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Landini (Fiom), ritirare da decreto anticrisi norme su diritti lavoratori

Maurizio Landini (a dx), leader della Fiom  Maurizio Landini (a dx), leader della Fiom
ultimo aggiornamento: 16 agosto, ore 16:00
Il leader delle tute blu a Labitalia: "Credo che lo sciopero generale sia necessario, ma non può essere un semplice sciopero di testimonianza o di protesta". "Dal dopoguerra a oggi -dice- nessun governo ha mai cancellato contratti per decreto".


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Roma, 16 ago. (Labitalia) - "Chiederemo esplicitamente che tuttta quella parte del decreto anticrisi, che insiste sui diritti dei lavoratori e sul contratto, sia ritirata perché si tratta di un provvedimento che di fatto cancella i contratti nazionali di lavoro e perché rende possibile a livello aziendale fare accordi che derogano dai contratti e addirittura anche dalle leggi". Così Maurizio Landini, segretario generale della Fiom Cgil, annuncia a LABITALIA le iniziative che il sindacato dei metalmeccanici intende portare avanti, per fermare, dice, "un tentativo furbesco del governo che è quello di usare questa crisi per colpire i diritti dei lavoratori".

La richiesta della Fiom di cancellare l'estensione erga omnes della validità degli accordi aziendali sarà presentata, afferma Landini, "direttamente alle commissioni parlamentari e a tutte le forze politiche, perché non è mai successo nella storia di questo Paese, dal dopoguerra a oggi, che, con decreto, un governo proponga di cancellare il contratto e di cancellare lo Statuto dei diritti dei lavoratori, aprendo addirittura la possibilità di fare accordi aziendali che permettano alle imprese di licenziare".

Ma per il segretario della Fiom c'è anche dell'altro. "Anche quest'idea di tentare di rendere retroattiva la validità degli accordi di Pomigliano e Mirafiori e cioè di accedere alle richieste della Fiat -spiega- è una novità negativa: è la prima volta che viene fatta appositamente una legge 'ad aziendam'. Un mese fa -ricorda- un tribunale di Torino ha condannato per comportamento antisindacale la Fiat e oggi, tranquillamente, un ministro, che dovrebbe essere un ministro di tutti e far rispettare le leggi, fa un provvedimento che rende validi accordi che invece hanno messo in discussione le libertà antisindacali".

"Credo che lo sciopero generale sia necessario -dice il leader della Fiom, sull'ipotesi ventilata nei giorni scorsi da Susanna Camusso, segretario generale della Cgil- ma non penso che sia sufficiente e, soprattutto, non può essere un semplice sciopero di testimonianza o di protesta. E' necessario da subito che si determini una mobilitazione dal basso come avvenuto anche con i recenti referendum e che si chieda al Parlamento di rispondere ai bisogni del Paese e non semplicemente ai bisogni di qualcuno". Landini ricorda che l'eventuale decisione di uno sciopero andrà presa in alcune sedi collegiali, prima tra tutte "la riunione del 23 agosto dei segretari, di tutte le categorie della Cgil, e di tutte le camere del lavoro, proprio per decidere cosa fare". Non solo. "Come Fiom nel mese di agosto dovremo conviocare il comitato centrale -aggiunge- mentre per il 31 agosto avevamo già programmato un incontro con tutti i movimenti, le associazioni e gli studenti e con tutti coloro che si sono impegnati per il cambiamento".

Per Landini, è importante "mettere in campo azioni di mobilitazione dei lavoratori che preparino lo sciopero generale perché la discussione che il Parlamento nei prossimi giorni inizierà a fare deve essere accompagnata da una protesta e dalle proposte alternative che vengono dal Paese". Infine, sottolinea Landini: "E' inaccettabile che vengano cancellate le feste come il 25 aprile, il 1° maggio e il 2 giugno. Si tratta di una follia perché sono feste che danno identità e storia al nostro Paese". "Il 25 aprile -ricorda il leader delle tute blu della Cgil- è la data che ci permette di essere una democrazia, come non eravamo, e che permette anche a un governo come quello attuale di poter dire e fare quello che pensa. E il 1° maggio e il 2 giugno dimostrano che la nostra è una Repubblica fondata sul lavoro, un'idea che qualcuno vuole cancellare". Più che la produttività, l'abolizione delle feste, dice Landini, "rischia di aumentare, a costo zero, l'orario di lavoro dei dipendenti".


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