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Agrotecnici: testo riforma professioni modificato, novità articolo per articolo
Roberto Orlandi, presidente Collegio nazionale agrotecnici (foto Labitalia)
ultimo aggiornamento: 03 agosto, ore 19:23
Orlandi sottolinea "l'insistenza nel mantenere un potere centralistico e illimitato sui Regolamenti della formazione continua".
Roma, 3 ago. (Labitalia) - Un testo "ampiamente modificato" e che accoglie molte, anche se non tutte, delle osservazioni formulate dal Consiglio di Stato, diverse richieste delle commissioni Giustizia di Camera e Senato, alcune delle richieste degli ordini professionali. E' la nuova versione del dpr di riforma delle professioni, secondo le anticipazioni fornite dal presidente del Collegio nazionale degli agrotecnici e degli agrotecnici laureati e vicepresidente del Cup (Comitato unitario professioni), Roberto Orlandi.
Si tratta, quindi, di un "ravvedimento" da parte del governo, per Orlandi, il quale commenta favorevolmente le modifiche introdotte, "che indubbiamente -sottolinea- migliorano il dpr", mentre mantiene "un giudizio critico sul tirocinio e sul mancato collegamento delle attuali disposizioni con il precedente dpr n. 328/2001": "E' paradossale - avverte - che il governo non conosca gli atti normativi assunti dai governi precedenti. E continui a disconoscerli nonostante gli siano stati espressamente indicati dal parere del Parlamento".
Orlandi sottolinea anche "l'insistenza nel mantenere un potere centralistico e illimitato sui Regolamenti della formazione continua: "Ciò che pretende il governo non è previsto dalla legge autorizzante. Dunque, è illegittimo". Sul fatto che "la riforma del disciplinare riguardi l'11% dei professionisti lasciando completamente esenti l'altro 89%", aggiunge: "Siamo in presenza di una riforma gattopardesca che avrebbe fatto invidia al Principe di Salina".
"Se il governo non procederà a modificare questi tre punti, conformandoli alla legge, il Collegio nazionale degli agrotecnici e degli agrotecnici laureati impugnerà il dpr il giorno stesso in cui sarà emanato", avverte Orlandi, segnalando, infine, che "il governo, in questo caso opportunamente, ha completamente sotterrato le pretese dei soggetti che volevano utilizzare il dpr per costituire l''Albo unico degli ingegneri triennali': l'argomento è 'fuori delega' e dunque non se ne farà nulla".
Gli agrotecnici analizzano, quindi, articolo per articolo, le modifiche al testo che anticipano: "Modifica totale all'art. 1, che definisce cosa sia una 'professione regolamentata', qualificazione ora riservata ai soli iscritti agli Albi professionali, accogliendo quindi le richieste del mondo ordinistico. All'art. 2 è rafforzato il richiamo all'esame di Stato abilitante, previsto dal'art. 33 della Costituzione e la cosa certamente accontenta il mondo ordinistico".
"All'art. 3 -prosegue- il nuovo 'Albo unico nazionale', illegittimo nella sua prima versione (come più volte aveva fatto osservare il Collegio nazionale degli agrotecnici e degli agrotecnici laureati), cambia completamente veste, perdendo qualunque funzione certificativa e rimanendo con semplici funzioni informative. All'art. 4 è opportunamente previsto che la pubblicità deve essere di tipo 'informativo'. All'art. 5 viene ripristinata una versione normativa più fedele a quella della legge autorizzante (cioè del decreto legge n. 138/2011. Anche questo era stato un punto su cui si erano soffermate le critiche degli agrotecnici) e il termine per l'obbligo assicurativo dei professionisti è spostato di un anno in avanti. Ci sarà dunque tempo sino al 13 agosto 2013".
"L'art. 6, sul tirocinio, era il più 'critico' in assoluto; nella prima versione del dpr, infatti, si producevano risultati opposti -avverte Orlandi- a quelli voluti dal legislatore. Molti degli errori iniziali sono stati corretti, ma non tutti. Le parti migliorate riguardano la rinuncia del governo ad imporre un tirocinio obbligatorio di 18 mesi per tutti gli Albi (gli agrotecnici salvano così i tirocini di sei mesi per i propri laureati); il ministero della Giustizia rinuncia all'idea di gestire centralmente tutte le convenzioni fra Ordini e Università; i pubblici dipendenti vengono riammessi ai tirocini e i famigerati 'corsi preparatori' al tirocinio perdono la loro (assurda) obbligatorietà per diventare facoltativi e alternativi al tirocinio tradizionale (nella pratica ciò significa che nessuno farà questi corsi, perché troppo costosi e peraltro inutili)".
"All'art. 6 -contina- rimangono invece irrisolte le seguenti criticità: permane il mancato coordinamento e il conflitto con le più favorevoli disposizioni, per i praticanti, contenute nel dpr 5 giugno 2001 n. 328, di raccordo dei nuovi percorsi di studio universitari con gli Albi professionali; permane irrisolto il conflitto fra le più favorevoli norme, per i tirocinanti, contenute nei diversi ordinamenti professionali rispetto a quelle previste al comma 3 dell'art. 6 dello schema di dpr; permangono ovunque disposizioni sul tirocinio più penalizzanti rispetto a quelle previste dal dpr n. 328/2001; permangono i conflitti sulla potestà ad emanare i Regolamenti sul tirocinio secondo le previsioni di molte leggi professionali (fra le quali la legge 6 giugno 1986 n. 251 istituente l'Albo professionale degli agrotecnici e degli agrotecnici laureati) e quelle contenute nello schema di dpr".
"Nell'art. 7 sulla formazione continua - dice Orlandi - il governo insiste pervicacemente a mantenere, e francamente non si comprende come ciò sia possibile, una formulazione diversa da quella prevista dalla legge autorizzante, la quale ultima affida esclusivamente ai Consigli nazionali il potere di emanare Regolamenti sulla formazione continua; lo schema di dpr subordina invece l'autonomia dei Consigli nazionali al 'parere vincolante' del ministero vigilante benché la legge autorizzante escluda una tale possibilità. Questo aspetto era già stato oggetto delle veementi critiche degli Ordini professionali (agrotecnici in testa) e dello stesso Consiglio di Stato; facile intuire che, se il governo non rinuncerà alla pretesa, il dpr sarà impugnato in sede giudiziaria".
"Infine, per ciò che attiene all'art. 8 (Disposizioni sul procedimento disciplinare) la soluzione prospettata - rimarca - non sembra la migliore fra quelle possibili (si prevedono Consigli di disciplina ridondanti, difficili da gestire e con una moltiplicazione di costi poco sostenibile). La riforma del disciplinare riguarda poi solo 6 categorie su 27 (agrotecnici, assistenti sociali, biologi, commercialisti, consulenti del lavoro e tecnologi alimentari) cioè una piccola minoranza del mondo ordinistico. In termini di iscritti le categorie interessate ne contano 247.000 su 2.200.000 complessivamente iscritti negli Albi. Cioè poco più dell'11%".
"Si è dunque in presenza -conclude Orlandi sul punto- di una riforma-burla, che riguarda una piccola minoranza degli iscritti agli Ordini (i quali, peraltro, vivranno inevitabilmente la riforma solo a loro imposta come una inutile prepotenza), che lascia sostanzialmente immutate le cose. Eppure, le soluzioni esistono ed erano state indicate, in primis dal Consiglio di Stato. Anche su questo punto è facile prevedere roventi polemiche".
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