
Pessi, art.18 anomalia solo parziale ma anche orgoglio tutto italiano
Il giuslavorista Roberto Pessi (foto Labitalia)
ultimo aggiornamento: 06 febbraio, ore 10:07
Il giuslavorista, in un'intervista a LABITALIA, mette a confronto la norma italiana con quella di altri paesi.
Roma, 6 feb. (Labitalia) - "L'articolo 18 è un'anomalia parzialmente italiana, un'anomalia positiva e quindi anche un motivo di orgoglio tutto italiano, perché rappresenta un segno di solidarietà tra lavoratori e imprese e di civiltà giuridica, è una norma di equilibrio sociale". E' quanto afferma a LABITALIA il giuslavorista Roberto Pessi. "Norme simili -spiega- esistono anche in altri paesi, e sono applicate in modo diversificato a seconda delle ipotesi in cui il licenziamento è avvenuto. Si può dire che in Italia vi è una tutela rafforzata rispetto al licenziamento senza giusta causa, ma è una tutela che riguarda la metà dei lavoratori; mentre per l'altra metà, quella che non è coperta dall'articolo 18, le tutele sono anche inferiori rispetto ad altri paesi".
Pessi ricorda che "esiste una direttiva comunitaria che amplia il concetto di discriminazione sul lavoro e che in questo caso il licenziamento è strutturalmente nullo perché viola diritti fondamentali". "Ma -spiega- anche nel caso in cui il giudice disponga il reintegro, il datore di lavoro può riprendere il lavoratore pagandolo magari fino alla pensione, ma senza farlo lavorare concretamente".
Il vero problema è l'entità del risarcimento, per cui, sottolinea, "sarebbe molto intelligente arrivare a una mediazione sull'importo per il periodo che va dal licenziamento considerato illegittimo alla sentenza, in modo da limitare l'impatto per l'impresa ma al tempo stesso conservare la tutela sul posto di lavoro, che è molto importante".
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