Almanacco del giorno - Oroscopo  - Meteo - Mobile  - iPad - SMS
Labitalia

Fuga dei croupier dai casinò? No, ma per i giovani c'è più spazio all'estero

Stefano Melani, general manager del Centro formazione croupier   Stefano Melani, general manager del Centro formazione croupier
ultimo aggiornamento: 04 gennaio, ore 16:05
Intervista di LABITALIA a Stefano Melani, general manager del Centro formazione croupier.


condividi questa notizia su Facebook

leggi i commenti    commenta commenta 0     vota vota 4    invia     stampa    
Facebook  Viadeo  OkNotizie  Segnalo  Wikio Friendfeed 
Roma, 4 gen. (Labitalia) - "Smentisco assolutamente che ci sia una 'fuga' di croupier dai casinò italiani. Anzi, è una professione con la quale si guadagna ancora molto bene e a cui aspirano tantissimi giovani che frequentano i nostri corsi". Così Stefano Melani, general manager del Centro formazione croupier e consulente di diverse compagnie e gruppi di casinò, commenta con LABITALIA la notizia relativa al caso di un croupier del Gran Casinò di Sanremo che ha preferito diventare parcheggiatore, segno tangibile di "un calo della clientela, degli incassi e delle mance" nelle case da gioco.

"Oggi nei quattro casinò italiani, Sanremo, Campione d'Italia, Venezia e Saint Vincent, lavorano circa 2.500 croupier -spiega Melani- e i loro sono di certo dei posti molto ambiti, anche se le case da gioco stanno risentendo di un calo fisiologico degli incassi dovuto alla crisi. I croupier in passato, nel nostro Paese, arrivavano a guadagnare anche 15-18.000 euro, e proprio questi stipendi così alti hanno spinto le case da gioco ad adottare nuovi contratti per i neo-assunti, che comunque partono da 3-4.000 euro di base, che certo non sono pochi e che non spingono a diventare parcheggiatore".

Più che una 'fuga' dai casinò italiani, esiste, secondo Melani, un esodo dei giovani croupier italiani, appena formati, dall'Italia verso l'estero, per via di un mercato 'bloccato'. "Noi con i nostri corsi -spiega Melani- formiamo circa 500 ragazzi ogni anno, di cui 400 scelgono la via dell'estero per lavorare, altri 100 aspettano in Italia che qualcosa si liberi nei casinò italiani".

"Purtroppo però - avverte - nel nostro Paese vigono ancora nepotismo e raccomandazioni, e spesso a diventare croupier nei casinò sono solo figli o parenti dei 'vecchi' croupier, o comunque persone 'segnalate'. Così -aggiunge- noi mandiamo tanti ragazzi a a lavorare all'estero, il 12 gennaio ad esempio trenta di loro andranno in Inghilterra, e questo succede ogni mese".

Ragazzi che, secondo Melani, potrebbero lavorare in Italia se ad esempio "passasse la proposta del ministro Brambilla di aprire nuovi casinò negli hotel a cinque stelle". In questo caso, "si potrebbero creare 10.000 nuovi posti di lavoro per altrettanti croupier". Secondo Melani, quindi, serve "una regolamentazione del settore con l'apertura ai privati, o anche perlomeno con l'adeguamento della normativa dei quattro casinò pubblici esistenti". Casinò che, ricorda Melani, nonostante la crisi ancora tirano, come testimoniano "i 162 milioni incassati dal Casinò di Venezia, di cui 100 rimangono al Comune, e queso dovrebbe far riflettere sul ruolo che hanno e possono avere i casinò nel nostro Paese".


dentro Lavoro
dati  |   politiche  |   sindacato  |   professioni  |   formazione  |   welfare  |   video
pubblica la notizia su:  Facebook    segnala la notizia su:  Viadeo  OkNotizie  Segnalo  Wikio Friendfeed 
articoli correlati
tutte le notizie di Professioni
commenta commenta 0    invia    stampa   
ugc
ugc
adnkronos.com  |   aki arabic  |   aki english  |   aki italiano  |   salute  |   labitalia  |   Washington chiama Roma  |   musei on line  |   immediapress