
D'Antoni: concertazione ci ha portato in Europa, Monti sbaglia
L'ex-leader della Cisl, Sergio D'Antoni
Roma, 12 lug. (Labitalia) - "Monti sbaglia e offre una cattiva ricostruzione storica quando identifica la concertazione con la causa dei mali con cui oggi si misura la nazione. E’ vero il contrario. Gli accordi concertati del ’92-’93 hanno tirato fuori dalle secche l'Italia fermando l’inflazione, risanando i conti pubblici ed elevando il valore reale dei salari. Quella stagione ha rilanciato la crescita e permesso di entrare il paese in Europa". Così Sergio D'Antoni, che nel 1993, da leader della Cisl, firmò lo storico accordo con il governo e le altre parti sociali, ritorna, in un'intervista a LABITALIA, sulle parole di ieri del premier Monti sulla concertazione.
Per l'esponente del Pd e vicepresidente della commissione Finanze della Camera dei deputati, invece, "a spingere il paese sull'orlo del baratro è stato il decennio berlusconiano, che ha messo in soffitta ogni forma di concertazione cavalcando la retorica falso decisionista dell'uomo solo al comando. Faccio notare, solo per fare un esempio, che dal 2000 al 2009 la spesa pubblica è aumentata del 45%".
Secondo D'Antoni, quindi, è "l'impostazione anticoncertativa dei governi di Berlusconi, Bossi e Tremonti ha aumentato i divari economici e geografici, determinato il blocco delle riforme e il crollo dei salari. Vogliamo davvero continuare su questa strada? Non c'è conflitto tra il decidere e il concertare. Lo dimostra la Germania e il suo sistema partecipato di relazioni industriali. Lo dimostra la Francia di Hollande, che vuole costituzionalizzare il principio concertativo".
E' indispensabile, quindi, il ruolo delle parti sociali. "La responsabile partecipazione degli attori sociali nella definizione di obiettivi strategici condivisi -spiega D'Antoni- è l'unica via in grado di dare concretezza a riforme strutturali e strategiche, anche quando sono impopolari".
"L'esecutivo torni al più presto al confronto con il corpo sociale, ricomponga il filo di un dialogo che non ha nulla a che vedere con il consociativismo -conclude l'ex-sindacalista- ma è al contrario l'unica strada in grado di portare il paese verso riforme eque e durature e di determinare quel clima di fiducia indispensabile per attirare gli investimenti e creare nuova occupazione".
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