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Uni, norme volontarie per garantire contenuto prestazioni professioni non regolamentate

ultimo aggiornamento: 22 giugno, ore 09:32
Proposta avanza ta insieme ad Assoprofessioni.
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Roma, 21 giu. (Labitalia) - "L'idea che abbiamo condiviso con Assoprofessioni è che le professioni non regolamentate possano essere disciplinate da norme volontarie, che definiscono i contenuti delle prestazioni e ai quali poi i professionisti si devono attenere per potere garantire il contenuto delle prestazioni stesse nei confronti dell'utente". Così Piero Torretta, presidente dell'Uni (Ente nazionale italiano di unificazione), ha spiegato, durante il convegno 'Professioni qualificate e libero mercato', tenutosi a Palazzo Marini a Roma, gli obiettivi del percorso di riforma avviato da Uni insieme ad Assoprofessioni in materia di professioni non regolamentate.

"Queste discipline - ha detto Torretta - che sono definite a un tavolo a cui partecipano sia i prestatori che gli utilizzatori possono poi essere certificati da soggetti terzi che attestino, al momento in cui la verifica viene fatta, il mantenimento di queste caratteristiche". La proposta, come ha tenuto a ricordare Torretta, si rivolge "agli oltre 3 milioni e mezzo di persone che nel nostro Paese svolgono un'attività di servizio, e che non sono disciplinate da regole o da disposizioni normative o regolementari".

Obiettivi condivisi anche da Assoprofessioni, con il presidente, Giorgio Berloffa, che ha sottolineato che, "visto che il Parlamento italiano non ha ancora tradotto in legge il riconoscimento delle professioni non regolamentate, pensiamo che tramite questa normazione possiamo accelerare i tempi e mettere in condizione l'utente di riconoscere i professionisti seri da quelli non seri, poiché nelle professioni non regolamentate il mercato è libero e chiunque può svolgere qualsiasi professione anche senza averne il titolo".

E a 'supremo' controllore della successiva certificazione delle professioni troviamo Accredia, l'ente italiano di accreditamento. "La funzione di Accredia - ha spiegato il vicepresidente dell'Ente, Antonio Paoletti - è una funzione di garanzia: esistono gli organismi di certificazione i quali verificano la conformità di certe attività, prodotti e processi, rispetto alla normativa vigente; però poi si pone il problema di chi verifica l'affidabilità, la competenza e l'indipendenza di questi organismi di certificazione. Questo appunto viene svolto dall'organismo di accreditamento e di certificazione, che è uno solo per ogni paese e designato dal governo, per l'Italia è Accredia".

"Questo organismo - ha sottolineato Paoletti - sulla base di esami documetali e di verifiche tecniche stabilisce se concedere agli organismi di certificazione questo bollino dell'accreditamento, che è un riconoscimento di affidabilità, competenza e indipendenza".

E al dibattito hanno fatto sentire la loro voce anche i parlamentari. "La proposta fatta oggi - ha detto Benedetto Della Vedova (Pdl) - la considero positiva perché fatta in chiave innovativa, liberale e di mercato. Non si parla della creazione di nuovi ordini professionali ma piuttosto della creazione di associazioni di tipo privatistico all'interno delle professioni". E Laura Froner, del Pd, ha ricordato l'importanza "di un organismo terzo di certificazione, e di garantire le opportunità necessarie ai giovani professionisti di inserirsi nel settore". Roberto Rao, dell'Udc, ha ricordato che negli ultimi dieci anni "è aumentato del 70% il numero degli iscritti agli ordini, con il compenso dei professionisti che è calato del 30%".

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