
E' boom per le imprese al femminile
ultimo aggiornamento: 08 febbraio, ore 18:50
Secondo Infocamere, le aziende femminili hanno affrontato la crisi economica meglio di quelle guidate da uomini.
Roma, 8 feb. (Labitalia) - Sono sempre di più le donne che scelgono di avviare un'attività indipendente, e diventare imprenditrici. A conferma della voglia d'impresa che cresce tra le italiane, il grande successo del cd-rom creato da 'Futuro@alfemminile', realizzato con il patrocinio del dipartimento per le pari opportunità e richiesto da più di 3.000 donne in quattro mesi. Un manuale concepito come "business game", che viene inviato su richiesta dal dipartimento per le Pari opportunità oppure è scaricabile da internet. "Intendevamo proprio offrire uno strumento operativo unico alle donne che desiderano avviare un' attività imprenditoriale, con le istruzioni per compiere i giusti passi", spiega Roberta Cocco, responsabile di 'Futuro@alfemminile' e direttore marketing centrale di Microsoft Italia.
Ma se oggi molte donne si trovano ad affrontare la fase di start up della propria azienda, molte sono quelle che hanno superato la crisi economica, resistendo, secondo Infocamere, meglio delle imprese maschili. Il problema principale ancora oggi, per l'82% delle donne, rimane la difficoltà di conciliare lavoro e cura della famiglia. Nonostante questo, secondo Confartigianato, le aziende artigiane, guidate da donne sono in Italia 1,52 milioni, a fronte di 1,28 in Germania, 1,08 nel Regno Unito, 0,95 in Spagna e 0,77 in Francia.
Se però quello dell'imprenditoria femminile sembra essere un settore in forte espansione e resistente alla crisi economica, sono ancora ampi i margini di miglioramento e numerose le proposteper stimolarlo ulteriormente. Nel rapporto 'Donne e Imprese' de Il sole24ore, se ne evidenziano alcune, che vanno dall'accesso al credito, ai supporti pubblici e privati di cura, fino al sostegno dato dagli enti locali. Secondo Barbara Repetto (già assessore provinciale a Bolzano all'innovazione e al lavoro), "le istituzioni, soprattutto quelle locali, possono e devono avere un ruolo più forte nel favorire lo sviluppo dell'imprenditoria al femminile. A Bolzano la provincia ha investito molto in questo ambito, sia attraverso mezzi propri, sia attraverso un utilizzo oculato dei finanziamenti messi a disposizione dai fondi strutturali dell'Unione europea. E' stata aumentata la percentuale massima di contributo previsto per consulenze e formazione che passa dal 70 all'80% della spesa. Le nuove imprese possono avere mutui a tassi agevolati, e in tempi ridotti".
Secondo Claudia Olivetti invece, professore associato alla Boston University, "è auspicabile un cambiamento di cultura, che include la sponosrizzazione, anche governativa, delle realtà del microcredito. In Emilia Romagna, in Lombardia e in altre regioni del nord ci avvicianiamo al modello scandinavo di partecipazione delle donne al mercato dell'occupazione. Al sud non c'è lavoro, soprattutto per le donne con livelli di istruzione inferiori al diploma di laurea. Inoltre bisogna creare una serie di servizi di base che mancano, a partire dagli asili nido accessibili in orari compatibili con quelli del mondo del lavoro".
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