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Meno divani e sofà, sempre più giù distretto mobile imbottito Puglia e Basilicata

ultimo aggiornamento: 20 febbraio, ore 12:08
Il prossimo 15 marzo incontro per accordo di programma al Mise.


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Bari, 20 feb. (Labitalia) - Dieci anni fa era una delle punte di diamante del 'Made in Italy' del Mezzogiorno, dava occupazione a migliaia e migliaia di lavoratori, e sembrava non avere freni allo sviluppo. Oggi, invece, da segnalare c'è solo il 'boom' di lavoratori in cassa integrazione a zero ore e di aziende fallite. E' crisi nera da anni per il distretto del mobile imbottito di Puglia e Basilicata, che, dopo il periodo d'oro del 2000-2001, ha visto calare volumi produttivi, numero di aziende e di lavoratori. E l'ultimo treno per la ripresa passa, secondo molti, dall'Accordo di programma di cui si parla da anni e che sarà al centro di un incontro al ministero dello Sviluppo economico il prossimo 15 marzo.

Un appuntamento cruciale per il futuro di un distretto che, oltre a divani e sofà, produce sedie, mobili su misura e semilavorati per edilizia e falegnameria. E conta un'azienda come la Natuzzi, leader mondiale nella produzione di divani in pelle, con stabilimenti in Romania, Cina e Brasile, ma con mille lavoratori in cassa integrazione a zero ore negli stabilimenti pugliesi.

"Non siamo un distretto mono-prodotto -spiega a LABITALIA Antonietta Majellaro, presidente del Distretto del legno e arredo pugliese- e abbiamo tante micro-aziende, diverse medie imprese e una grande azienda che è la Natuzzi. Il 40% delle aziende del distretto sono impegnate nella produzione del mobile imbottito, specie nella provincia di Bari. Poi, un altro 20-25% è concentrato specie nella provincia di Lecce e specializzato nei mobili su misura; il 10-15% nella provincia di Taranto dove si realizzano semilavorati per edilizia e falegnameria, e un un 10% nella provincia di Foggia dove si realizzano sedie".

Numeri importanti, che rischiano di essere spazzati via dalla crisi. "Il distretto -spiega Majellaro- conta 115 aziende iscritte con un numero di dipendenti tra i 7.000 e gli 8.000. Ma a conti fatti sono migliaia le aziende e le micro-imprese che lavorano nel settore. La particolarità del nostro settore è che infatti abbraccia non solo le imprese industriali ma anche quelle artigianali. La punta massima il distretto l'ha raggiunta nel biennio 2000-2001, in quegli anni il distretto pugliese del mobile imbottito era il primo in Italia -aggiunge- con il 25% totale di tutti gli addetti presenti in Italia e il 25% delle aziende".

Poi è arrivata la globalizzazione e la crisi, "per la carenza di ordini -sottolinea Majellaro- e per la scarsa patrimonializzazione delle aziende del distretto". "Le nostre imprese infatti -ricorda- realizzavano un prodotto con un buon rapporto qualità-prezzo. Quando però in Italia e negli altri Paesi in cui le nostre aziende esportavano si sono affacciati le aziende cinesi, sono iniziati i problemi. Abbiamo quindi capito -aggiunge- che dovevamo puntare sul prodotto di media-alta qualità. Ma questo può essere fatto solo investendo su innovazione e ricerca, attraverso risorse finanziarie che le nostre imprese non avevano e non hanno".

Da qui è nata l'idea dell'accordo di programma per permettere al distretto di stare al passo con i tempi. "Nel 2005 è stato firmato un protocollo d'intesa -continua Majellaro- dall'allora ministro Claudio Scajola, ma poi non ha avuto seguito. Non c'è stato finora un riconoscimento formale dell'accordo di programma. Il nuovo governo adesso ci ha convocato per il prossimo 15 marzo perchè vuole ridiscutere l'accordo di programma. Speriamo bene".

E l'accordo di programma è l'ultima speranza per risollevare il distretto, anche secondo il sindacato. "Sull'accordo di programma c'è da anni un rimpallo di responsabilità -spiega a LABITALIA Giovanni Rossi, segretario nazionale della Fillea Cgil- tra le due regioni coinvolte, e cioè Puglia e Basilicata, e il governo. Il governo infatti ci dice che aspetta che le regioni garantiscano la disponibilità economica, e le regioni assicurano che l'hanno già data. Abbiamo chiesto quindi questo incontro per il 15 marzo con tutte le parti sociali, Confindustria compresa, per verificare l'efffetiva disponibilità all'accordo e la possibilità di arrivare finalmente a qualcosa di concreto".

Anche perchè, altrimenti, "se non si interviene, il distretto è in via di estinzione, negli ultimi 5 anni si sono persi circa 5.000 posti di lavoro, con la chiusura di 130-140 aziende". Solo giovedì scorso i sindacati hanno detto no al nuovo piano industriale presentato da Natuzzi che, a fronte di un calo dei volumi produttivi, ha chiesto altra cassa integrazione a zero ore. "L'anno prossimo, alla fine della cassa integrazione, si rischiano 1.800 esuberi alla Natuzzi -conclude Rossi- e per questo noi abbiamo ribadito all'azienda che il Piano deve essere rivisto".


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