
Con crisi aumentano i 'compro oro', ormai uno ogni 6-7mila abitanti
Foto dal sito dell'associazione nazionale 'Tutela i compro oro'
ultimo aggiornamento: 06 febbraio, ore 18:18
Campania e Lazio le regioni in cui c'è maggiore concentrazione.
Roma, 6 feb. (Labitalia) - Da bugigattoli a realtà imprenditoriale ormai consolidata nel tessuto economico, con punti vendita sempre più presenti lungo tutto lo Stivale. Sono i 'compro oro', negozi che comprano i gioielli da privati, per poi inviarli a ditte specializzate che provvedono a fonderli e raffinarli per ottenere oro puro, successivamente rivenduto sul mercato.
Continuano a spuntare come funghi, con cartelloni pubblicitari disseminati per le strade della città. "I 'compro oro' sono aumentati e continuano ad aumentare in modo esponenziale", dichiara a LABITALIA il presidente del Comitato tecnico-scientifico dell'associazione nazionale 'Tutela i compro oro', Nunzio Ragno.
"Siamo passati -spiega Ragno- da un rapporto di un esercente ogni 13 mila abitanti, due anni fa, all'attuale rapporto mediamente calcolato in uno a 6-7 mila. Si tratta di un fenomeno in ascesa netta, tant'è che le Questure pullulano di richieste di licenze nuove".
Un'impennata che, però, non potrà durare in eterno, come spiega lo stesso Ragno: "Ad oggi, non ci sono elementi da cui desumere che ci sarà un calo imminente, e non perché l'oro prolifera da sé, ma perché ce n'è ancora tanto detenuto dai privati. Ci saranno cali rispetto agli attuali volumi nei prossimi 3-4 anni, ma -aggiunge- è un circolo che non si potrà esaurire del tutto".
Si tratta di un'ascesa, però, non ugualmente distribuita sul territorio. "Nelle regioni del Nord, come Piemonte e Trentino, il fenomeno -spiega Ragno- è minore perché è minore la detenzione di metallo, così come l'attitudine alla vendita. Le regioni più 'aggredite' dal fenomeno, invece, sono Lazio e Campania; aggredite anche a livello speculativo da parte dei privati che -afferma- cercano di vendere per ricavare di più, a fronte di un minor guadagno degli esercenti. Questo -aggiunge- proprio perché ci sono tantissimi 'compro oro'. Il gap si spiega -continua- col fatto che, in sostanza, le realtà economiche sono differenti".
In generale, i 'compro oro' hanno una "buona appetibilità: in un momento così sfavorevole -dice- riescono a produrre profitti, legati alla commerciabilità degli oggetti preziosi". Nel segmento, continua Ragno, "approdano diverse tipologie di imprenditori anche perché altre attività sono state inflazionate dalla crisi".
Ma quali sono i motivi che spingono la gente a rivolgersi ai 'compro oro'? "L’oro -continua Ragno- è quello sotto forma di gioielleria obsoleta, che la gente vende per motivi prettamente economici; anche se, oggi, mostrano interesse anche nicchie di mercato che, pur potendosi permettere di tenere l'oro, hanno interesse nel convertirlo in moneta corrente per poter fare acquisti 'alla moda'".
Al momento, però, il settore, e in particolare l'associazione 'Tutela i compro oro', lamenta una mancanza di regole. "L'associazione -afferma Ragno- si sta muovendo perché al momento gli operatori non sono investiti da norme chiare, precise e condivise. Inoltre, sta passando il concetto -spiega- che i 'compro oro' sono tutti ricettatori, ma non è vero, e deve essere colpito solo chi va fuori dai ranghi. Non è giusto -conclude- sparare nel mucchio".
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crisi economica-compro oro-Nunzio Ragno-Associazione 'Tutela i compro oro'-rapporto uno a 6-7 mila
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