
Manageritalia, aboliamo festa donne e cambiamo cultura vita di coppia
ultimo aggiornamento: 05 marzo, ore 13:00
Montegiove, responsabile del Gruppo donne manager di Manageritalia: "Tutti dichiarano buoni intenti e propositi ma poi non si mettono in pratica misure efficaci per facilitare il lavoro femminile dentro".
Milano, 5 mar. (Labitalia) - L'8 Marzo, Festa della donna, è una celebrazione inutile, fatta solo per mettere a posto la coscienza e da sostituire con un impegno quotidiano e concreto per superare l'attuale cultura che impone alla donna ruoli ormai anacronistici, all’interno della coppia e nell'organizzazione della vita familiare e aziendale. E' questo il messaggio che mandano le donne manager italiane. "La festa dell'8 marzo è la festa dell'ipocrisia", dice infatti Marisa Montegiove, responsabile del Gruppo donne manager di Manageritalia, federazione nazionale manager del terziario con oltre 35.000 manager associati, di cui 6.000 donne. "Tutti dichiarano buoni intenti e propositi ma poi -avverte Montegiove- passati gli scambi di mimose, non si mettono in pratica misure efficaci per facilitare il lavoro femminile dentro e fuori le mura domestiche". Secondo le donne manager, c'è ancora un problema culturale ben radicato all'interno delle famiglie e nelle coppie italiane, per cui si affidano ancora solo alla donna mansioni che appesantiscono le sue giornate e che, al contrario, non sono considerate anche prerogativa maschile.
Purtroppo la strada della parità è ancora lunga, come dimostra una recente indagine di Manageritalia effettuata su un campione di 1.242 manager (di cui il 20% donne). Per l'88% dei manager intervistati, infatti, alle donne viene ancora delegata in toto la cura e l'educazione dei figli, la gestione delle faccende domestiche e l'assistenza degli anziani. Insomma, la distribuzione dei compiti all'interno della famiglia è del tutto sbilanciata. Per i manager è inoltre auspicato e ritenuto possibile un miglioramento dell'organizzazione del lavoro per andare incontro alle esigenze dei singoli, donne, ma anche uomini, riuscendo allo stesso tempo a migliorare clima e produttività (77%) o comunque ottenendo gli stessi risultati (64%). Un problema, quello della conciliazione di vita personale e professionale, che tocca soprattutto le donne (68%), ma anche gli uomini (40%), anche se poi condiziona l'accesso e/o la permanenza al lavoro solo delle prime.
"Questi dati -sottolinea Marisa Montegiove-- sono sconcertanti e fanno ben capire come l'Italia sia ancora un Paese retrogrado sui temi del lavoro femminile. Una realtà che non può essere edulcorata dalla festa dell'8 marzo. Ecco perché proponiamo di abolire questa ricorrenza a favore di iniziative, campagne di sensibilizzazione e soprattutto strumenti di conciliazione come gli asili nido, centri estivi (affidamento dei ragazzi alle scuole anche nei periodi di vacanza), il part-time, l'orario flessibile e un diverso atteggiamento dell'azienda al rientro della maternità delle proprie dipendenti. C'è bisogno di una maggiore presenza di donne nel mondo del lavoro, in Usa le donne occupate sono oggi il 50%, da noi forse ci arriveremo nel 2033. Oltre che una parità di retribuzioni e una maggior presenza delle donne nei vertici aziendali. E' quindi giunta l'ora di cambiare la cultura in casa e fuori, dobbiamo tutti agire perché mentalità e usi anacronistici vengano superati e lascino spazio ad una società più moderna e dinamica. Questo non solo per le donne -conclude- ma per tutti e per il futuro del nostro Paese ".
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