
Masi (Uilca), con piani industriali 'fotocopia' possibili 16.000 uscite banche
Massimo Masi, segretario generale Uilca
ultimo aggiornamento: 30 luglio, ore 13:03
Intervista di Labitalia al segretario generale del sindacato sullo scenario occupazionale nelle banche.
Roma, 30 lug. (Labitalia) - La crisi economica sta cambiando in maniera forte e rapida lo scenario occupazionale nelle banche. Anche negli istituti che avevano già presentato piani industriali per la riorganizzazione e che ora si trovano con le carte in tavola cambiate. "Appena 6 mesi fa cioè il 19 gennaio -spiega a Labitalia Massimo Masi, segretario generale della Uilca- abbiamo firmato con l'Abi (e in buona fede, ne sono convintissimo) un ccnl che prevedeva 30.000 assunzioni nel giro di tre anni, con forti sconti alle aziende che assumevano e con il contributo dei lavoratori. Ora ci troviamo una situazione profondamente diversa e, tra piani industriali già presentati e quelli in via di presentazione, siamo sull'ordine delle 15-16.000 uscite che il settore bancario potrebbe avere nei prossimi mesi".
Masi, che vede tutti "piani industriali 'fotocopia', che prevedono solo chiusura delle filiali non performanti e riduzione del personale", spiega che aziende come Unicredit e Intesa che "avevano già presentato un piano industriale, e avevano indicato un certo numero di esodi", "con la legge Fornero non se lo vedono validato perché naturalmente allungando l'età pensionabile le persone non possono più lasciare il lavoro".
D'altro lato, spiega ancora Masi, "ci sono banche come Ubi, Bpm, Popolare di Bari, Creval, Veneto Banca e Banca Popolare Emilia che stanno presentando ora i loro veri piani industriali e c'è poi un terzo capitolo, quello Monte dei Paschi, che è talmente forte e drammatico che va visto da solo". "Facendo un totale, fra esodati 'vecchi' che non riescono ad andare in pensione -dice- e gli esuberi dei piani industriali, siamo sull'ordine delle 15-16.000 uscite che il settore potrebbe avere nei prossimi mesi".
La situazione è anche complicata dal ritardo dell'avvio del 'nuovo' Fondo Esuberi, quello sancito dall'accordo tra Abi e sindacati dell'8 luglio 2011. "Il Fondo -dice Masi- non è ancora stato firmato dai ministri Fornero e Grilli a un anno di distanza. Ed è un Fondo che non costa nulla alla collettività perchè è alimentato da aziende e lavoratori". Il Fondo prevede alcune novità rispetto al passato che potrebbero aiutare a superare la crisi: "Intanto una riduzione dei costi a carico dell'azienda -commenta Masi- e una piccola diminuzione dell'assegno dato ai lavoratori. Ma in cambio viene data la possibilità di attivare contratti di solidarietà difensivi ed espansivi con la possibilità di mettere su base volontaria le persone in part time, dando però i contributi come se fossero full time. Nel frattempo, ogni due lavoratori che vanno in part time si può assumere un giovane, assicurando anche un turn over generazionale" .
"Quando la situazione è difficile come quella attuale -rimarca il leader della Uila- bisogna inventarsi qualcosa. Come è accaduto nel '97, che inventammo il Fondo esuberi, che ha accompagnato alla pensione, a costo zero per lo Stato, oltre 30.000 persone".
"Abbiamo anche un top management che ha fatto degli errori madornali -attacca Masi- e invece i manager delle banche sono sempre lì al loro posto: hanno aperto tante filiali e si scopre ora che erano troppe, hanno fatto la banca finanziaria e oggi si scopre che bisogna tornare alla banca retail, vicina al cittadino, hanno indicato per anni come modello le banche spagnole e si vede oggi come sono ridotte, hanno degli stipendi che sono 80 volte lo stipendio dei bancari e che, tranne pochissimi casi, non pensano minimamente a ridursi".
Ora, propone Masi, "per evitare anche il dumping nelle relazioni sindacali, bisogna fare come i metalmeccanici negli anni '80-'90: avviare un protocollo che tenga insieme tutte le banche e che poi va visto e ridiscusso nelle singole realtà".
Il "collante nuovo" nelle relazioni sindacali, secondo Masi, è "l'unica vera materia sulla quale Mussari ha aperto: quella della partecipazione dei lavoratori alla vita dell'azienda". "Se l'azienda chiede sacrifici, possiamo trovare un accordo, ma in parallelo -avverte il sindacalista- dobbiamo fare in modo che nei consigli di amministrazione sia inserito un rappresentante dei lavoratori (che non necessariamente è un sindacalista) a garanzia che quando poi c'è la ripresa, c'è una partecipazione reale agli utili". Con un avvertimento: "Se cade la concertazione -conclude Masi- poi ognuno si arrangia e allora c'è solo la giungla".
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