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Intesa tra le parti sociali senza la Cgil sull'arbitrato

Il ministro del lavoro Maurizio Sacconi  Il ministro del lavoro Maurizio Sacconi
ultimo aggiornamento: 12 marzo, ore 10:18
In tempi brevi sarà definito un avviso comune che regolamenti il ricorso all'arbitrato, che rimane comunque una libera scelta del lavoratore.
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Roma, 11 mar. (Labitalia) - Circa 30 parti sociali, fra rappresentanti delle associazioni sindacali e imprenditoriali, hanno siglato, nella sede del ministero del Lavoro di via Flavia a Roma, una dichiarazione di intenti, in cui "riconoscono l'utilità dell'arbitrato, scelto liberamente e in modo consapevole dalle parti, in quanto strumento idoneo a garantire una soluzione tempestiva delle controversie in materie di lavoro a favore della effettivita' delle tutele e della certezza del diritto". Le parti si impegnano anche a definire con tempestività un avviso comune, escludendo però che "il ricorso delle parti alle clausole compromissorie poste al momento dell'assunzione possa riguardare le controversie relative alla risoluzione del rapporto di lavoro". In pratica, in caso di licenziamento il lavoratore sceglierà liberamente se ricorrere a un arbitro, scelto di comune accordo con la controparte, o al giudice del lavoro. La dichiarazione d'intenti è stata siglata tra gli altri da Cisl, Uil, Ugl, Cisal e Confsal, e da Confindustria, Confcommercio, Confesercenti, Confapi, Confartigianato, Cna, Cia, Coldiretti, Confagricoltura oltreché da numerose altre parti sociali. Non hanno firmato invece la Cgil e la Lega delle Cooperative.

"Il governo apprezza e condivide la dichiarazione delle parti sociali in materia di arbitrato per la risoluzione delle controversie sorte nel rapporto di lavoro"., ha dichiarato il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, al termine del tavolo al ministero. "In particolare il governo -ha proseguito Sacconi- sottolinea la fiducia espressa dalle parti nella convenienza dell'arbitrato tanto per le imprese quanto per i lavoratori. Il governo infine dichiara che rispetterà nei propri eventuali atti - ha aggiunto Sacconi - la posizione espressa dalle parti, secondo la quale la clausola compromissoria all'atto dell'assunzione non possa riguardare la risoluzione del rapporto di lavoro".

"Abbiamo fatto di tutto per accelerare i tempi e per sgonfiare il pallone gonfiato da chi ha fatto intendere che si volesse manomettere l'articolo 18", ha detto Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl. E' stato lo stesso Raffaele Bonanni, al tavolo convocato da Maurizio Sacconi, a presentare la proposta che ha poi raccolto l'adesione di quasi tutte le parti sociali presenti al tavolo ad eccezione della sola Cgil. "Le normative da individuare -ha ribadito Bonanni- dovranno riguardare esclusivamente i temi dell'arbitrato e non del licenziamento. Con questa dichiarazione si chiarisce definitivamente che tutta la questione sull'articolo 18 e' stata gonfiata artatamente e invece noi -ha concluso Bonanni- dobbiamo mantenere la pace sociale per affrontare questa difficilissima crisi".

"Abbiamo sottoscritto su proposta della Cisl una dichiarazione comune d'intenti per arrivare in tempi rapidi a un negoziato sull'arbitrato, sgombrando il campo da un tema molto discusso in queste ore: l'art.18, che è un tema fuoriuscito dal tavolo, dal negoziato e dalla legge". Così Paolo Pirani, segretario confederale della Uil, annuncia l'adesione del suo sindacato alla dichiarazione d'intenti. "L'accordo siglato oggi esclude che le clausole compromissorie siglate in sede di avvio di un rapporto di lavoro con contratto certificato, possano riguardare controversie relative alla risoluzione del rapporto di lavoro". "Si tratta di un'opportunità in più per tutti i lavoratori -ha concluso Pirani- non solo per quelli che utilizzano l'art.18".

Critica, nel metodo e nel merito, invece la Cgil. "Siamo stati convocati sul tema della modulazione dell'orario di lavoro - ha detto Claudio Treves, responsabile nazionale del dipartimento Politiche del lavoro della Cgil -e invece ci siamo trovati di fronte ad un'azione, presumo preordinata, da parte dei sindacati confederali e delle associazioni datoriali su una norma di una recente legge, per altro non ancora comparsa sulla Gazzetta ufficiale"."C'e' una differenza - ha spiegato il sindacalista- tra l'arbitrato definito dalle leggi e l'arbitrato per equita', definito dal ddl lavoro, che non tiene conto delle leggi sul lavoro e della contrattazione collettiva. Per queste ragioni la Cgil sola si e' battuta per impedire questo autentico obbrobrio giuridico". La criticita' maggiore, secondo la Cgil, sta proprio nella possibilita' "di sottoscrivere al momento dell'assunzione una clausola compromissoria che, in caso di controversia di lavoro, porti a 'un arbitrato secondo equita''". Non solo. Per la Cgil quello che e' ancora piu' grave e' che "la norma prosegue dicendo che il contratto certificato puo' contenere norme che riguardano la legittimita' dei licenziamenti, di cui poi il giudice debba tener conto". "Questo è uno strano paese - ha concluso Treves- in cui il legislatore si impegna per due anni in una legge che attacca il diritto del lavoro e poi affida alle parti sociali il compito di ridurre il danno".

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