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Correale (Feneal), costruzioni e grandi opere centrali per rinascita economica

ultimo aggiornamento: 04 marzo, ore 12:58
Intervento del segretario degli edili al Congresso della Uil.
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Roma, 4 mar. (Labitalia) - "Credo sia davvero fondamentale immaginare una nuova stagione di confronto dopo quella della concertazione che punti con coraggio su progetti da discutere e condividere fra Governo, istituzioni locali e parti sociali, ma definendo con precisione e trasparenza obiettivi, risorse, tempi e procedure in grado di evitare che anche le migliori intenzioni finiscano su un binario morto". Così Antonio Correale, segretario generale Feneal-Uil è intervenuto al 15° congresso Uil. "La Feneal Uil pensa -ha continuato il segretario- che resti centrale per la rinascita economica e sociale il ruolo delle costruzioni e delle grandi opere. Se l'Italia politica frana sotto il peso degli scandali, c'è purtroppo anche l'altra Italia, quella vera e quotidiana, che a ogni ondata di maltempo o sotto i colpi di un sisma va in malora".

"Un'Italia a rischio -ha continuato Correale- che avrebbe bisogno di un grande progetto di messa in sicurezza almeno decennale, sottratto alle turbolenze della vita politica, garantito da risorse certe e da una politica di incentivi non meno necessaria di quelli che giustamente si propongono ad altri settori produttivi. O dobbiamo ritenere -ha chiosato il numero uno della Feneal- che la vita della nostre comunità e dei nostri concittadini sia meno importante di altre scelte economiche? Ma il valore di una progettualità che scommette sulle costruzioni sta anche nel rapporto fra le grandi opere, la manutenzione del territorio e dei centri urbani e altri importanti settori economici: penso al turismo, all'energia. Alle reti infrastrutturali, al disastro idrico del sud, alla informatizzazione sempre più completa del paese". "Ecco perché dobbiamo scommettere -ha proposto Correale- su queste tematiche e affidarle a una più complessiva proposta politica di tutto il sindacato". "Secondo il Cresme -ha detto Correale- difficilmente il 10% delle imprese attualmente attive riuscirà a resistere anche nel 2010 al calo di fatturato, di produzione e di un complesso accesso al credito. E l'impatto della crisi -ha aggiunto- produrrà danni anche per il 10% degli occupati. Il saldo negativo è davvero impressionante: fra 2009 e 2010 potremmo perdere fra i 250 mila ed i 300 mila posti di lavoro. Questo anno rischia -ha sottolineato- di essere insomma il più complicato di tutti: ecco perchè a più riprese abbiamo chiesto con forza di prolungare la cassa integrazione, di avviare soprattutto le piccole opere, di intervenire sul punto critico dell'intero settore con interventi a sostegno mirati verso la piccola impresa. Bisogna a tutti i costi impedire il ritorno al lavoro nero". "La riforma del sistema contrattuale -ha aggiunto Correale- si sta dimostrando una svolta giusta: nel nostro settore la Feneal da protagonista ha contribuito a concludere un primo rinnovo, quello dei cementieri in una fase di forte crisi del comparto ma con risultati apprezzabili e, particolare significativo, senza lacerazioni fra le sigle sindacali. Si è rivelata falsa, dunque, l'obiezione che con la riforma non ci sarebbero state condizioni e spazi utili per i rinnovi".

"La contrattazione sul territorio -ha spiegato ancora il numero uno degli edili della Uil- è invece una delle prospettive irrinunciabili, anche per il futuro sia perchè tiene conto di quella struttura produttiva di piccole e medie imprese che restano la spina dorsale dell’economia italiana, sia per la crescita del potere decisionale delle istituzioni locali a partire dalle regioni con le quali le parti sociali dovranno confrontarsi, ed ancora perchè è nel territorio che può svilupparsi la bilateralità".

Correale ha quindi parlato degli interventi fiscali. "La battaglia che la Uil ha intrapreso è condivisa pienamente dalla Feneal, e un riequilibrio fiscale è ancora più urgente, non solo perchè i lavoratori non ce la fanno più, non solo perché così si penalizzano irresponsabilmente i consumi e la produzione per il mercato interno, non solo perché comunque la mala pianta della evasione fiscale va potata senza esitazioni, ma anche perchè non tolleriamo più che la cassa di questo Paese si regga solo e sempre sui doveri fiscali del lavoro dipendente". "Il nostro Dna -ha concluso il segretario- ci spinge a non aver paura del rinnovamento e dei cambiamenti. L'Italia di domani avrà molto bisogno ancora di un sindacato forte, che dia centralità al lavoro e che sappia discutere e proporre insieme soluzioni utili".

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