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Spending Review: alle province i 553 centri impiego, ma Italia ultima per spesa in servizi
Un colloquio al Centro per l'impiego
ultimo aggiornamento: 23 luglio, ore 18:43
Le politiche per il lavoro hanno il loro ultimo terminale al cittadino proprio attraverso le Province.
Roma, 23 lug. (Labitalia) - Salvare, dalle sforbiciate inferte alle Province dalla spending review, almeno le competenze "in materia di edilizia scolastica e di mercato del lavoro". Questo l'appello che l'Upi ha lanciato oggi al governo Monti. E in materia di lavoro si tratta invero di competenze piuttosto consistenti, in quanto le politiche per il lavoro hanno il loro terminale ultimo al cittadino, proprio attraverso le Province. Tra i compiti più importanti delle Province (affidato dal decreto legislativo 469/97), c'è quello della gestione dei centri per l'impiego, una rete di circa 553 strutture, diffusa su tutto il territorio, anche se non in maniera omogenea (il 42% dei cpi è al Sud) e che rappresenta un punto di riferimento per lavoratori e aziende.
Sono proprio i centri per l'impiego che si devono occupare della prima accoglienza e dell'orientamento del lavoratore, dell'incontro tra domanda e offerta di lavoro, fornendogli tutte le informazioni relative al mondo del lavoro, alla normativa e alle opportunità di impiego, ai percorsi formativi finalizzati all'inserimento o al reinserimento lavorativo. I cpi gestiscono le iscrizioni agli stati di disoccupazione, mobilità e cassa integrazione in deroga in alcune regioni.
Ma, come ha dimostrato un'elaborazione del Centro studi Datagiovani su base Eurostat, l'Italia è fanalino di coda in Europa (penultima dietro la Grecia) per gli investimenti sui servizi per l'impiego (appena lo 0,03% del Pil). Per il collocamento, in Italia, si spende poco più di 200 euro l'anno a disoccupato, contro gli oltre 4mila della Danimarca, i 3mila della Germania e i 2.200 della Francia. E in Italia solo il 31% dei disoccupati si rivolge ai centri per l'impiego, il dato più basso della Ue a 27 (se si esclude Cipro).
Quello che contraddistingue la mission pubblica della rete dei servizi per l'impiego è la presa in carico di cittadini con una posizione di debolezza nel mercato del lavoro, come le persone in cassa integrazione, gli over 50 espulsi dal lavoro, le donne, i giovani, le persone scarsamente scolarizzate.
Per questi target specializzati, le Province possono avviare azioni specifiche, da integrarsi o meno con le azioni di sistema nazionale e regionale. In questo caso, si tratta di attività di orientamento, intermediazione, formazione o riconversione, sostegno all'accompagnamento al lavoro mediante incentivi e sostegni sia alle persone che alle aziende, secondo le intensità di azione decise in sede locale.
Alla Provincia compete anche la gestione locale dei Fondi per l'occupazione e Fondo sociale europeo e l'organizzazione di azioni di sistema sul piano locale (contrattazione e concertazione sociale relativa alle stesse politiche attive attuate o a particolari procedure relative alle politiche passive delegate da Stato o Regione).
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