
Gli arrotini d'avanguardia si aggiornano ma non si muovono
ultimo aggiornamento: 07 febbraio, ore 14:59
Affrontano la crisi con innovazione, capacità, manualità e strumenti adatti.
Roma, 7 feb. (Labitalia) - 'Donne, è arrivato l'arrotino!'. Questo il grido degli ambulanti che negli anni si è affievolito fin quasi a sparire. Gli arrotini di ultima generazione lavorano in laboratori attrezzati, conservando intatta l'innata manualità, e affinando la loro arte negli anni. Creano reti di supporto per l'aggiornamento e lo scambio d'informazioni sul mestiere. E, per affrontare la crisi e la concorrenza cinese, si armano di voglia di rinnovamento e qualità.
"L'Aaec, Associazione nazionale volontaria arrotini e coltellerie, è nata proprio allo scopo di favorire lo scambio d'informazioni di natura tecnica e commerciale fra associati", spiega a LABITALIA il presidente Lorenzo Preattoni. "La questione principale riguarda l'essere informati e aggiornati: per soddisfare i consumatori -ribadisce Preattoni- bisogna avere gli strumenti giusti e continuare a informarsi sulle varie tecniche".
Emanuele Doronzo, vicepresidente pugliese dell'Aaec e arrotino da 39 anni, entra nel vivo del problema, più sentito al Sud che in altre zone d'Italia: "Soprattutto al Sud c'è poca disponibilità ad aprirsi al confronto con altri colleghi, è un mondo chiuso che comporta il non crescere qualitativamente, tranne per coloro che hanno una spiccata voglia di ricerca e lo fanno singolarmente. Purtroppo -avverte- non ci sono scuole, e noi impariamo solo perché abbiamo voglia di farlo, e perché è solo così che avviene la crescita".
La difficile congiuntura economica, inoltre, ha contribuito a rendere necessario un percorso di formazione durante il ciclo professionale. "L'esigenza di stare al passo con i tempi -spiega il presidente Preattoni- si è acuita con il calo di fatturato conseguente alla crisi economica. Sentiamo anche noi la crisi dovuta a un calo globale e rispondiamo cercando di farci conoscere, perché -afferma- si sappia che facciamo un lavoro di qualità. E la qualità paga: il cliente è soddisfatto e ritorna".
Conferma il calo del fatturato il vicepresidente dell'AAec: "La crisi la stiamo avvertendo, è indubbio. Io mi salvo solo perché -sottolinea Doronzo- ho un bacino d'utenza molto vasto, sono un arrotino a 360 gradi: spazio dall'attrezzo agricolo alle forbici da parrucchiere, tronchesi per estetiste, attrezzi ospedalieri, forbici per calzaturificio, fino agli strumenti per il settore ristorazione, dalla macelleria ai ristoranti. Però la crisi c'è e -avverte- la vendita è calata notevolmente".
Preattoni tiene a sottolineare, inoltre, che "bisogna ascoltare l'utente finale per sapere come lui utilizza l'oggetto e affilarlo di conseguenza". "E' diverso -spiega- affilare coltelli da carne o per sfilettare pesce, o coltelli da macellaio che vengono usati per tagliare la gomma, perché -precisa- cambia completamente la funzione originaria, ed è l'arrotino che può migliorare la funzione adattandola al tipo di lavoro".
Persino il parrucchiere non è più quello di una volta, come spiega Doronzo: "Ci sono nuove tecniche che richiedono forbici che taglino come bisturi, così ho dovuto adeguarmi, ma non solo con i macchinari. Non è il macchinario che fa l'arrotino, è l'arrotino -sottolinea- che fa il macchinario".
Oltre alla crisi, afferma Preattoni, "la gente si lamenta degli arrotini di strada, perché spesso rovinano coltelli; ormai, per fare bene il mestiere, si richiedono attrezzature particolari, un laboratorio con vari macchinari, c’è più tecnologia e specificità, e ricerca di nuovi materiali che possono rendere lavori più semplici o migliori".
Non tutti gli ambulanti, però, sono improvvisati, come spiega ancora il presidente dell'Aaec: "Ci sono anche ambulanti, fra gli associati, che hanno un furgone in grado di trasportare più strumenti. E' ovvio, poi, che certe cose possono farle e -precisa Preattoni- certe altre no. Inoltre, il cliente può tornare in un laboratorio dove l'arrotino deve rispondere di eventuali critiche, mentre quello per strada -avverte- non saprebbe dove andare a ricercarlo. Insomma, con il laboratorio i clienti hanno una garanzia".
"Oltre alla crisi ci rovina il mercato cinese", afferma Doronzo. "Crisi -aggiunge- che ha invaso il settore mettendoci in ginocchio. In realtà, sono soprattutto grossisti italiani che acquistano in Cina e -precisa- rivendono sul territorio nazionale con nomi pazzeschi, tedeschi per esempio, ingannando così l'utilizzatore finale".
Nonostante tutto, gli arrotini 'professionisti' mantengono la loro clientela. "Il mondo dell'arrotino -continua Doronzo- si rivolge soprattutto al privato o a categorie molto particolari. Certo, ci sono colleghi che hanno a che fare con grandi catene, ma per la maggior parte ci si rivolge al pubblico 'piccolo'. Il maggior lavoro -afferma- proviene dal settore agricolo, con strumenti come la forbice per potare o per la vendemmia. A momenti va il settore della macelleria, mentre prima -ricorda- si lavorava moltissimo con il settore calzaturiero".
Un mestiere per pochi, quello dell'arrotino, fatto di sacrificio e passione. Un mestiere che i giovani sembrano non voler proseguire. "Negli ultimi anni -spiega Doronzo- ho visto un interesse maggiore per l'attività, ma purtroppo pochi dei giovani che si sono avvicinati al mestiere l'hanno fatto con passione, anche perché è un lavoro che richiede un'abnegazione totale. Io lavoro circa 12-13 ore al giorno qui in negozio, in piedi da mattina a sera. O ami il lavoro veramente o -avverte- sei un qualunque".
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