricorrere all'arbitrato, dove, come e quando vogliono. Del resto nei contratti collettivi l'arbitrato è già previsto, il terreno è pronto anche se non lo si è mai percorso".

Anche la segreteria della Cisl ''giudica molto positivamente' l'intesa tra le parti sociali sull'arbitrato, con la quale sono state smentite le strumentalizzazioni, particolarmente dannose nel clima elettorale, relative al presunto aggiramento dell'articolo 18. La Cisl, si legge in una nota, ''ribadisce la necessità che, attraverso la regolazione con l'accordo interconfederale tra le parti sociali, sia salvaguardata la piena e consapevole libertà di scelta del lavoratore di utilizzare l'arbitrato o la via giudiziale, che rimane pienamente disponibile"..

Pertanto la Cisl, si sottolinea, ''manterrà molto alto il proprio impegno per un'attuazione dell'arbitrato come strumento in piu' per risolvere in tempi veloci e senza oneri economici le controversie sul lavoro, senza in nessun modo ridurre il livello e la qualita' delle tutele contrattuali e giuridiche per i lavoratori".

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