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Pantaleo (Flc-Cgil), 8 ottobre sciopero lavoratori conoscenza

Il segretario generale della Flc Cgil, Domenico Pantaleo (foto Labitalia) Il segretario generale della Flc Cgil, Domenico Pantaleo (foto Labitalia)
ultimo aggiornamento: 06 ottobre, ore 16:24
Coinvolgerà scuola, università e ricerca.
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Roma, 6 ott. (Labitalia) - Un netto cambio di direzione del governo nelle politiche su scuola, università e ricerca. Per tornare a investire nella conoscenza e far ripartire il Paese. E' quanto chiede il sindacato di categoria Flc Cgil, che ha proclamato per venerdì 8 ottobre lo sciopero nazionale dei lavoratori di tutti i comparti della conoscenza (scuola, università, ricerca). Dagli insegnanti ai ricercatori, dai docenti univesitari al personale tecnico-amministrativo, tutti incroceranno le braccia per un'ora l'8 ottobre "contro i tagli del governo". "E' uno sciopero che vuole dire al Paese - spiega il segretario generale della Flc Cgil, Domenico Pantaleo, in un'intervista a LABITALIA - basta con i tagli, torniamo a investire nei settori della conoscenza, perché attraverso questo si può superare una crisi che è drammatica sul versante economico e sociale. Ma è uno sciopero che è anche di solidarietà alle tante difficoltà che stanno attraversando i precari e gli studenti".

E lo sciopero sarà accompagnato da manifestazioni di studenti, ricercatori e precari promosse dalla Flc-Cgil in oltre 50 piazze d'Italia. "Noi crediamo che debbano essere manifestazioni partecipate, da svolgersi nel miglior modo possibile e soprattutto che devono parlare al Paese. Noi - sottolinea Pantaleo - vogliamo costruire una radicale alternativa rispetto a scelte disastrose per il Paese e per le parti più deboli di questa povera Italia".

Le ore di sciopero dei lavoratori del settori saranno attuate in maniera articolata dal sindacato fino a dicembre 2010. "Saranno manifestazioni - continua Pantaleo - che si ricongiungeranno alle tante iniziative che abbiamo in programma nei prossimi giorni. A partire dalla manifestazione dei metalmeccanici il 16 ottobre, dalla giornata di mobilitazione della conoscenza il 6 novembre, dalla manifestazione nazionale della Cgil del 27 novembre. Insomma, un crescendo di iniziative - sottolinea Pantaleo - per mettere in campo una radicale alternativa rispetto a politiche scellerate da parte del governo che producono più accentuate disuguaglianze".

Uno sciopero, quello della Flc-Cgil, per dire quindi 'no' alle politiche, e ai tagli, del governo su scuola, università e ricerca. "Nelle politiche per la scuola del governo - spiega il leader del sindacato - c'è innanzitutto un'idea sbagliata: che si debba tornare indietro nei tempi, con i tagli che si accompagnano a una concezione della scuola che non viene più vista come un avamposto dell'integrazione, della mobilità sociale e che consente a ogni persona di apprendere, perché attraverso l'apprendimento si possono realizzare i propri sogni e le proprie aspirazioni. Il governo - sottolinea Pantaleo - pensa a un'idea selettiva della scuola, che debba selezionare, bocciare, escludere e non includere, ed è un'idea che non ci trova d'accordo. E i tagli del governo rispondono proprio a queste logiche".

Il risultato dell'operato del governo, secondo Pantaleo, sarà "una qualità formativa sempre peggiore: non avremo quelle riforme di cui la scuola ha bisogno, avremo degli studenti meno preparati rispetto ai loro colleghi europei, e avremo una scuola che non è al servizio del Paese". Giudizio netto del sindacato anche sulla riforma dell'università che arriverà alla Camera il 14 ottobre. "Il disegno di legge Gelmini - spiega il sindacalista - è una controriforma dell'università, non risolve i problemi veri che l'università ha, innanzitutto quelle delle 'baronie'. Il fatto che la Crui è d'accordo e spinge perché il governo rapidamente approvi quella riforma la dice lunga. La Crui -sottolinea- ha coperto le baronie all'interno delle università e in realtà quella riforma è una riforma che lascia le cose immutate da questo punto di vista".

"Non fa fare un salto di qualità alle università - continua - che hanno bisogno di tornare a essere luoghi di eccellenze, della creatività, dell'innovazione, mettendo insieme didattica e ricerca. Produce una precarizzazione strutturale, blocca il turn-over, peggiora la situazione contrattuale e soprattutto non dà alcuna risposta sul diritto allo studio".

Secondo Pantaleo, se dovessere essere approvata la riforma dell'università, "avremo delle università sempre più piccole, sempre più povere, e che escluderanno gli studenti che hanno più difficoltà economiche e torniamo alle caste; la Crui sostanzialmente 'copre' esattamente questa idea di università".

"Noi crediamo - sostiene Pantaleo - debba crearsi una 'rete' forte che metta insieme università, scuola, ricerca, in un disegno unitario perché le tre cose stanno insieme: migliore scuola significa migliore università, migliore università significa migliore ricerca. Oggi anche nella ricerca pubblica - si rammarica Pantaleo - si sta facendo strada, attraverso i nuovi statuti, l'idea che dobbiamo avere degli istituti di ricerca sempre più piccoli, sempre più autonomi e sempre più soggetti al potere clientelare della politica. Questo non va bene: è anche questo - avverte - un ritorno all'indietro, ai tempi che furono. Dobbiamo, invece, guardare a quello che succede in Europa e nel mondo, perché oggi il sistema della conoscenza è un sistema globalizzato".

Nette le richieste del sindacato all'esecutivo. "Noi crediamo - rimarca il sindacalista - che il governo dovrebbe radicalmente cambiare le politiche messe in campo fino ad ora, rivederle profondamente. Noi crediamo innanzitutto che sul disegno di legge sull'università si debba vedere quali cambiamenti fare; chiediamo un disegno unitario sulla scuola che parta non dai tagli, di cui la terza tranche va evitata, ma che rimetta in campo delle risorse, dall'edilizia scolastica alla necessità di rifinanziare le scuole a maggiori organici. Chiediamo quindi - conclude il sindacalista - una netta inversione di tendenza, ma purtroppo il dibattito politico credo che vada in tutt'altra direzione: si pensa ai guai giudiziari del presidente del Consiglio e non si pensa a una scuola che va sempre più in malora".

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